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Attualità

"Cyberbullismo: superiamolo insieme" - Rotary Club Sorrento contro il cyberbullismo

di Redazione · giugno 2025

"Cyberbullismo: superiamolo insieme" - Rotary Club Sorrento contro il cyberbullismo

Successo per la tavola rotonda "Cyberbullismo: superiamolo insieme" promossa dal Rotary Club Sorrento con la presidente Bruna Piscopo, in collaborazione con Inner Wheel Sorrento e la sua presidente Matilde De Falco. La proficua mattinata si è svolta la mattina del 19 maggio presso il Teatro Sant'Antonino della Cattedrale di Sorrento, coinvolgendo le istituzioni, con Luigi Di Prisco, presidente del Consiglio Comunale di Sorrento, il mondo della scuola con la dirigente scolastica dell'I.C. "L. Porzio" di Positano Stefania Astarita, gli esperti come l'avvocato ed ex magistrato della Corte di Cassazione Claudio D'Isa, il pediatra e adolescentologo Carlo Alfaro, l'avvocato ed esperto in sicurezza informatica Giuliano De Luca, le forze dell'ordine con Massimo De Luca, dirigente del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale per Campania, Molise e Basilicata, gli studenti delle classi del Liceo Salvemini, del Liceo Grandi e dell'I. C. Sorrento, le famiglie, i cittadini. A moderare l'incontro, il magistrato del Tribunale di Sorveglianza di Roma, Leonardo Circelli.

La giornata ha segnato la conclusione di un progetto che ha visto il Rotary Club Sorrento impegnato nelle scuole del territorio in incontri finalizzati ad aiutare i giovani a riconoscere e scansare le insidie della rete e a vivere in un ambiente digitale sicuro, consapevole, inclusivo e rispettoso dei loro diritti. Nell'ambito di questo percorso, è stato lanciato un concorso in cui gli studenti sono stati invitati a esprimersi in modo creativo sul cyberbullismo, tramite testi, video, disegni, musica. Hanno partecipato centinaia di giovanissimi, di cui i più meritevoli sono stati premiati nel corso dell'evento finale.

Il cyberbullismo è il bullismo perpetrato virtualmente, mediante la rete telematica: dispositivi elettronici, applicazioni online, social media, forum, piattaforme di gioco, chat, sms, e-mail e altri servizi di messaggistica virtuale. Si tratta di una interazione disfunzionale, antisociale, insidiosa e pervasiva, compiuta dal bullo o i bulli attraverso rete internet nei confronti di una persona percepita come più debole, con l'intento di nuocerle, mentre il pubblico degli utenti della rete ne amplifica la portata con visualizzazioni, like e condivisioni. Può essere effettuato attraverso diverse tipologie di danno: aggressioni verbali, offese e insulti volgari e violenti (flaming); invio continuo e reiterato di messaggi che feriscono (harassment); molestie fino alla persecuzione (cyber-stalking); prepotenza, oppressione, maltrattamento, prevaricazione, vessazione, intimidazione, minaccia, umiliazione; discriminazione ed esclusione la vittima da gruppi online (exclusion); calunnie e diffamazione con attacco all'onore, all'immagine, alla reputazione della persona (denigration); acquisizione della fiducia della vittima con intenti ingannatori e fraudolenti per appropriarsi di dati, immagini o altro materiale sensibile (trickery); manipolazione, trattamento e diffusione indebita di dati personali (doxing); pubblicazione di contenuti senza permesso (fraping); rivelazione pubblica di notizie che la vittima ha scelto di non divulgare (outing o exposure); incitamento all'odio e all'intolleranza contro la vittima (hate speech); furto d'identità, per acquisizione senza autorizzazione delle credenziali di accesso agli account online della vittima e invio di messaggi o pubblicazione di contenuti facendo credere che provengano da lei (impersonation); ripresa video di atti di bullismo per pubblicarli su internet (cyberbashing); creazione di profili o identità falsi (catfishing); falsi avvisi dalle forze dell'ordine per spaventare la vittima (swatting); invio e trasmissione di immagini o video sessualmente espliciti (sexting), a volte usati per ricatto e vendetta (revenge porn); manipolazione psicologica per far sentire la persona confusa, impaurita e insicura (gaslighting); coinvolgimento in sfide degradanti e pericolose (social challenge).

Il cyberbullismo ha, rispetto al bullismo nella vita reale, caratteristiche sue proprie: anonimato e difficile reperibilità, indebolimento delle remore etiche, assenza di limiti spaziotemporali. Alla base del cyberbullismo c'è, come per il bullismo, una cultura malata di fondo, che è quella della diffidenza, discriminazione e aggressione nei confronti del debole e del diverso: per appartenenza, vera o presunta, a identità di genere o orientamento sessuale minoritario, caratteristiche fisiche (esempio eccesso di peso, bassa statura, colore della pelle, occhiali, abbigliamento), provenienza della famiglia (esempio stranieri, condizione sociale, credo religioso), disabilità, o per invidia, gelosia, odio personale.

Il fenomeno è in forte crescita, traducendosi in una vera e propria emergenza sociale, complice l'uso sempre più diffuso e precoce dei social media e dei videogiochi, ancor di più dopo la pandemia. Secondo l'ultima rilevazione del Censis (2023), l'utilizzo dello smartphone da parte dei minorenni ha raggiunto ormai il 95%, mentre il tempo medio passato sui device supera le 3 ore al giorno in circa la metà di loro. Nonostante la legge preveda il limite di 14 anni per l'iscrizione ai social, li usa il 40,7% degli 11-13enni (dati Save The Children).

Bambini e adolescenti crescono oggi in una dimensione definita onlife, in cui il mondo reale e quello digitale sono intimamente intrecciati e sovrapposti. Secondo i dati 2024 ESPAD Italia- una ricerca sui comportamenti d'uso di alcol, tabacco e sostanze psicotrope da parte degli studenti di età compresa fra i 15 e i 19 anni delle scuole medie superiori italiane- il 47% degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni (pari a oltre 1 milione di giovani; leggermente più i maschi) ha subito episodi di cyberbullismo; il 32% li ha messi in atto (pari a oltre 800.000 studenti, con una percentuale poco più alta tra i ragazzi, 35%, rispetto alle ragazze, 29%) e il 23% è stato sia bullo che vittima.

L'impatto psicologico per la vittima di cyberbullismo può essere significativo e con conseguenze anche a lungo termine: confusione, disorientamento, turbamento, senso di colpa, vergogna, imbarazzo, impotenza, senso di inadeguatezza, paura, insicurezza, perdita di dignità, scadimento dell'autostima, svalutazione di sé, calo di attenzione e concentrazione, disturbi dell'apprendimento, scarso rendimento scolastico, difficoltà relazionali, dolori psico-somatici (mal di pancia, mal di testa), isolamento e chiusura, senso di rabbia e frustrazione, irritabilità, e, nei casi più gravi, abbandono degli studi, alienazione sociale (hikikomori), depressione, ansia, panico, disturbi del comportamento alimentare, disturbi del sonno, disturbi della condotta, disturbo post-traumatico da stress, abuso di fumo, alcol e droghe, psicosi, comportamenti autolesivi fino al suicidio.

Anche nei cyberbulli sono stati segnalati problemi: dipendenza da internet, gioco d'azzardo, uso di sostanze psicoattive illegali, uso di violenza fisica. Segnali di allarme che un ragazzo è vittima di cyberbulli possono essere cambiamenti di comportamento e di abitudini o sintomi della sfera psico-emotiva o psicosomatici. Il cyberbullismo è stato oggetto di un apposito intervento normativo, la legge n. 71/2017: "Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo", entrata in vigore il 18 giugno 2017 e dedicata a Carolina Picchio, la ragazza di Novara vittima dei cyberbulli che si tolse la vita nel 2013 a 14 anni. L'art. 2 prevede che il minore di età superiore ai 14 anni che sia stato vittima di atti di cyberbullismo, o i genitori se minore, possano rivolgersi al titolare del sito internet o social media al fine di ottenere l'oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi contenuto che sia offensivo per il minore. Il destinatario della segnalazione dovrà attivarsi tempestivamente, comunicando entro 24 ore la presa in carico dell'istanza e provvedendo entro 48 ore all'oscuramento, alla rimozione o al blocco richiesto. Se il soggetto preposto non provvede entro 48 ore o dinanzi all'impossibilità di individuare il gestore del sito, gli interessati potranno rivolgersi direttamente al Garante per la protezione dei dati personali. L'art. 7 della Legge estende al fenomeno del cyberbullismo la misura dell'ammonimento da parte del questore, già prevista per il reato di stalking. È anche possibile il ricorso all'autorità per la responsabilità civile dei genitori dei bulli per il risarcimento dei danni alle vittime e per una tutela penale.

Per proteggersi da attacchi cybernetici, è importante: proteggere le informazioni personali: password, indirizzo, numero di telefono o dettagli privati; gestire oculatamente le impostazioni della privacy del proprio account; non pubblicare ciò che non si vuole sia reso noto a tutti.

Dopo aver ricevuto attacchi online, è raccomandato: dire chiaramente al bullo che il suo comportamento non è gradito e di smettere subito perché sta disturbando; evitare di rispondere ai messaggi provocatori; nascondere o eliminare i commenti molesti; non consentire di commentare o pubblicare sulle proprie pagine social ai molestatori; bloccare utenti indesiderati sui social media e su tutti i canali di comunicazione; fare una copia delle conversazioni o dei messaggi offensivi ricevuti da utilizzare come prova per una eventuale successiva denuncia; segnalare al gestore del sito web; parlare con adulti di riferimento ed eventualmente cambiare email e/o numero di telefono, denunciare alla Polizia di Stato.

A livello generale, serve: operare interventi educativi per promuovere la costruzione di relazioni significative, contesti scolastici inclusivi e spazi aggregativi capaci di far sentire ogni adolescente parte di una comunità; inculcare nei giovani l'adozione di comportamenti sani basati su una cultura di rispetto e solidarietà; insegnare agli studenti un uso consapevole, sicuro e responsabile delle tecnologie digitali grazie a incremento delle loro competenze digitali, aiutandoli a vivere la dimensione online con un adeguato livello di autonomia e protezione e a creare ambienti online sicuri, inclusivi e rispettosi del benessere digitale degli utenti. Per ottenere ciò, è necessario coinvolgere attivamente in un'alleanza i giovani, le loro famiglie, le comunità socio-educative, le istituzioni, per promuovere un cambiamento culturale reale, che parta dalla valorizzazione delle differenze, dal rispetto e dalla prevenzione.