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Attualità

Dialoghi sull'identità di genere - Contro paure e pregiudizi

di Redazione · giugno 2025

Dialoghi sull'identità di genere - Contro paure e pregiudizi

Il 14 Maggio 2025, presso l'accogliente sede sociale dell'Hotel Marad a Torre del Greco, la presidente del Club Inner Wheel di Torre del Greco e Comuni Vesuviani, dottoressa Maria Renata Proverbio, assieme al Consiglio Direttivo, ha organizzato un Convegno di grande interesse e attualità, sul tema molto discusso dell'identità di genere, ma con un taglio obiettivo e scientifico e non ideologico, volto soprattutto a chiarire dubbi e preoccupazioni di mamme, nonne, famiglie, professionisti, cittadini. Le socie dello storico Club, fondato nel lontano 1979, hanno ascoltato con attenzione ed empatia gli esperti, che hanno spiegato come accogliere con rispetto le differenti modalità di vivere la propria identità sessuale, senza discriminazione ed esclusione: Marialuisa Malafronte, Anestesista-Rianimatore e Psicoterapeuta Ericksoniana, con la relazione "Domande sul genere"; Maria Pia Ricco, Neuropsichiatra Infantile, con "Dalla dimensione corporea alla dimensione identitaria: approccio alla incongruenza di genere in età evolutiva"; Carlo Alfaro, Pediatra, con "Crescere in un corpo diverso: storie, vite, società".

L'identità di genere è il processo tramite cui la persona si riconosce, aderisce o si distanzia dalle caratteristiche tipiche del genere maschile o femminile. Rappresenta dunque una percezione psicologica, molto intima, della propria persona. Diverso è il "comportamento di genere", che è l'espressione obiettiva, pubblica, del genere in cui la persona si identifica. Una persona è definita "cisgender" se, come accade più comunemente, sente la sua identità di genere concorde con il sesso assegnato alla nascita, mentre una persona "transgender" sente che la propria identità di genere non corrisponde al sesso biologico: può riconoscersi nel sesso opposto a quello assegnato alla nascita, oppure può sentire di non rientrare nel binarismo uomo/donna (persona "non binaria" o "di genere diverso" o "non conforme") o percepire un'identità di genere fluttuante o indefinita. Le persone transgender possono sperimentare tre differenti livelli della loro condizione: "Varianza di genere", quando la loro identità di genere spazia verso forme che non si allineano allo standard binario maschile/femminile atteso in base ai comportamenti e alle convinzioni socialmente e culturalmente definite nel proprio contesto; "Incongruenza di genere", quando esiste un forte e persistente desiderio di essere di un genere diverso rispetto al sesso assegnato in base al sesso biologico, ma senza necessariamente sofferenza e disagio; "Disforia di genere": quando la condizione di incongruenza si associa a uno stato di sofferenza psicologica clinicamente significativa o di compromissione del funzionamento in ambito sociale, scolastico o lavorativo. Il percorso di affermazione di genere è quello che porta ad acquisire il genere desiderato e percepito. Non tutte le persone transgender richiedono lo stesso percorso: alcune desiderano solo la libertà di esprimersi in maniera creativa nella vita sociale, altri gli ormoni, altri ancora modificazioni chirurgiche del corpo. Non sono in gioco fattori successivi alla nascita: questi possono influenzare il modo in cui si vive la propria identità di genere, ma non la sua natura. Attualmente, la scienza non considera essere transgender una malattia mentale. È vero che queste persone hanno maggiore incidenza di problemi di salute mentale rispetto alla media (disturbi psicosomatici come cefalea, dolori addominali e astenia, disturbi del comportamento alimentare, abuso di droghe e alcol, ansia, depressione, ritiro o disadattamento sociale, abbandono scolastico, autolesionismo/suicidalità), ma ciò è legato alle discriminazioni, vessazioni, vittimizzazioni e pressioni cui sono sottoposti (transfobia), che genera il minority stress, lo stress delle minoranze. Circa il 2-3% dei bambini manifesta uno sviluppo atipico dell'identità di genere (SAIG), ma la maggioranza dei casi regredisce nel passaggio tra l'infanzia e l'adolescenza ("desisters"), per cui rimane alla pubertà solo il 12%-27% circa dei casi infantili. È noto a livello nazionale e internazionale che negli ultimi anni il numero di ragazzi/e che esprimono incongruenza di genere e richiedono accesso alle relative cure specialistiche è aumentato. Non ci sono evidenze scientifiche che questo trend sia riferibile a moda/contagio sociale, ma è probabilmente correlabile ad aumento della consapevolezza di minori e famiglie in una società sempre meno stereotipata rispetto al genere e alla maggiore capacità di accoglienza da parte del sistema socio-sanitario e dei professionisti della salute. Le linee guida attuali sulla gestione della varianza di genere indicano un approccio diversificato in base all'età. Nei bambini fino alla pubertà si lascia solo libertà di esplorare come vogliono la loro identità di genere, in famiglia, a scuola e nel contesto sociale ("affermazione o transizione sociale"), facendo attenzione a educare e supportare la famiglia e la rete sociale per proteggerli da bullismo e discriminazione e a monitorare il loro benessere psicologico. Negli adolescenti, dopo l'inizio della pubertà, si continua a tenere un atteggiamento rispettoso, accogliente e non giudicante, che fornisca ai giovani uno spazio sicuro e validante per esplorare ed esprimere il genere percepito e per costruire/rafforzare la resilienza cui attingere per far fronte a un mondo non sempre pronto ad accettarli. Questo comprende anche l'adozione dei pronomi e del nome da loro scelti e in ambito scolastico la possibilità della "carriera alias", ossia la facoltà di utilizzare, anche nei registri scolastici, nome e genere "affermato", per proteggerli da stress e bullismo. Lo psicologo deve valutare se esiste un disagio psichico (disforia) da curare con psicoterapia affermativa, volta a validare e sostenere la loro identità e a contrastare gli effetti della transfobia. In caso di significativa sofferenza psichica un'équipe multidisciplinare composta da neuropsichiatri dell'infanzia e dell'adolescenza, psicologi dell'età evolutiva, bioeticisti ed endocrinologi può valutare di prescrivere il trattamento endocrino con bloccanti ipotalamici (analoghi del GnRH: Triptorelina) che sopprime la produzione di estrogeni o testosterone, per lasciare il giovane in una condizione di neutralità, impedendo momentaneamente lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari (maschio: pomo d'Adamo, peluria corporea, barba, abbassamento del timbro della voce; femmina: ciclo mestruale, crescita del seno, distribuzione del grasso sui fianchi). Il trattamento con triptorelina è perfettamente reversibile, nel caso il giovane desista dalla sua decisione. Dopo i 16 anni sono possibili interventi farmacologici con ormoni del sesso opposto a quello biologico, detti cross sex (terapia ormonale di conversione). Dopo i 18 anni sono possibili interventi irreversibili (chirurgia). Attualmente c'è molto dibattito sulle terapie ormonali, ma gli studi dimostrano quanto possano risultare importanti per ridurre il rischio di sofferenza psichica, fino all'ideazione sucidaria. Molte volte l'atteggiamento di negazione dell'idoneità al percorso ormonale da parte dei medici (il cosiddetto gatekeeping) viene vissuto con disperazione dal giovane transgender, con ulteriore impatto negativo sulla sua salute mentale, al punto di procurarsi gli ormoni desiderati sul mercato nero, con gravi rischi di effetti collaterali. Prima di iniziare il percorso di affermazione di genere si offre all'individuo la possibilità di crioconservazione dello sperma o di ovociti o tessuto ovarico per preservare la futura eventuale fertilità.

a cura del dott. Carlo Alfaro