Lo scorso 12 novembre, in occasione della Giornata Mondiale della Gentilezza, l'Assessorato alla Gentilezza del Comune di Piano di Sorrento, nella persona dell'avvocato Antonella Arnese, ha conferito, nella splendida cornice di Villa Fondi, il titolo di Ambasciatori di Gentilezza a 5 personaggi della comunità locale giudicati degni di questo titolo per il loro operato nel sociale che può essere di ispirazione per gli altri: Carlo Alfaro, medico pediatra; Teresa Di Bartolomeo, Associazione RF78 Per sempre Roby; Sonia Fusco, volontaria dell'Associazione Familiari Vittime della Strada (AFVS); Marilina Iacono, insegnante di danza e coreografa della Compagnia Luna; Filiberto Pollio (Gianni), medico e garante dei diritti delle persone con disabilità. Gli stessi "Ambasciatori", su iniziativa dell'Assessorato, hanno selezionato gesti gentili, impegno socio-umanitario, altruismo e solidarietà della comunità scolastica di Piano di Sorrento. Centinaia di alunni delle scuole elementari e medie, sotto invito dell'assessore Arnese, hanno elaborato pensieri, componimenti, piccoli racconti, disegni, frasi che descrivono la loro visione o esperienza di gentilezza.
Con la moderazione del giornalista Biagio Verdicchio e l'intervento del vicesindaco Giovanni Iaccarino e dell'Assessore Arnese, il 21 febbraio sono stati premiati, sempre a Villa Fondi, proprio dai 5 Ambasciatori di Gentilezza, i gesti da loro giudicati più significativi di come la gentilezza possa cambiare le relazioni, le vite e le comunità. Tutti gli elaborati degli alunni partecipanti saranno raccolti e rilegati in una sorta di "Manuale di Gentilezza secondo i bambini" che sarà conservato nella Biblioteca Comunale di Piano di Sorrento. Ma cosa è la GENTILEZZA? I 5 Ambasciatori di Gentilezza provano a fornirne una definizione:
Quando la forza si veste di grazia, nasce la gentilezza, così il cuore comprende senza bisogno di aggiungere altro.
Quando il rispetto sa sorridere e accoglie l'altro con sincerità, nasce una forma di gentilezza speciale che può colorare inaspettatamente la nostra vita e quella degli altri.
Quando sappiamo accettare senza riserve, consigliare senza imporre, comprendere senza cambiare le nostre idee, siamo gentili.
Quando scegliamo consapevolmente di non ferire quando siamo feriti, di non dominare quando ne avremmo il diritto, di non abbandonare quando sarebbe più facile farlo, di sopportare anziché difenderci.
La gentilezza è il riconoscimento della fragilità umana, propria e altrui. E la perdona.
Di seguito, le azioni premiate e le motivazioni dei giurati.
"Sono stato vicino a un mio amico che aveva paura di stare da solo riconoscendo di aver provato in passato la stessa emozione". Il suo comportamento indica empatia matura, con riconoscimento dell'emozione altrui, memoria della propria esperienza emotiva, integrazione delle due esperienze utilizzando il recupero della propria, che ha già elaborato, per comprendere l'altro, azione concreta di supporto per ridurre la sofferenza dell'amico. Il suo gesto esprime stabilità emotiva e alta competenza sociale, perché ha saputo usare una sua emozione come strumento di comprensione e di aiuto. Il bambino ha trasformato una propria esperienza di vulnerabilità in una risorsa relazionale e di connessione autentica.
"Ho cercato di migliorare l'ambiente con cartelloni di frasi gentili o ripulendo le strade". I gesti descritti indicano prosocialità ed empatia attiva, senso di responsabilità e autoefficacia (è consapevole che le sue azioni possono produrre effetti concreti), volontà di agency, ossia capacità di influire sul mondo, attraverso azioni per migliorare l'ambiente e il benessere collettivo, desiderio di ordine, giustizia e coerenza morale, diffondendo gentilezza e pulizia. Le sue azioni dimostrano sensibilità, coscienziosità, etica sociale.
"Ho preparato per mia mamma un calendario dell'avvento perché quando era piccola non lo ha avuto". Donare alla madre un calendario dell'Avvento perché lei da piccola non ne ha mai avuto uno è un gesto di delicatezza profonda. Non un semplice regalo: un atto di riparazione emotiva, perché la figlia percepisce una mancanza nella storia infantile della madre, qualcosa di cui lei ora si beneficia e la madre non ha vissuto, e desidera "correggere il passato" della persona che ama. La bambina compie un atto di intensa empatia mettendosi nei panni della madre bambina, per soddisfare un bisogno, un desiderio, in cui la figlia si identifica: possedere un calendario dell'Avvento. Normalmente, è il genitore che soddisfa i desideri del figlio. Qui accade il contrario: si verifica una inversione emotiva e la bambina assume temporaneamente il ruolo di chi si prende cura delle emozioni della madre, riconoscendo un suo bisogno. La madre smette di essere la madre, diventa "una persona che voglio rendere felice". È un segno di forte attaccamento, elevata sensibilità, percezione profonda della madre come persona.
"Anche se mi sento triste mi sforzo di donare un sorriso ai miei genitori perché so quanto sia importante per loro". Questo gesto è un segno di maturità emotiva (consapevolezza delle proprie emozioni, delle emozioni altrui, dell'impatto che i propri comportamenti hanno sulle persone di riferimento, elevata capacità di autoregolazione) e di grande attaccamento verso i genitori che desidera proteggere. Il suo comportamento rivela un legame relazionale intenso e profondo e un alto senso di responsabilità e sensibilità interpersonale.
"Sono felice di far divertire la mia nonna cucinando le pizzette fritte assieme a lei". Questo gesto non è solo "giocare a cucinare": è un comportamento con alto valore affettivo che indica attaccamento sicuro ed empatico, piacere relazionale autentico (soddisfazione nel generare gioia nell'altro), senso di competenza sociale: il bambino non fa qualcosa per ricevere, ma semplicemente perché lo fa stare bene vedere la nonna stare bene. È una gratificazione condivisa: la base dell'amore. Inoltre, il bambino sperimenta autoefficacia: si scopre capace di fare qualcosa che ha valore. Cucinare con la nonna ha anche un significato simbolico: il bambino entra nel mondo della nonna, nella sua identità, nella sua storia. Questo rafforza: senso di appartenenza, continuità familiare, stabilità identitaria. Non è solo fare pizzette. È costruire legame, reciprocità, integrazione emotiva.
"Ho aiutato un mio amico che stava giù facendogli ogni giorno una video-chiamata. A me non costava nulla ma per lui è stato importante". Questo gesto indica equilibrio emotivo, empatia, responsabilità, altruismo. Comprendere che ciò che per lui è "poco" può essere "molto" per l'altro denota maturità. Significa valutare il bisogno emotivo dell'altro e decidere consapevolmente di agire in modo prosociale. La ripetizione quotidiana del gesto è un investimento relazionale continuativo, un impegno affidabile e coerente. Il bambino riconosce di poter influire sul benessere emotivo dell'amico (autoefficacia) e decide di farlo. Non un sacrificio: una scelta generosa coerente con i propri valori.
"Ho messo le cuffiette al mio fratellino per non farlo impressionare durante una discussione dei nostri genitori". Il suo gesto esprime forte sensibilità emotiva, istinto protettivo, capacità di prevedere le reazioni degli altri (lo spavento del fratellino) e di problem solving (escogitare azioni concrete ed efficaci), responsabilità relazionale, elevate empatia e maturità.
"Ho offerto conforto a mia madre in un momento difficile per la mia famiglia". Il suo gesto denota sensibilità elevata, senso di abnegazione e responsabilità, capacità di auto-regolazione emotiva, forte empatia e senso di cura verso la madre, maturità e consapevolezza, autoefficacia (sa che il suo comportamento può influire sullo stato emotivo del genitore).
Oltre a selezionare i gesti di gentilezza degni di menzione, gli Ambasciatori hanno catalogato le altre azioni descritte dai giovanissimi partecipanti in categorie di gesti gentili:
AFFETTO E CURA - Gesti di amore per i familiari, slanci di affetto per gli amici e i compagni, cura e attenzione per gli altri. Un dono, un supporto, un pensiero, tenere compagnia, difendere, offrire un aiuto pratico, la propria presenza, un sorriso, una parola di conforto, una carezza, l'ascolto, la rassicurazione, dicono quello il proprio cuore nutre verso una persona: "Tu vali per me". Sono comportamenti che trasmettono empatia, riconoscimento e protezione.
SOLIDARIETÀ - La carità per persone in povertà, vicine o lontane, o la mano tesa a un compagno o una persona in difficoltà, o il soccorso a un infortunato o il dono a chi desidera qualcosa o semplicemente la lealtà verso un avversario di gioco. Tutti gesti che denotano un pregevole senso morale.
EDUCAZIONE E CORTESIA - Aiutare anziani o bambini ad attraversare la strada o a compiere faccende, cedere il posto a sedere, restituire un oggetto smarrito, essere cortesi e generosi col prossimo, donare anche solo la propria compagnia. Piccole regole, mai tramontate, del vivere sociale.
RICONOSCENZA - Manifestare gratitudine a un familiare, docente o amico. Anche questa è una forma di relazione empatica e positiva.
PENSIERI, DISEGNI E FRASI SULLA GENTILEZZA - Non azioni, ma riflessioni, desideri, immagini. Tutto quanto è gentilezza: un atto intenzionale, benevolo e rispettoso rivolto verso gli altri, motivato dal desiderio genuino di aiutare, comprendere, creare connessione ed empatia.




