AltraPsicologia, la più grande associazione professionale degli Psicologi in Italia, ha appena promosso una petizione che ha raggiunto oltre 20.000 firme per chiedere l'introduzione dell'educazione sessuo-affettiva nelle scuole italiane. Il problema è sentito in quanto la situazione dell'educazione a sessualità e affettività nelle scuole italiane resta frammentata e incompleta, senza un quadro nazionale condiviso. Nel nostro Paese a tutt'oggi non esiste alcuna norma che la renda obbligatoria. Dalla prima proposta di disegno di legge per introdurre l'educazione sessuale nelle scuole in Italia, nel 1975, ne sono state depositate ben sedici, nessuna mai passata. Eppure, i sondaggi riportano che la maggioranza degli studenti e dei genitori la richiede. Finora gli interventi restano occasionali, sporadici e non sistematici, di durata e qualità variabili, con forti differenze territoriali. Manca l'approccio completo, integrato, universale che servirebbe.
Esiste da settembre 2024 il programma di "Educazione alle relazioni", approvato dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin, che però è su base extracurriculare e volontaria. L'Italia ad oggi resta, su questo tema, "ferma al passato", mentre in molti Paesi europei l'educazione all'affettività e alla sessualità è strutturata nei curricula scolastici.
La Svezia è stata pioniera: l'educazione sessuale è materia obbligatoria dal 1955 nei corsi curriculari delle scuole. La materia è integrata nei percorsi scolastici sul territorio nazionale anche in Germania dal 1968, Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970, Francia dal 1998, Irlanda dal 2003 e Spagna dal 2022. In Europa, ad oggi, l'educazione sessuale a scuola non è obbligatoria solo in sette Paesi: oltre all'Italia, Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Romania, Ungheria.
Eppure, il trattamento nelle scuole di temi afferenti all'educazione a sessualità e affettività si configura come uno strumento di prevenzione primaria, accompagnando ragazze e ragazzi nella comprensione delle emozioni, delle relazioni e dei confini. La scuola rappresenta il luogo principale per i minori di costruzione della loro identità sociale. Per questo motivo, è sede elettiva per interventi che mirino allo sviluppo di consapevolezza e correttezza nella gestione di relazioni e comportamenti. Gli interventi di educazione affettiva e sessuale nelle scuole rappresentano, secondo consolidata letteratura scientifica, una straordinaria opportunità per promuovere nelle nuove generazioni una cultura di civiltà, inclusione, libertà, per consentire l'acquisizione di comportamenti salutari, rispettosi e responsabili nei confronti di sé e degli altri, per abbattere ignoranza, stereotipi, odio, pregiudizi e barriere allo sviluppo di una società più giusta e solidale.
La mancanza di informazione strutturata e competente sulla sessualità aumenta il rischio nelle nuove generazioni di false convinzioni e ansia, condotte inappropriate e violente, malattie sessualmente trasmissibili, gravidanze non desiderate, scarsa tutela della propria salute sessuale che incide sul futuro emotivo e sulla fertilità, disuguaglianza, discriminazioni, abusi e violenze legate al genere e alle differenze, bullismo, sfruttamento, molestie e abusi sessuali. Tutti fenomeni che purtroppo continuano ad aumentare tra giovani e giovanissimi rappresentando emergenze di sanità pubblica.
Studi internazionali mostrano che il modello validato di riferimento è un percorso strutturato di educazione sessuale e affettiva "comprehensive", la cosiddetta "Comprehensive Sexuality Education" (CSE), promossa da UNESCO e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): un percorso educativo adatto fin dalla prima infanzia, che include aspetti cognitivi, emotivi, fisici e sociali della sessualità, fornendo oltre alle nozioni di anatomia e fisiologia, anche strumenti per conoscere e approcciarsi con competenza ed empatia a relazioni, emozioni, rispetto, consenso, parità, identità, orientamento, diritti. Le evidenze scientifiche mostrano che si tratta di un investimento di salute pubblica, a favore di uguaglianza, prevenzione, benessere, autodeterminazione e relazioni sane.
L'intervento si configura quale un approccio di sanità pubblica: intervenire precocemente sui determinanti relazionali ed emotivi significa agire prima che il disagio si trasformi in patologia, violenza o richiesta tardiva di cure. La questione non è solo educativa o culturale, ma riguarda direttamente la salute pubblica, la sostenibilità dei servizi e la capacità del sistema di intervenire prima che il danno sia già avvenuto. Una revisione completa dei dati della letteratura scientifica mondiale relativa ai progetti, condotta dall'Onu e dall'Unesco, ha documentato benefici concreti e misurabili dei programmi di educazione scolastica comprensiva su competenze e atteggiamenti di bambini e adolescenti, promuovendo il ritardo nell'età del primo rapporto, un uso più consapevole e frequente dei contraccettivi, una riduzione di gravidanze non desiderate, aborto, infezioni sessualmente trasmesse, violenza e abuso sessuale.
Le linee guida delle Nazioni Unite raccomandano che i programmi "comprensivi" siano pianificati nelle scuole fin dalle scuole elementari e proseguite lungo tutto il curriculum scolastico, con modalità adeguate alle fasce di età. L'OMS ha redatto apposite linee guida per l'educazione sessuale obbligatoria nelle scuole a partire dalla scuola d'infanzia. L'Unesco sottolinea che il diritto dei minori all'educazione affettiva e sessuale non rientri solo nei diritti alla salute, ma anche alla realizzazione del pieno rispetto dei diritti umani e dell'uguaglianza di genere, parte degli obiettivi dell'Agenda 2030 dell'ONU.
Non è corretto pensare di relegare l'educazione sessuale a compito esclusivo delle famiglie, ignorando che sono spesso le prime ad aver bisogno di guida e formazione su come approcciarsi ai minori su questi temi. Non è vero che discutere di sessualità a scuola possa anticipare il debutto dei comportamenti sessuali: al contrario, crea consapevolezza e offre una guida per gestire ed elaborare curiosità e pulsioni che sono naturali e inevitabili. Limitare l'intervento educativo significa abbandonare i ragazzi all'informazione non corretta e guidata, fornite da pari, internet, social media, riviste, con rischi importanti e reali. Sono i percorsi formativi ed educativi che contribuiscono a creare un ambiente sicuro per gli studenti e la base per la costruzione di una cittadinanza attiva e prosociale.




