Eh sì, perché se esiste un così considerevole numero di cani randagi la colpa è anche di ognuno di noi, che a volte con troppa leggerezza, decide di volersi prendere cura di un cane e invece, di fronte alle prime difficoltà, invece di assumersi le responsabilità verso il nostro amico a quattro zampe cerca quella che sembra essere la soluzione più facile: disfarsene!
Si incorre spesso nell'idea errata che il cane sia una sorta di soprammobile che debba passare la sua esistenza chiuso in casa per la maggior parte del tempo in attesa che rientri il padrone, il quale dopo una lunga giornata estenuante non ha proprio voglia di occuparsi anche del cane.
"Al momento in cui decidiamo di aprire le porte di casa nostra ad un cane, specie se di grossa taglia, dovremmo prima di tutto documentarci circa le abitudini, i bisogni e le necessità di quella razza verso la quale siamo orientati, così da valutare bene se potremo occuparcene" - dice Tommaso D'Angelo presidente dell'Associazione cinofila sportiva della Penisola Sorrentina "Canis Sapiens".
"È impensabile pensare che un cane di grossa taglia che di natura ha una grande carica d'energia e quindi un costante bisogno di movimento, venga rimpinzato di cibo; in alcuni casi è l'unico modo con il quale il padrone esprime affetto al proprio animale; e pretendere che lo stesso rimanga buono buonino rinchiuso in un appartamento o legato ad un catena in un piccolo giardino. Andiamo a stravolgere quella che è la natura propria dell'animale, costringendolo a vivere in una condizione che non gli appartiene, e che prima o poi lo porterà a sfogarsi in altro modo" - continua Tommaso D'Angelo.
Ecco spiegato perché tanti cani padronali aggrediscono i propri padroni o peggio ancora attaccano i bambini. "Il cane non ha la concezione che il bambino piccolo è un piccolo uomo, ma a suo avviso rappresenta una specie a sé. Deve imparare a conoscere, invece, il bambino come un'amico con cui giocare e non come una probabile preda. L'aggressività del cane spesso viene scatenata dai bambini quando corrono davanti al cane o emettono urla o suoni acuti che vengono interpretati in maniera sbagliata dal cane che da giovane non ha acquistato familiarità con questa 'nuova specie' con la quale, invece, deve imparare a convivere" - spiega D'Angelo - "Per quanto riguarda la socializzazione con l'uomo sono particolarmente importanti i primi mesi di vita del cucciolo, nei quali è fondamentale la presenza di diversi tipi umani (donne, uomini, bambini, anziani, disabili ecc.) con i quali imparare a coesistere. Ma soprattutto la madre, insieme ai fratelli, ha una grande influenza nell'educazione del cucciolo che, con i primi giochi, impara e rapportarsi con gli altri e a CONTROLLARSI. Mamma cagna insegna ai piccoli le regole del branco. Le regole sociali le finiranno di apprendere insieme ai loro "genitori" umani. Per la propria serenità e il proprio equilibrio emotivo il cane ha bisogno di sapere che è parte di una famiglia, che per lui è un branco, con regole sociali ben precise, inoltre deve capire con chiarezza qual è il suo ruolo all'interno di essa." conclude.
Le principali difficoltà nell'educare il nostro cane stanno anche nel fatto che parliamo una lingua diversa; è compito del padrone però, cercare di trovare quegli strumenti che gli consentano di comunicare in modo efficace, ovvero un vocabolario comune, fatto di verbale e paraverbale, così da riuscire ad instaurare una sana e corretta collaborazione. Da qui la necessità di istituire un associazione cinofila sportiva in Penisola Sorrentina la "Canis Sapiens" in grado di poter supportare i padroni nell'instaurare con i propri cani un corretto rapporto, basato sulla fiducia, sulla comprensione e sulla collaborazione reciproca.
Quando tutto questo viene a mancare o viene fatto in una maniera sbagliata, si instaura nel cane un concetto sbagliato per il quale assume il ruolo dominante all'interno del "suo branco". Se poi il cane viene abbandonato per strada, dove viene maltrattato e lasciato a patire la sete e la fame, è quasi inevitabile che diventi un animale potenzialmente aggressivo, in grado di scatenare tragedie come quella in Sicilia. In questi casi la responsabilità è anche di coloro che hanno permesso a quei cani di vivere allo stato quasi selvaggio o selvatico, divenendo pericolosi per loro stessi e per le persone, bambini compresi. In verità non esistono animali pericolosi, ma soltanto animali maltrattati, maltenuti o selvaggi. E se il caso di un cane inselvatichito spesso è frutto di una legge di natura e dell'assenza di un'educazione domestica, il dramma di un cane maltrattato o maltenuto è l'effetto scellerato del comportamento umano, il più bestiale e pericoloso in assoluto.
Stefania Ricciardi




