Per la tutela dell'ecosistema marino e la salvaguardia dei nostri fondali, è vietata la detenzione, la pesca, il consumo e la commercializzazione del dattero di mare e del dattero bianco. Come spiegano i militari della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera - di Castellammare di Stabia e di Piano di Sorrento, la pesca di questo pregiato frutto di mare può causare «un danno ambientale comunemente quantificato in un metro quadro di desertificazione di fondale per ogni chilo di prodotto pescato». Il dattero di mare e il dattero bianco crescono in particolari tipi di rocce calcaree, aumentando il proprio volume di circa 1 cm ogni 10 anni; per la loro raccolta occorre rompere la roccia con danni irreparabili per le coste che vengono rapidamente sgretolate. Da qui la necessità di vietarne la pesca, la detenzione ed il commercio. Adesso, secondo le nuove direttive della CITES, la convenzione per la protezione delle specie a rischio di estinzione, i soggetti identificati, una volta denunciati all'autorità giudiziaria, rischiano fino ad un anno di reclusione e un'ammenda fino a 100 mila euro. Si spera infatti di far leva direttamente sul buon senso dei consumatori, rimarcando la già ben nota necessità di tutelare l'ambiente e salvaguardare i nostri fondali e le nostre coste, risorse economiche, ambientali e meta di intenso turismo. Per questo non acquistare e rifiutare di mangiare i datteri di mare, è l'unico modo per difendere questa specie e il nostro patrimonio naturalistico e paesaggistico. Il mare è vita non distruggiamolo per un peccato di gola. Ognuno di noi può garantire il domani a un pezzetto di pianeta, semplicemente dicendo "no, grazie".
La pesca che massacra il nostro mare
di Redazione · dicembre 2009

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