Interessante iniziativa di un giornalista di Milano: ha creato la 'mappa del crimine'. Di cosa si tratta? In pratica di una cartina in cui vengono segnalate le zone e le strade più pericolose della città, con tanto di simboli che spiegano il motivo per cui una determinata area è considerata a rischio. L'idea è venuta a Daniele Belleri, giornalista di 25 anni, che ha tratto ispirazione da un metodo già in uso negli Stati Uniti: la 'geolocalizzazione' del crimine, metodo utilizzato per abbattere i pregiudizi e gli stereotipi esistenti verso certi quartieri, nonché per cercare di ridurre la criminalità. Ma come si fa a creare una mappa del crimine? Semplice: prima di tutto bisogna documentarsi.
Daniele Belleri ha iniziato la creazione della sua mappa del crimine seguendo tutte le pagine di cronaca nera dei quotidiani, i siti internet e le agenzie di stampa. Poi ha preso una cartina di Google maps e ha segnalato tutti gli episodi di criminalità avvenuti, dividendoli con simboli diversi a seconda della tipologia e postando la mappa su un blog chiamato 'ilgirodellanera'.
La consultazione della mappa del crimine di Milano è abbastanza intuitiva: il rosa indica la prostituzione, il rosso sono le rapine e gli scippi, il verde la droga, il teschio indica gli omicidi, la pistola le sparatorie, la croce rossa è dedicata agli incidenti stradali e sul lavoro di una certa rilevanza, il pugno le risse. E non sono mancate le sorprese mentre compilava la sua mappa del crimine. Alcune delle zone di periferia tradizionalmente malfamate sono risultate essere stranamente tranquille: la Barona, la Comasina, viale Monza e Quarto Oggiaro. Contrariamente ad altre, da sempre giudicate tranquille, che si sono rivelate essere un covo di delinquenza: rapine e scippi si fanno da padroni nelle vie dello shopping (Duomo-San Babila e Buenos Aires-Venezia), ma zone calde sono anche corso Vittorio Emanuele, via Valtellina, le aree intorno alle discoteche e piazzale Maciachini.



