Non è bastato il verdetto di primo grado, né la sentenza della Corte d'Appello di Torino: l'Anas è condannata pure dalla Cassazione al risarcimento dei danni morali ai congiunti del guidatore, deceduto a seguito della sbandata provocata dal ghiaccio, mentre percorreva una Statale. Dopo aver sfondato il guardrail, il mezzo è precipitato in una scarpata, col conducente morto all'istante.
Una decisione, la numero 2562 pubblicata il 22 febbraio 2012, che riguarda da vicino i motociclisti, i più esposti al manto stradale disastrato.
Il sinistro si era verificato su una Statale "in una situazione in cui non concorrono le figure sintomatiche di effettiva sussistenza del potere di custodia (strade comunali e autostrade)". Secondo le testimonianze raccolte, sulla strada era stata sì sparsa una miscela di sale e sabbia, ma questo non aveva aumentato di molto la sicurezza. Così è stato applicato l'articolo 2051 del Codice Civile: il gestore della strada pubblica non ha dimostrato di avere usato la diligenza che il caso richiedeva, ovvero non ha adottato tutte le misure necessarie e idonee a prevenire e impedire la produzione di danni a terzi.
Chiaro che l'Anas non potesse essere considerato "colpevole" a prescindere: è stato dimostrato che l'ente non ha fatto tutto il possibile per evitare l'evento. Siccome l'ente gestore non ha provato il caso fortuito, ossia non ha provato di avere effettuato tutte le attività di controllo, vigilanza e manutenzione, ecco spiegato l'indennizzo del danno morale.




