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Attualità

Pensioni: perché i conti non tornano?

di Redazione · aprile 2015

Pensioni: perché i conti non tornano?

Le difficoltà negli ultimi anni sono tante e fanno si che lo stato debba intervenire sui conti economici degli enti (il nostro è l'INPS) versando cifre consistenti che poi dovrà recuperare attraverso le tasse sui cittadini.

Perché accade tutto questo? Cercheremo di spiegarlo andando per ordine.

1) Negli anni 60 la natalità in Italia era circa di 2,8 (parametro nascite/morti) e, di conseguenza, nel tempo si aveva un saldo positivo in favore delle crescita della popolazione. Ciò era dovuto all'aumento dei lavoratori e, di conseguenza, ai relativi contributi INPS che così erano sempre in positivo. Oggi tale dato è di 1,1 (parametro nascite/morti) nettamente inferiore al precedente (anni 60) per un numero di lavoratori inferiore e quindi minori contributi all'ente pensionistico.

2) L'età media della popolazione, grazie ai grandi progressi della medicina, è passata da circa 71 anni (sempre degli anni 60) agli 82 anni attuali, con un prolungamento temporale della riscossione della pensione. Da studi medici di vari paesi occidentali evoluti si evince che nel futuro ogni 6 anni si guadagnerà 1 anno di vita media. Ciò vuol dire che tra 18 anni noi avremo una vita media ben 85 anni.

3) Le pensioni vengono erogate in funzione degli anni di contributi e la relativa quota versata in totale. Ciò vuol dire che se alcuni lavoratori verseranno contributi per il massimo degli anni e con cifre molto consistenti, arriveranno a maturare pensioni molto alte e, quindi, esose per il sistema.

4) Privilegi: sino a 3 anni fa erano indirizzati a molte persone, ma ora molte cose sono cambiate e anche i nostri politici dovranno uniformarsi ad un minimo di 20 anni di contributi per percepire la pensione (rimane il loro grande privilegio di non dover aspettare nessun limite di età come per gli altri lavoratori).

Cosa vuol dire tutto questo? Che il sistema AUTONOMO non riesce ad essere tale anche se i contributi percentualmente sono più elevati e si è prolungata l'età per percepire la pensione (oggi 65 anni e 6 mesi per le donne e 1 anno in più per gli uomini).

Riepilogando: Minori nascite = minori lavoratori e minori contributi. Vita media aumentata di ben 11 anni con un prolungamento dell'andata in pensione di circa 6 in più. Ci si rende conto che sarà difficile quadrare i conti.

Cosa fare ancora? Cercare di far invertire (in termini positivi) le natalità. Aumentare ogni 6 anni di 1 anno di età i diritti per andare in pensione. Eliminare tutti i privilegi per cercare di poter rimediare, alla men peggio, il sistema previdenziale dei paesi occidentali.