A pochi mesi di distanza dall'introduzione della patente a punti, che di sicuro ha apportato numerosi cambiamenti nella guida di molti italiani, soprattutto in quella dei più indisciplinati, ecco doverci abituare ad un'altra novità, di cui si sta tra l'altro sentendo parlare già da tempo: l'introduzione del patentino obbligatorio per poter condurre i ciclomotori. Purtroppo nei tre mesi estivi il 50% dei decessi in incidenti stradali riguarda proprio i conducenti delle due ruote e precisamente il 25% dei morti per incidenti stradali ha meno di 23 anni, un terzo dei giovani italiani dai 13 ai 19 anni nel 2003 è stato coinvolto almeno in un incidente e circa il 20% dei ragazzi che si spostano con ciclomotori è stato vittima di un incidente con infortuni che hanno avuto come conseguenza il ferimento della persona.
Secondo questa riforma, il patentino, obbligatorio per i minorenni dal 1 luglio 2004 e per i maggiorenni sprovvisti di patente dal 1 luglio 2005, è rilasciato ai candidati che hanno superato l'esame, a cui si è ammessi dopo aver obbligatoriamente partecipato ad un corso di preparazione della durata di 20 ore presso le scuole o 12 ore presso le autoscuole, in cui non sono consentite più di tre ore di assenza, altrimenti il corso deve essere ripetuto. L'esame va sostenuto entro un anno e consiste in un quiz in cui bisogna barrare, in corrispondenza di ogni risposta, la lettera "V" o "F" a seconda che si consideri quella proposizione vera o falsa (max. 4 risposte errate).
A remare contro, purtroppo, sono ancora in molti, in prima fila l'Associazione dei costruttori, perché sarebbe proprio da imputare alla scarsa organizzazione intorno al patentino (sul versante dei corsi soprattutto) il calo delle vendite negli scorsi mesi primaverili (-8,4% solo ad aprile). Intanto però, per chi viene trovato senza, scatta una multa di oltre 500 euro.
Erminio Ricciardi




