In una società quale la nostra, dove è ancora vivo il sentimento per le tradizioni, è usanza battezzare i bimbi col nome dei nonni, orgogliosi delle cosiddette "puntelle". Talvolta ad ispirare genitori post-moderni sono i miti del calcio o le stelle del cinema ma, in entrambi i casi, nonché in tutte le altre ipotesi possibili, accade sovente che ci si trova ad essere chiamati con nomi strani o, addirittura, brutti.
Tutto ciò può generare veri e propri complessi, essere fonte di derisione e determinare il desiderio di mutare la propria denominazione. Cosa fare e a chi rivolgersi? La legislazione in materia è mutata nel 2000 con regolamento entrato in vigore nel marzo 2001.
La domanda di mutamento del nome, di aggiunta di un altro o di sostituzione del cognome va inoltrata al prefetto della provincia del luogo di residenza e deve indicare le modificazioni che si vogliono apportare e la motivazione. In nessun caso può essere richiesta l'attribuzione di cognomi di importanza storica o tali da indurre in errore circa l'appartenenza a famiglie illustri o particolarmente note.
Il prefetto, assunte informazioni sulla domanda, se la ritiene meritevole di essere presa in considerazione, autorizza con decreto il richiedente a pubblicizzare, mediante affissione di trenta giorni consecutivi all'albo pretorio, un avviso contenente il sunto della domanda. Se nessuno fa opposizione il procedimento continua con le annotazioni del cambiamento della denominazione presso i competenti uffici.
La procedura non è priva di costi, oltre alle richieste in marca da bollo vanno evidenziate le spese fiscali di affissione, tuttavia il legislatore ha previsto l'esenzione in tutti i casi in cui il nome o il cognome risulti ridicolo o vergognoso.
Un ultimo appunto: anche i genitori, esercenti la patria potestà, possono richiedere il mutamento del nome dato alla prole. Sembra proprio il caso di modificare la nota massima: Errare humanum est, correggersi è possibile!
Patrizia Cappiello




