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Attualità

Interventi chirurgici sbagliati e conseguenze legali

di Redazione · agosto 2005

Interventi chirurgici sbagliati e conseguenze legali

Oggigiorno ricorrere ai bisturi non soltanto per far fronte a problemi di salute, ma per rendere il proprio corpo più piacevole, è un evento di ordinaria amministrazione. L'ingente numero di interventi ha innalzato anche i casi di errori da parte dei medici, questo ha determinato il nascere di una giurisprudenza ad hoc in siffatta materia che, seppur molto simile a quella dei comuni interventi sanitari, non manca di sue peculiarità.

Un primo rilievo va fatto in merito alla prescrizione dell'azione giudiziaria nei confronti del medico che ha effettuato l'operazione, la responsabilità professionale si inquadra nell'ambito contrattuale, con la conseguenza che, in base al combinato disposto degli articoli 2935 e 2946 C.c., la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere e si compie nel termine di dieci anni da esso. Su questa disposizione si innesta una recentissima sentenza della Corte di Cassazione, la n° 12747 del 14.06.2005, con cui è stato stabilito che l'azione giudiziaria di risarcimento per interventi chirurgici imperfetti non necessariamente deve essere immediata e deve considerarsi ammissibile la perizia sulle condizioni del paziente effettuata anche a distanza di anni. Ciò può accadere perché in relazione a particolari tipologie di intervento, come quelli di chirurgia estetica, l'utilità della corretta esecuzione chirurgica, oppure l'inefficacia dell'operazione con eventuali conseguenze dannose possono essere apprezzate anche nel lungo periodo.

Per quanto concerne l'entità dei risarcimenti va evidenziato che un'operazione di chirurgica estetica che sia causa di danni all'organismo del paziente obbliga il chirurgo non solo a quanto pagato per sottoporsi all'intervento non riuscito ma anche al risarcimento di tutti i danni morali e materiali patiti, come deciso dalla Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18853 del 20 settembre 2004. La Suprema Corte ha anche ricordato che il danno costituisce un debito di valore, per cui è dovuto al danneggiato anche il risarcimento del mancato guadagno, che questi provi essergli stato provocato dal ritardato pagamento della suddetta somma.

p. Avv. Patrizia Cappiello