Molti cittadini hanno pagato un servizio, quello di depurazione, in molti casi inesistente o mal funzionante. Ora si può chiedere il rimborso di quanto versato.
Fino alla recente Sentenza n. 335/08 della Corte Costituzionale, la quota di tariffa relativa al servizio di depurazione era considerata un tributo e, pertanto, dovuta dagli utenti anche nel caso in cui la fognatura fosse sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o questi fossero temporaneamente inattivi. A seguito della eccezione di costituzionalità della norma in materia, sollevata da un giudice nostrano, la Suprema Corte ha ritenuto che la tariffa del servizio idrico integrato, articolato in tutte le sue componenti e, quindi, anche quella relativa al servizio di depurazione, ha natura di corrispettivo di prestazioni contrattuali e non di tributo.
L'interpretazione così fornita alla legge n. 36 del 1994, porta dunque a ritenere che la tariffa del servizio idrico integrato si configura, in tutte le sue componenti, come corrispettivo di una prestazione commerciale complessa, che, ancorché determinato nel suo ammontare in base alla legge, trova la sua fonte nel contratto di utenza. A fronte del pagamento della tariffa, l'utente riceve un complesso di prestazioni, consistenti sia nella somministrazione della risorsa idrica, sia nella fornitura dei servizi di fognatura e depurazione. Ne segue che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione, in quanto componente della complessiva tariffa del servizio idrico integrato, ha necessariamente la natura di corrispettivo contrattuale.
La sentenza in parola è stata seguita dalla variazione della normativa e, infine, qualche mese fa l'Ente d'Ambito Sarnese Vesuviano ha stabilito le apposite procedure di rimborso, che può avvenire con riscossione diretta o essere accreditato in compensazione nelle fatturazioni future. La procedura di rimborso può essere attivata personalmente attraverso il sito internet della Gori oppure se ci si può avvalere della consulenza di un professionista.



