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Attualità

Autostima

di Redazione · aprile 2012

Autostima

AUTOSTIMA: SI COLTIVA DA PICCOLI… Affinché un figlio acquisisca fiducia nelle sue possibilità è indispensabile che mamma e papà per primi prendano coscienza del fatto che il bambino non è un loro prolungamento e si interroghino su quale sia stato il loro passato (che infanzia hanno avuto, come sono stati i loro genitori, da quali insicurezza sono mossi). Quest'indagine nei meandri del proprio vissuto è il primo passo da compiere per non affossare il bimbo con il peso di aspettative troppo rigide e dettate da motivazioni che, in realtà, non lo riguardano. Spesso, infatti, capita che genitori che da piccoli hanno ricevuto poco valore sono più portati a trasmettere al bambino scarsa stima di sé e delle sue capacità, divenendo, inconsapevolmente, la causa principale della sua insicurezza e della sua perdita di fiducia. Queste caratteristiche comportamentali che si affermano nella prima infanzia (è entro i 6 anni, infatti, che la personalità si costruisce e si forma), potrebbero sfociare verso i 12, anni con il risveglio che segue al cosiddetto periodo di latenza, nei problemi e nei disturbi dell'adolescenza. Un bambino privo di autostima, che non crede nelle sue potenzialità, potrebbe diventare un adulto depresso, incapace di adeguarsi alle regole della società e di realizzarsi come persona.

PSICOLOGIA IN PILLOLE: QUATTRO CONSIGLI PRATICI Genitori separati: la separazione di mamma e papà, che il bambino vive colpevolizzandosi per l'accaduto, costituisce indubbiamente un problema per la costruzione della sua autostima. L'insicurezza nasce, in questo caso, dal sentirsi responsabile e impotente di fronte a qualcosa che appare come inevitabile e che il bimbo non riesce a spiegarsi. Il consiglio è di tranquillizzare il bambino ascoltando la sua rabbia; spiegandogli chiaramente che sono cose che succedono; fargli capire che, qualunque cosa accada, l'affetto che mamma e papà provano per lui non verrà mai meno e non deve essere messo in discussione.

Mamma e papà che lavorano: genitori assenti, oberati di impegni e impossibilitati a trascorrere in casa, con i bimbi, le loro giornate. Un problema? Un rapporto equilibrato non dipende dalla quantità di ore investite e, quindi, dal tempo passato insieme, ma dalla qualità dell'investimento. Madri (e padri) "fantasmi" che, però, riescono a trasmettere sicurezza ai propri figli, che vivono serenamente la loro assenza senza sensi di colpa e senza incertezze, sono talvolta da preferire a genitori onnipresenti ma dubbiosi, scontenti di sé e non realizzati.

Genitori troppo severi: genitori troppo severi sono schiaccianti per il bambino e non lo aiutano ad acquisire fiducia in se stesso. È importante nel rapporto genitori-figli creare un equilibrio all'interno del quale buono e cattivo, dolcezza e rabbia, siano dosati e si integrino. Spesso capita, invece, che mamma e papà non siano soddisfatti del comportamento del loro bimbo perché questo non corrisponde esattamente alle aspettative che si sono fatti su di lui. I bambini devono essere lasciati liberi di sbagliare e vanno capiti nelle loro manifestazioni. Se qualcosa non va, anziché limitarsi a colpevolizzare il piccino ("sei uno stupido" oppure "sei un bambino cattivo!" o ancora "non sei capace"), bisognerebbe cercare di comprendere ("Perché hai fatto questo?", "Cosa ti passava per la testa?").

Coccole: non si esagera mai: non sono mai troppe. Coccolare, accarezzare, abbracciare… sono gesti d'amore che fanno sentire amato il piccolo e lo fanno sentire importante agli occhi dei genitori. Non bisogna, quindi, aver timore di esagerare per paura di viziare il bimbo. L'affetto, al contrario, va sempre manifestato, soprattutto con i piccolissimi, per i quali è il più forte tramite di comunicazione con il mondo degli adulti. Nel caso specifico di un neonato, poi, sono proprio i gesti più semplici, quelli attraverso i quali la mamma gli manifesta il suo amore, ad assumere importanza e a infondergli sicurezza. Già nei primi anni di vita, infatti, il bambino sa quanto i suoi genitori si stimino e in base a questa consapevolezza inconscia costruisce la sua identità, la fortifica e l'afferma. Una mamma ansiosa, per esempio, non può che trasmettere ansia al suo bambino, così come una mamma nervosa, tesa, assente non può che creare un distacco con il figlio togliendogli quello spazio di cui ha bisogno per crescere forte ed equilibrato.