Interrogarsi sul proprio destino fa parte delle prerogative della natura umana. Tuttavia va detto che, a differenza di quanto insegnano le religioni, il destino non è qualcosa di esterno all'individuo, tracciato da un dio o comunque prerogativa di una vita 'post mortem': il destino è un'impronta racchiusa all'interno di ogni uomo, quella sorte di energia, quel seme capace, nel tempo, di germogliare e fiorire. Compiere il nostro destino significa dunque assecondare le potenzialità di questa energia-seme.
Come scriveva Nietzsche nell' Ecce Homo', per diventare ciò che si è, è necessario prima di tutto non ostacolarsi con atteggiamenti mentali sbagliati. Infatti dentro ciascuno di noi vive una sorte di intelligenza creativa (il daimon), una volontà che tende, se lasciata agire, a tracciare da sola il nostro giusto percorso. Per questo, per andare incontro al proprio destino occorre incontrare una 'dimensione interiore' indipendente dai condizionamenti esterni, da cui scaturiscono benessere, gioia di vivere e il piacere di essere se stessi. Solo così si potrà pienamente realizzare quello che James Hillmann ha chiamato il 'codice dell'anima'.
Impariamo a osservare prima di agire Scrive Carl Gustav Jung che: 'Noi contiamo qualcosa solo in virtù dell'essenza che incarniamo, e se non la realizziamo, la vita è sprecata'.
Questo significa che dentro di noi esistono già tutte le tendenze che ci portano verso un certo modo di essere, ma spesso non abbiamo la possibilità di vederle e modificarle. Il problema è riuscire a cogliere appieno questa nostra 'geografia interiore' e bisogna dunque evitare degli errori per non rischiare di andare fuori strada: • lasciare che gli altri (genitori, educatori, partner, datori di lavoro, amici, terapeuti ecc.) ci impongano d'essere in un certo modo; • cedere al conformismo e ai condizionamenti e utilizzare solo gli strumenti della logica e della razionalità; • avere troppa fretta di raggiungere degli obiettivi che, magari, non corrispondono neppure alla nostra vera essenza; • agire prima di esserci guardati a lungo allo specchio.
Ricordiamoci che, quando parliamo di destino, ci stiamo muovendo su un terreno dove la consapevolezza, l'autodeterminazione e il senso della responsabilità verso la propria esistenza che scorre, sono i semi più importanti da piantare….e dunque la parola 'destino' non ha nulla a che vedere con ciò che è già determinato da una inesorabile legge che è 'fuori di noi'.
Andare contro il destino genera infelicità Da quanto detto è facile dedurre che, quando soffriamo e ci sentiamo assediati dal 'male di vivere', è perché non stiamo perseguendo gli obiettivi che realmente ci appartengono. Soffriamo perché ci ostiniamo a volere ciò che nel fondo del nostro essere è inutile e dannoso.
La prima regola, in questo caso, è cercare di cambiare rotta e uscire da uno stile di vita che non fa per noi. È necessario essere risoluti e iniziare a dire di no a preconcetti, convenzioni, abitudini, condizionamenti.
La seconda regola è cercare di allargare lo sguardo, osservarsi, imparare ad essere contraddittori, a considerare gli opposti: entrare in contatto con una visione bipolare dell'esistenza aiuta a uscire dallo schema dell' 'io devo essere così', e a guardare anche dall'altra parte della medaglia, magari anche a quel lato oscuro di se stessi, dove però si nasconde il bandolo della matassa…
Qualche consiglio… Sei ad un bivio? Fai tre giri su te stesso..
No, non è un rituale voodoo, ma un suggerimento che gli antichi davano a chi si trovava a un bivio, stare ad occhi chiusi, e, dopo aver girato tre volte su se stessi, camminare nella direzione in cui il volto si orientava alla fine del terzo giro. Sembra un gioco ma in realtà è un trucco simbolico per spiegare all'uomo che, per trovare il proprio destino, deve 'disorientarsi' e cioè abbandonare le leggi rigide della razionalità e tornare ad affidarsi alle forze dell'istinto.
Fondamentale è anche imparare ad osservare le coincidenze.
Il concetto di sincronicità, elaborato da Jung, smonta il concetto che vorrebbe l'esistenza governata dal nesso logico causa-effetto e ci invita a riconsiderare il valore delle coincidenze. Perdere un aereo che avrà un'avaria, scambiare una persona per un'altra e innamorarsi perdutamente di quest'ultima, presentarsi al colloquio di lavoro sbagliato ed essere assunti, sono solo alcuni degli innumerevoli casi della vita che ti stanno annunciando una direzione diversa da quella che tu ti eri immaginato ma che pure ti sta allineando al tuo autentico destino.
Altro punto importante è non fissarsi sugli obiettivi canonici.
Si nasce, si cresce, si studia, si trova un lavoro, ci si sposa, si fanno i figli, poi i figli se ne vanno, si sposano, si diventa nonni…e si diventa vecchi per poi morire. Chi te l'ha detto che questo è il tuo percorso di vita ideale?? E se il tuo destino ti portasse da tutt'altra parte? Troppe volte ci fissiamo su obiettivi preformati, approvati dalla società ma forse sgraditi alla nostra interiorità.
Se senti che la tua 'bussola' ti sta indicando direzioni diverse, non esitare a seguirle, anche a costo di ribaltare la tua esistenza, infischiandotene delle convenzioni e delle convenienze…
Non in ultimo, se senti dolore, disagio, sofferenza, non essere tollerante.., cerca piuttosto di capire in che modo stai andando contro il tuo 'daimon' e in quale modo puoi cambiare strada.




