L'appendicite è l'infiammazione e infezione dell'appendice vermiforme, una piccola e sottile protuberanza a forma di sacca tubulare che emerge dall'intestino crasso a livello della sua prima porzione, il cieco. È lunga circa 5-10 centimetri per un diametro medio di 6 mm e non sembra avere alcuna funzione nell'essere umano.
L'appendicite rappresenta un evento acuto e improvviso. È causata da ostruzione del lume dell'appendice, per il suo riempimento da parte di ristagno di materiale, quale feci indurite (coproliti), muco, parassiti, corpi estranei (es. noccioli e semi), cibo non digerito, detriti, calcoli o per compressione da ingrossamento del tessuto linfatico (spesso come reazione a forme virali). Il materiale ristagnante diventa terreno di coltura per i batteri del colon e parte il processo infiammatorio acuto.
L'appendicite colpisce mediamente il 5% della popolazione. L'età più coinvolta è la fascia tra i 5 e i 20 anni, ma può interessare anche adulti e anziani. È rara sotto i 4 anni e ancor di più sotto i 2 anni. Colpisce in ugual misura maschi e femmine tranne che dalla pubertà ai 30 anni in cui sono più coinvolti i maschi. È più comune nei Paesi occidentali e rara in Asia e Africa.
Il sintomo cardine è il dolore addominale, acuto e intenso. Tipicamente, all'inizio può essere avvertito attorno all'ombelico o in sede epigastrica e poi si localizza nella parte inferiore destra dell'addome (fossa iliaca destra) con irradiazione alla gamba. Il dolore peggiora con il movimento, i respiri profondi, la pressione sull'addome, la tosse o gli starnuti e tende ad aumentare di intensità col passare delle ore, diventando insopportabile. Il dolore può non essere localizzato, soprattutto nei lattanti e nei bambini. Possono esserci anche localizzazioni atipiche del dolore come inguinale, lombare o nella parte superiore destra dell'addome. Sintomi associati sono: nausea, vomito persistente, alvo chiuso alle feci e ai gas, distensione addominale, più raramente diarrea (tipica dell'appendice retrocecale), febbre, anoressia, malessere.
La diagnosi si basa su: esame obiettivo clinico, leucocitosi neutrofila e aumento della Proteina C Reattiva (PCR) alle analisi del sangue, imaging con ecografia o TAC addome.
Nel corso dell'esame clinico, il medico esegue alcune manovre:
1. Palpazione addome superficiale e profonda: è indicativa la rigidità della parete addominale ("addome non trattabile").
2. Punto di McBurney: dolore acuto alla pressione sul punto alla giunzione del terzo medio e terzo laterale della linea che unisce l'ombelico con la spina iliaca antero-superiore.
3. Segno di Blumberg: se si comprimere delicatamente l'addome con la mano e poi si rilascia rapidamente, il paziente con appendicite avverte un dolore acuto soprattutto al rilascio.
4. Segno di Rovsing: se premendo profondamente l'addome nel quadrante inferiore sinistro il paziente avverte dolore nel quadrante inferiore destro, ciò indica che l'appendice è infiammata.
5. Segno dello psoas: aumento del dolore causato dall'estensione dell'articolazione dell'anca destra che mette in tensione il muscolo ileo-psoas.
6. Segno dell'otturatore: dolore prodotto dalla rotazione interna passiva della coscia flessa.
7. Segno del saltello, o prova del salto: un paziente con appendicite avverte un forte dolore saltellando o atterrando dopo un piccolo salto.
Un'appendicite non diagnosticata e trattata può complicarsi con: necrosi, suppurazione, gangrena, flemmone e ascesso, rottura o perforazione, peritonite.
Il trattamento può prevedere un approccio medico (antibiotici per via parenterale) se l'appendicite non è complicata. Alcuni studi suggeriscono che circa il 70% delle appendiciti non complicate può essere trattato con successo con gli antibiotici, senza necessità di chirurgia.
Quando l'appendicite è complicata, l'intervento chirurgico immediato è obbligatorio. L'appendicectomia può essere eseguita sia con un'incisione tradizionale in laparotomia (appendicectomia open) che con tecnica laparoscopica (i). Nel caso in cui sia presente una rottura dell'appendice, viene lasciato per pochi giorni un piccolo drenaggio nella cavità addominale, per consentire al pus e agli altri fluidi di venire eliminati all'esterno.
Il paziente dopo l'intervento chirurgico viene tenuto digiuno per 24 ore (con terapia idratante per via endovenosa), con rapida ripresa poi dell'alimentazione, con cibi leggeri. Per 2-3 settimane, è consigliabile una dieta con cibi morbidi e ben cotta, da masticare bene e lentamente, priva di insaccati, formaggi grassi, crostacei, cibi speziati, fritti, alcolici e dolci, associata a una corretta idratazione.
Si raccomanda di evitare sforzi e sollevamento pesi per almeno 3-5 giorni in caso di intervento laparoscopico e 10-14 giorni in caso di intervento laparotomico. Si può iniziare a camminare gradualmente, aumentando la durata e l'intensità nel tempo. Lo sport può essere ripreso dopo 3-6 settimane dall'intervento.




