Gli antibiotici sono farmaci che contrastano lo sviluppo dei batteri, mentre non sono attivi contro altri agenti infettivi (virus, funghi, protozoi). Gli antibiotici sono di origine naturale, prodotti da microrganismi (miceti, come le muffe, o un tipo di batteri chiamati streptomiceti), mentre le molecole antibatteriche di sintesi sono chiamate chemioterapici (es. sulfamidici, chinolonici), sebbene la maggior parte degli antibiotici in uso siano semisintetici, da modificazione in laboratorio di quelli naturali.
Gli antibiotici sono distinti in "batteriostatici", se bloccano la riproduzione dei batteri impedendone così la moltiplicazione e la crescita, e "battericidi", se li uccidono direttamente.
Il tipo di attività, batteriostatica o battericida, può dipendere da caratteristiche intrinseche della molecola antibiotica, ma anche dal dosaggio a cui viene utilizzato.
In base allo spettro d'azione, si distinguono antibiotici ad "ampio spettro", attivi nei confronti sia dei batteri Gram positivi che Gram negativi, e a "spettro ristretto", che agiscono miratamente solo su determinati batteri.
Gli antibiotici danneggiano i batteri con vari meccanismi di azione; talora, due classi di antibiotico possono agire in modo "sinergico", aumentando la propria attività antibatterica quando vengono utilizzati insieme, perché aggrediscono il batterio con due meccanismi d'azione differenti.
Gli antibiotici sono un'arma preziosa contro le infezioni, ma se utilizzati nelle dosi giuste, con le modalità e intervalli di somministrazione adeguati e per la durata prevista. Soprattutto, non vanno usati contro le infezioni virali, che sono la stragrande maggioranza.
Per confermare la presenza di un'infezione batterica, possono essere eseguiti esami colturali, esempio urinocoltura, tampone faringeo, che possono essere utili anche per identificare la specie batterica responsabile dell'infezione e saggiarne la sensibilità ai vari tipi di antibiotico (antibiogramma) in modo da utilizzare quello più mirato, o esami ematici (emocromo, PCR, Procalcitonina).
Gli antibiotici inoltre non sono una prevenzione: la profilassi antibiotica è una pratica attualmente scarsamente raccomandata tranne casi particolari, es. condizioni di immunodepressione.
Dall'ultimo report OsMed "L'uso dei farmaci in Italia. Rapporto Nazionale Anno 2023", presentato dall'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) a novembre 2024, emerge che nel 2023 nel nostro Paese l'utilizzo di antibiotici ha registrato un aumento del 6,4% rispetto al 2022. La spesa pubblica complessiva per gli antibiotici è stata pari a 822,6 milioni di euro, con un aumento del 5,8% rispetto all'anno precedente. Circa 4 italiani su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotico, con punte al Sud (44,8% della popolazione) rispetto al Nord (30,9%) e al Centro (39,9%). I livelli d'uso più alti si sono registrati nei bambini fino a 4 anni di età e nelle persone con più di 75 anni; più nella popolazione femminile rispetto a quella maschile (40,8% contro 33,7%), probabilmente anche a causa della maggiore incidenza di infezioni delle vie urinarie nelle donne.
Indubbiamente la pandemia ha indotto nelle persone una maggiore propensione verso l'utilizzo di antibiotici in conseguenza di una maggiore attenzione e paura nei confronti delle malattie infettive.
L'eccessivo uso di antibiotici è alla base del fenomeno dell'antibiotico-resistenza (AMR, Antimicrobial resistance), ovvero la resistenza da parte dei microorganismi patogeni all'azione dei farmaci utilizzati per combatterli. Il fenomeno rappresenta un esempio di selezione naturale: quando un antibiotico entra in un organismo, i batteri capaci di resistere alla sua azione sopravvivono e la loro crescita aumenta in virtù dell'eliminazione dei batteri sensibili, che li rende dominanti.
I batteri hanno un'elevata plasticità genetica, ovvero la capacità di modificare il proprio DNA in maniera molto veloce e di trasferire in maniera orizzontale ad altri batteri le proprie informazioni genetiche con grande facilità, il che rende ragione della loro abilità di adattamento all'ambiente nel quale vivono.
Alcuni batteri - definiti Superbatteri (Superbugs) - stanno accumulando resistenza a più classi di antibiotici (multi-resistenti) o addirittura a tutte (pan-resistenti). Lo sviluppo dell'antibiotico resistenza rischia di annullare il progresso rivoluzionario per la Medicina moderna che fu rappresentato dall'introduzione degli antibiotici, nella seconda metà del XX secolo, a partire dalla scoperta della penicillina, grazie a Fleming nel 1928: rischiamo la cosiddetta "apocalissi antibiotica" o era post-antibiotica, in cui si tornerà a morire per infezioni batteriche comuni prima curabili.
L'AMR oggi è uno dei principali problemi di sanità pubblica a livello mondiale, con importanti implicazioni sia dal punto di vista clinico (aumento della morbilità, della mortalità, dei giorni di ricovero, possibilità di sviluppo di complicanze, possibilità di epidemie), sia in termini di ricaduta economica, in quanto le infezioni causate da batteri resistenti richiedono trattamenti più intensivi e prolungati, utilizzo di antibiotici nuovi e più costosi e con maggiori effetti collaterali, cure e procedure più complesse, allungamento delle degenze in ospedale, gestione delle complicazioni e invalidità.
Il fenomeno dell'AMR rappresenta una reale minaccia per il trattamento di svariate patologie infettive e richiede, al di là delle necessarie prese di posizione e interventi delle Istituzioni scientifiche e dei decisori politici, una profonda consapevolezza da parte dei cittadini e dei medici.
Un'alleanza tra istituzioni, professionisti e cittadini è quanto invoca il Manifesto civico elaborato da Cittadinanzattiva, "Antimicrobico-resistenza: insieme ai pazienti per conoscerla e contrastarla", che propone azioni efficaci e condivise a livello individuale e collettivo contro la resistenza antimicrobica. Come sostiene il Manifesto, è essenziale promuovere una sensibilizzazione generale all'uso consapevole e appropriato degli antibiotici in tutti i contesti, di concerto con Asl, farmacie, scuole e università, al fine di rimuovere i fattori sociali e comportamentali responsabili dell'abuso di antibiotici.




