La Società italiana di medicina dell'adolescenza - Sono molto fiero di svolgere, da due anni a questa parte, il ruolo di "probiviro" della Società italiana di medicina dell'adolescenza (Sima), di cui faccio parte dal lontano 2003. Il probiviro, letteralmente "uomo onesto", è un "vecchio saggio" di una istituzione, associazione o società, chiamato a ruolo di sorveglianza, giudizio e parere imparziale. La mia Società è l'organismo scientifico italiano che si dedica allo studio, alla promozione e alla divulgazione dell'Adolescentologia, occupandosi di caratteristiche, rischi e problematiche di questa fascia di età. Un'attenzione importante, dato che nel mondo non ci sono mai stati così tanti adolescenti e giovani adulti fino a 24 anni come attualmente: 2 miliardi, pari a un quarto della popolazione mondiale, mentre nello stesso tempo si moltiplicano i rischi per la salute vecchi e nuovi cui sono esposti, riguardo aree come la sicurezza, l'istruzione e il lavoro, la salute e la nutrizione.
A noi adolescentologi spetta il compito di intercettare sfide e disagi e suggerire ricerche, pratiche, politiche e leggi che riconoscano i bisogni e proteggano benessere e diritti degli adolescenti. L'Adolescentologia nacque in Italia all'inizio degli anni '70, in risposta al fatto che la Medicina tendeva fino ad allora a considerare gli adolescenti come "grandi bambini" o "piccoli adulti", trattando questa fascia semplicemente una fase di transizione tra infanzia ed età adulta e ignorandone le specificità biologiche, psicologiche, sociali e assistenziali. Nel 1975, un gruppo pionieristico di Pediatri istituì il "Gruppo di studio di Adolescentologia" all'interno della Società Italiana di Pediatria. Questo gruppo, nel 1992, ha fondato la Sima come Società autonoma e indipendente che riconosce la necessità che ad occuparsi dell'adolescente sia un professionista specificamente formato sulla materia. Dal 2003, la Società si è dotata di una propria Rivista di aggiornamento e divulgazione scientifica, la Rivista Italiana di Medicina dell'Adolescenza (RIMA), edita da Scripta Manent Edizioni, prima e unica rivista adolescentologica in Italia. Sima comunica con soci e cultori della materia con il sito web ufficiale e la pagina facebook e organizza regolarmente congressi nazionali e workshop scientifici dedicati alle tematiche della salute psicofisica in adolescenza. Il prossimo Congresso nazionale si terrà ad Udine, il 25-27 settembre 2025, con focus sulla salute mentale e le importanti connessioni tra mente e corpo per il benessere globale.
Adolescenti sentinelle sociali - L'adolescenza è una fase unica dello sviluppo umano, che comporta importanti transizioni fisiche, emotive e sociali e condiziona a lungo termine la salute futura. Promuovere e proteggere la salute e i diritti dei giovani è essenziale per costruire un futuro migliore per il mondo. La nostra Società nei decenni ha seguito i cambiamenti degli adolescenti, che sono una sensibile cartina di tornasole di quanto avviene nella società degli adulti, essendo uno specchio perfetto di chi li cresce. Gli adolescenti infatti, essendo in una fase di formazione dell'identità personale e sociale (come diceva Jean Piaget, "abitano una casa in costruzione") sono altamente influenzabili dall'ambiente, dai modelli proposti, dai media, dalle norme culturali. Rapidi nell'assimilare cambiamenti, sia positivi che negativi, riflettono in modo amplificato ciò che accade nella società adulta: valori, contraddizioni, conflitti, paure, speranze. In un certo senso, osservare come si comportano o cosa provano gli adolescenti può rivelare lo stato di salute culturale, emotivo e morale della società. Non sorprende quindi che in una società come quella attuale, disorientata, individualista, consumista, ipercompetitiva, gli adolescenti mostrino specifici rischi di insicurezza, bassa autostima, stress, isolamento sociale (come i Neet, giovani che non studiano e non lavorano; gli Hikikomori, che si ritirano nella propria stanza; gli "erbivori" giapponesi ossia single disinteressati a trovare partner romantici o sessuali), ansia, depressione, disturbi alimentari, ipocondria e patofobia, disturbi ossessivo compulsivi, bullismo, violenza, dipendenze, disturbi del comportamento alimentare, disturbi dell'attenzione, disturbi psicotici, autolesionismo, suicidio.
Il benessere mentale - Una revisione scientifica pubblicata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il 10 ottobre 2024 evidenzia che attualmente almeno 1 adolescente su 7 fra i 10 ed i 19 anni a livello globale soffre di un disturbo mentale, con tassi particolarmente elevati di depressione e ansia. In Italia, secondo gli ultimi dati Istat, quasi 220mila ragazzi tra i 14 ed i 19 anni sono insoddisfatti della propria vita e soffrono di un disagio psicologico, con peggioramento dell'Indice di salute mentale medio (che analizza quattro indicatori del Benessere equo e sostenibile, Bes: ansia, depressione, perdita di controllo comportamentale/emozionale e benessere psicologico). I valori sono più bassi per le ragazze. Una consultazione pubblica tra circa 7.500 studenti italiani della scuola secondaria, promossa dall'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza sulla piattaforma online iopartecipo.garanteinfanzia.org, sui disturbi provati in maniera ricorrente dalla pandemia in poi, attraverso un questionario a risposta multipla, ha mostrato che: il 51,4% degli adolescenti italiani soffre in modo ricorrente di stati di ansia o tristezza prolungati; il 49,8% lamenta un eccesso di stanchezza; il 46,5% dichiara di provare nervosismo; il 29% ha frequenti mal di testa e il 25,4% dichiara di non dormire bene.
Comportamenti a rischio - Dall'ottava edizione (2024) dello studio Espad (European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs), basato sui dati di 113.882 studenti di età compresa tra i 15 e i 16 anni, raccolti in 37 Paesi europei dall'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche, emerge che: in Europa resta alto il consumo di alcol (il 73% lo ha provato almeno una volta nella vita, mentre il 42% nell'ultimo mese); si riduce al 32% il fumo di sigarette, ma l'uso di sigarette elettroniche è cresciuto al 22%; scende il consumo di droghe al 14%, ma aumentano uso di tranquillanti e sedativi senza prescrizione (14%), gioco d'azzardo online (14%), uso problematico dei social (47%) e dei videogiochi (22%). Anche l'Istituto superiore di sanità offre dati recenti, nell'ambito dell'indagine sulle dipendenze comportamentali nella Generazione Z (i nati tra la fine degli anni '90 e il 2012): 65.967 gli studenti tra 11 e 17 anni manifestano tendenza all'isolamento sociale nei sei mesi precedenti la rilevazione (l'1,6% del totale del campione); quasi 100mila studenti (il 2,5%) mostra dipendenza da social media e quasi mezzo milione "Internet gaming disorder" (l'uso persistente e ricorrente di Internet per partecipare a giochi, che porta a compromissione o disagio clinicamente significativi per un periodo di 12 mesi). In crescita anche le vittime di bullismo e cyberbullismo, soprattutto tra chi è a maggior rischio di esclusione, come i minori stranieri, e tra le ragazze, e il fenomeno delle baby-gang: tra il 2019 e 2021 sono cresciuti del 73,8% i giovani presi in carico dagli Ussm ("Uffici di servizio sociale per i minorenni"). Dalla Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze emerge che nel 2023 il 23% dei minorenni scolarizzati ha consumato almeno una sostanza psicoattiva. Cannabis e derivati continuino ad essere le sostanze più utilizzate dai giovani: l'hanno consumata almeno una volta 550mila giovani, il 22% degli studenti, mentre 70mila giovanissimi (2,8%) hanno riferito di farne uso quasi quotidianamente. Di cocaina ne hanno fatto uso più di 50mila ragazzi (4%): il 39% dichiara di averla provata prima dei 15 anni. Per le nuove sostanze psicoattive, circa 160mila adolescenti (6,4% degli studenti) riferiscono di averne consumato almeno una. Nel 2023, il 10% degli accessi in Pronto Soccorso per droga ha riguardato giovani con meno di 18 anni, così come minorenne era il 12% dei soggetti denunciati all'Autorità Giudiziaria per reati penali droga-correlati. L'80% delle persone che ha dipendenza da sostanze ha anche una comorbilità di problema di salute mentale. Riguardo alla violenza, secondo i dati della Criminalpol, nel giro di un solo anno, dal 2023 al 2024, il numero di omicidi commessi da minorenni in Italia è più che raddoppiato: dal 4% all'11,8%. Anche le vittime minorenni risultano in crescita: dal 4% al 7% del totale. In Italia, come nel resto d'Europa, sono in crescita le infezioni sessualmente trasmissibili (IST) tra gli adolescenti e i giovani adulti, con aumenti particolarmente significativi di gonorrea, sifilide e clamidia che, se non trattate, possono avere implicazioni per la salute riproduttiva e fisica per tutta la vita.
Crisi della famiglia - Anche i rapporti familiari sono difficili per questa generazione. Dall'indagine demoscopica promossa dall'impresa sociale Con i Bambini e condotta da Demopolis: "Adolescenti in Italia: che cosa pensano gli under 18 e cosa dicono gli adulti", sulle famiglie di oggi con figli adolescenti tra i 14 e i 17 anni, risulta che "Gli adulti non capiscono i ragazzi", secondo il 58% degli adolescenti e il 45% dei genitori. Per l'84% dei genitori, quella da "web, smartphone e tablet" è una pericolosa dipendenza, mentre tra gli adolescenti solo il 22% ravvede un rischio. La maggioranza assoluta dei genitori sostiene di sapere che cosa facciano i figli online, ma vengono smentiti dal 70% degli adolescenti. 3 adolescenti su 10 trascorrono online più di 10 ore al giorno, mentre secondo il 40% dei genitori il tempo trascorso on line sarebbe meno della metà, fra 5 e 10 ore. Un altro progetto condotto nelle scuole da Lundbeck Italia e Your Business Partner, chiamato "Mi vedete?" ha trovato che il 71% degli adolescenti dice di provare un disagio, mentre, tra i genitori, solo il 31% se ne accorge.
Crisi delle relazioni - Secondo i dati Istat, la generazione attuale è sempre più isolata: anche in uscita dall'emergenza pandemica, nel 2023 dichiarano di vedere tutti i giorni i propri amici il 27,6% degli 11-14enni e il 30,1% dei 15-17enni, molto lontano rispetto al 70% della generazione precedente.
Crisi della fiducia nel futuro - Secondo "(Im)possibili", l'indagine nazionale di Save the Children del 2024 su povertà minorile e aspirazioni di adolescenti italiani di 15 e 16 anni, quasi 1 su 10 si trova in condizioni di grave deprivazione economica (circa 108 mila giovani). Questa condizione di deprivazione materiale incide anche sulle opportunità educative. Povertà materiale ed educativa comportano che, a dispetto di "aspirazioni" per il futuro comuni a quelle di sempre dei giovani (lavoro e famiglia) le "aspettative" sono molto diminuite: 1 su 4 è rassegnato a mettere da parte le sue aspirazioni pensando di non poter esaudire i propri sogni, mentre il 23,9% pensa di dover rinunciare a mettere a frutto il proprio talento. In particolare, i giovani appaiono sfiduciati nei confronti delle istituzioni e della loro capacità di introdurre politiche per ridurre le disuguaglianze. Anche dall'Indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia, edizione 2024, realizzata come ogni anno dal Laboratorio Adolescenza e l'Istituto di ricerca IARD, con il supporto operativo di Mediatyche s.r.l, che ha esaminato un campione di 3.427 studenti tra i 13 e i 19 anni, è emersa una generazione fragile e disorientata, con visione cupa del futuro (41% dei tredicenni e 65% dei diciottenni), che si traduce in tristezza immotivata (68,7% del campione), ricerca dello sballo da alcol, problemi di sonno (il 60% delle ragazze e il 45% dei ragazzi), abuso di social media, rifugio nella sessualità online (il 15% delle ragazze e il 10% dei maschi ammette di aver postato almeno una volta sui propri profili social proprie foto o video dal contenuto sessualmente provocante, mentre il social network OnlyFans è frequentato dal 10% delle ragazze e dal 20% dei maschi) che li espone ai rischi di revenge porn o sextortion (estorsione sessuale). È poco sopra il 50% la fiducia nelle forze dell'ordine, al 48% quella negli insegnanti, al 25% quella nei giornalisti, al 10% quella negli influencer, al 2,9% quella per i politici.
La vita digitale - L'aspetto più caratterizzante dell'epoca attuale è l'iper-immersione digitale. I giovani di oggi nascono e crescono "on-life", ossia senza più distinzione tra vita online e offline nella loro quotidianità. Essendo esposti sin dalla nascita alla tecnologia, questa ne plasma il modo di pensare, conoscere, apprendere, comunicare e interagire con il mondo: sono abituati dal flusso continuo di informazioni che li raggiunge a svolgere più attività contemporaneamente (multitasking); hanno una capacità di attenzione breve, in rapporto alla rapidità con cui consumano contenuti digitali; hanno accesso a una mole ingente di notizie online, che li porta a formarsi in modo autodidatta attraverso piattaforme pratiche e interattive disponibili sui canali digitali; tendono alle esperienze personalizzata e creative, rese possibili dalle scelte individuali operabili sul web; hanno una comunicazione fortemente visiva (emoji, immagini, video brevi e meme) che è quella appresa da TikTok, Instagram, Youtube; hanno opportunità di accesso a una smisurata rete di contatti e di sviluppare un forte senso di appartenenza alle comunità online. Tuttavia, tutta questa "connessione" virtuale rende i giovani paradossalmente sempre più fragili e soli, privati di quelle esperienze reali necessarie allo sviluppo di competenze sociali, col rischio di perdere autenticità e solidità nelle relazioni a favore di una comunicazione rapida, frammentata, visiva: in definitiva, più superficiale e meno empatica), sostituendo il "capitale sociale" con un più povero emotivamente "capitale social". Inoltre, l'uso eccessivo di tecnologia e social media può favorire disturbi del sonno (con effetti più devastanti sul cervello ancora plastico di bambini e adolescenti, riduzione della concentrazione, abbassamento dell'autostima e senso di oppressione dal continuo confronto, peggioramento del benessere mentale, dipendenza, oltre ad esporre a cyberbullismo e "challenge" pericolose online, disinformazione e visualizzazione di contenuti inappropriati sessuali e violenti che possono condizionare condotte a rischio. Mentre la dipendenza da videogiochi è per l'OMS una malattia già dal 2018, la dipendenza dalla rete non è ancora ufficialmente registrata come patologia dal DSM, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, ma è oggetto di studi (è mediata dai percorsi della dopamina col meccanismo della ricompensa, attraverso i like, i retweet ossia le condivisioni, gli scrolling infiniti) e terapie (il "digital detox", la disintossicazione da internet). I genitori possono erroneamente sentirsi più sicuri che il figlio è a casa in camera sullo smartphone anziché affrontare le insidie del mondo fisico, ma si tratta di una protezione che in realtà è finta, perché espone a tutti i rischi connessi alla rete. I genitori stessi oggi vivono immersi nei cellulari: l'acronimo "Lat", che significava "Living Apart Together", ossia coppie che vivono in case diverse, adesso è declinato come "Living Alone Together", ossia vivere nella stessa casa ma ognuno isolato nel suo mondo, virtuale. A maggior rischio sono i giovani già in condizioni di svantaggio sociale: oggi il "digital divide", che significava che chi era più povero aveva meno opportunità di accedere alla tecnologia, vuol dire invece che sono i ragazzi in condizioni più disagiate ad essere più esposti ai rischi del web. Il veloce sviluppo dell'Intelligenza Artificiale non potrà che potenziare, nel prossimo futuro, sia gli effetti benefici che i danni delle tecnologie digitali.
La società fluida - Un altro aspetto della nostra società è la "fluidità", intesa come la mancanza di regole stabili e immutabili e punti di riferimento autorevoli in ambito di famiglia, religione, scuola autorità, istituzioni, che rende tutto relativo, possibile e mutevole: valori, relazioni, lavoro, aspirazioni. Ciò per gli adolescenti non si traduce in libertà, ma piuttosto insicurezza, disorientamento, fragilità, ricorso alla violenza come soluzione immediata alle problematiche e facile scorciatoia rispetto alla mancanza di certezze e strumenti. È la famiglia innanzitutto che da "normativa", capace di dettare regole e limiti, è diventata "affettiva", dedita solo a consolare e proteggere. Questi modelli iperprotettivi e lassisti rendono gli adolescenti di oggi "i più fragili degli ultimi 60 anni", secondo il psico-pedagogista Alberto Pellai: l'iperprotezione genitoriale, con intervento immediato al primo segno di difficoltà, ha privato i ragazzi della possibilità di sperimentare, combattere, apprendere dalle cadute. Secondo lo psichiatra Gustavo Pietropolli Charmet, questo atteggiamento dei genitori cresce dei narcisi illusi e ingannati da aspettative irrealistiche di un mondo protetto, feriti, arrabbiati e mortificati dal confronto con il male e l'insuccesso cui nessuno li aveva preparati. Il risultato è una "generazione ansiosa" (titolo del nuovo libro di Jonathan Haidt), che guarda al futuro con timore, percependo più rischi che opportunità. Complice di ciò anche la crisi economica globale, con perdita di posti di lavoro, prolungamento a dismisura della fase di studio, ingresso sempre più difficile nel mondo del lavoro, posticipazione dell'indipendenza economica e della formazione di una nuova famiglia, permanenza fino ad adulti nella casa di origine: la cosiddetta "sindrome del ritardo", che rende i giovani adulti meno emancipati emotivamente; tra i giovani italiani appare molto pronunciata. Secondo il filosofo Umberto Galimberti, la crisi dei giovani è espressione del disagio della società: costretti a vivere in un presente privo di senso e un futuro incerto, privo di scopi, vivono un senso di nichilismo e sconfitta.
Le preoccupazioni globali - Un altro aspetto della contemporaneità sono le grandi emergenze sociali e ambientali: disastri ambientali, guerre, diseguaglianze sociali ed economiche, rischi pandemici sono sotto gli occhi di tutti, anche grazie ai media che li propongono in tempo reale. Ciò rende gli adolescenti attuali meno spensierati dei loro coetanei di un tempo, più consapevoli e preoccupati delle questioni globali quali la sostenibilità ambientale, il cambiamento climatico, l'uguaglianza di genere, la giustizia sociale e i diritti umani, celebrando le differenze di razza, sessualità, genere e identità.
Cosa dobbiamo fare noi adulti - In conclusione, gli adolescenti di oggi vivono una società complessa e rischiosa, che è purtroppo quella che noi adulti abbiamo predisposto per loro. Hanno bisogno di adulti presenti, empatici e competenti, capaci di accompagnarli senza giudicarli, aiutandoli a costruire un'identità solida in un mondo in continuo cambiamento. È indispensabile che i nostri giovani trovino ad accoglierli una "comunità educante" di adulti che, ognuno col proprio ruolo (genitore, insegnante, medico, psicologo, istruttore sportivo, educatore) sappia aiutarli a trovare la strada per la piena realizzazione delle loro potenzialità in linea con i loro obiettivi di vita. L'attenzione di noi adulti a questa fascia di età deve necessariamente aumentare. Una ricerca su The Lancet avverte che, se non si interverrà subito, nel 2030 un miliardo di adolescenti nel mondo, ossia circa uno su due, vivrà rischi per la salute, da obesità a dipendenze a disturbi mentali.
Intervenire in tempo - Questa attenzione agli adolescenti deve iniziare molto precocemente. Gli studi rivelano una correlazione significativa tra esperienze avverse negli anni dell'infanzia e una minore integrità della sostanza bianca del cervello negli adolescenti. La sostanza bianca è composta da fasci di fibre nervose che permettono la comunicazione tra le varie aree cerebrali: vere e proprie "autostrade" neuronali fondamentali per il pensiero, il linguaggio e il comportamento. Un supporto sociale da parte della comunità in cui vivono i bambini, la socializzazione precoce, l'impegno sulle opportunità educative, culturali e formative hanno mostrato un impatto protettivo sullo sviluppo dell'adolescente attraverso la promozione di autostima, consapevolezza, competenza e inclusione.




