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Salute

L'abbandono

di Redazione · ottobre 2025

L'abbandono

Per 'SINDROME DA ABBANDONO' si intende l'insicurezza affettiva di fondo legata a esperienze precoci di deprivazione vissute nei primi anni di vita e caratterizzate dalla mancanza della presenza rassicurante dei genitori o da un loro atteggiamento anaffettivo. Questo svantaggio iniziale può compromettere la vita di relazione successiva, creando in chi ne soffre un'irrequietezza e una sfiducia di base, spesso responsabili del fallimento dei rapporti di coppia.

LO 'STRESS DA ABBANDONO' Essere lasciati o lasciare è un'esperienza che tutti, tranne qualche raro e fortunato mortale, abbiamo vissuto e che incide sulla nostra psiche spesso in modo indelebile.

Perdere l'oggetto d'amore, infatti, procura una sofferenza che, se non adeguatamente elaborata, origina un senso di autodistruzione o di annullamento psichico e fisico. Allo stesso modo, abbandonare può caricare di sensi di colpa e responsabilità nei confronti della persona lesa, che impediscono, per un periodo più o meno lungo, di legittimare a se stessi il diritto di essere felici di nuovo, da soli o con un partner diverso.

Di fatto, se innamorarsi spesso è un'esperienza 'forte' che sconvolge gli equilibri affettivi ben costruiti in tutta una vita, l'essere abbandonati è un evento altrettanto traumatico: stress da innamoramento e stress da abbandono si assomigliano dunque molto, ma caratteristico del secondo stato è il DOLORE.

In presenza della felicità in amore, infatti, nel nostro cervello e nel nostro corpo si realizza una saturazione di endorfine. L'autosomministrazione di 'sostanze del benessere' si interrompe nella sofferenza amorosa, tant'è che l'abbandono presenta sintomi che si equiparano a quelli osservati nei tossico-dipendenti nei periodi di astinenza: ansietà permanente, insonnia, agitazione, irritabilità, aggressività verso l'ambiente, momenti di sconvolgimento cui seguono periodi in cui l'individuo si rinchiude in se stesso, prostrazione e disinteresse per tutto e tutti.

È FINITA MA IL PARTNER RIFIUTA L'ABBANDONO Quando non si riesce ad accettare di essere stati abbandonati, si possono generare comportamenti che sfiorano la patologia. Il dolore della separazione, se non elaborato, si trasforma infatti in negazione dell'evento abbandonico e in rabbia verso il partner che l'ha attuato.

La sequenza di reazioni di chi rifiuta l'abbandono è stereotipata: in prima istanza si banalizza la scelta del partner, non dandole importanza; poi è la volta della rabbia e di manifestazioni compulsive di aggressività, alternate a falsi momenti di recupero, atti a riappropriarsi dell'oggetto d'amore perduto. Infine, nei casi estremi, si arriva alla persecuzione: da quella telefonica, al ricatto economico, fino a gesti di violenza reale.

La ragione di tali condotte sembra risiedere nell'eccessivo investimento che molti individui fanno sul partner, vissuto come il portatore di senso della propria esistenza: perdere lui o lei significa quindi perdere SE STESSI, veder crollare interi pilastri della propria personalità.

Abituarsi a vivere attraverso il partner e a far conto sul suo appoggio, diventa di conseguenza una premessa sicura di infelicità, perché porta a non guardarsi in profondità e, una volta chiusa la relazione, a trovarsi da soli nel baratro, a contatto con un vuoto interiore sconosciuto e con un dolore tanto profondo da risultare insopportabile.

COME 'LASCIARSI BENE' Trascinare rapporti logori, che hanno esaurito la loro funzione, è una premessa sicura all'infelicità.

Ma anche quando le ragioni del fallimento sono evidenti, resta da superare il distacco, con il dolore che comporta, così da ripristinare l'equilibrio perduto e restituirsi la possibilità di essere felici di nuovo.

La mossa determinante è fare piazza pulita del passato. Spesso, infatti, anche quando dell'amore non è rimasto più nulla, rimaniamo legati all'IDEA di quella relazione, ai progetti andati delusi, al dispendio di energie investite che oggi si rivela inutile. Sono questi i pensieri dolorosi che si incuneano nella nostra mente e che minano la sicurezza di poter incontrare un partner con cui vivere una storia altrettanto appagante.

Uno sguardo lucido su noi stessi ci obbliga allora a osservare che soffriamo non tanto per la perdita di chi non è più al nostro fianco, ma per il rammarico di aver investito a fondo perduto o di avere sprecato tempo prezioso. Ed è una sofferenza che poggia sulla premessa erronea che la DURATA sia il traguardo principale cui tendere in amore e che finisce col canalizzare tutta la nostra energia in operazioni di 'accomodamento' reciproco che sviliscono la vitalità dell'eros.

Invece l'amore è da viversi nel presente, perché il presente è tutto: siamo costantemente 'creati', quindi qualsiasi pianificazione, anche nella vita di coppia, non è sincronica all'ininterrotta autotrasformazione che si opera nel nostro essere.

L'ABBANDONO COME OCCASIONE DI FELICITÀ Può sembrare paradossale ma, in quest'ottica, essere abbandonati può rappresentare un'occasione di felicità, perché ci obbliga a riportare l'attenzione su noi stessi e a ricercare nella profondità che ci abita l'INTEREZZA che credevamo di realizzare solo nella relazione di coppia. Se si accoglie pienamente il VUOTO che un abbandono porta, gli addii diventano una fonte di progresso, di nuove opportunità di vita.

Spesso bisogna toccare il fondo per ritornare a vivere: proprio quando ci sentiamo disorientati e smarriti, quando iniziamo a cedere internamente, qualcosa in noi si muove e ci conduce alla risalita.

Tant'è che in molti casi di 'abbandono felice' si vive una vera e propria rinascita, che poggia su una consapevolezza di sé prima inquinata dall'eccessiva dipendenza dal partner. L'importante è non caricare la fine di una storia delle proprie aspirazioni deluse e idealizzare l'ex partner, come fosse la sorgente di tutta la felicità possibile.

Dott. Bianca Pane Psicologa Via dei Platani, 11C - Piano di Sorrento Cell. 393 93 15 564