Come esiste un'ambizione fisiologica, che testimonia la naturale pulsione a trovare una piena realizzazione nella nostra vita, ce ne può essere una insana capace di far male fino a farci ammalare. La differenza tra i due tipi di ambizione è piuttosto semplice: da una parte, quella che 'divora', rende prigionieri di un ruolo, obbliga a calzare una maschera che non è la nostra, fino a farci perdere le coordinate di noi stessi. Dall'altra, l'ambizione che ci dà la felicità, che ci fa stare veramente bene: nulla ci pesa, siamo fantasiosi e creativi, ci divertiamo.
Nel primo caso, l'idea di perdere il successo che abbiamo conquistato ci attanaglia al punto di diventare schiavi di esso; nel secondo caso, sentiamo che le cose che stiamo facendo ci appartengono, ma nello stesso tempo possiamo anche farne a meno. Solo così il successo ottenuto ci consente di continuare a respirare a pieni polmoni il piacere della libertà.
A darci il segnale sulla qualità dell'ambizione che ci muove è il corpo: eccessiva fatica, ipocondria, paura di stare soli e stanchezza cronica possono essere i campanelli d'allarme che testimoniano un'ambizione malsana. Al contrario, leggerezza, dinamismo, allegria, creatività, ci confermano che siamo sulla giusta strada.
L'ambizione delle 'radici' e delle 'foglie': come si comporta il cervello
Immaginiamo che il nostro cervello si comporti come un albero: alle sue radici l'albero non potrebbe mai rinunciare, mentre alle foglie sì, sono passeggere, anche cadendo non intaccano la vitalità dell'albero.
Anche il cervello ha delle radici, la sua zona più antica, quella limbico-ipotalamica che è il pilastro dell'identità biologica; e ha delle foglie, che corrispondono invece alla neo-corteccia, dove abita la nostra parte più razionale, ovvero l'Io pensante, più volubile e instabile. Sul filo della metafora, possiamo dire che esiste un'ambizione delle 'radici', a misura nostra, che consente alla vera identità di rafforzarsi sempre di più realizzando il progetto interiore che la anima dal profondo. E non può che farci bene. Di rimando, esiste un'ambizione 'delle foglie', più effimera e rischiosa, che può appartenerci di meno e obbligarci a forzature che creano squilibri: i circuiti della corteccia si svilupperanno infatti eccessivamente o si consumeranno troppo fino a distorcere la nostra identità. Ciò accade quando, pur di raggiungere il successo, mutiliamo pulsioni e desideri profondi. In questo caso ci troveremo di fronte ad una sorte di 'consunzione cerebrale', di vera e propria anoressia dei circuiti nervosi, che ci vede eternamente 'affamati' della sostanza della vita. Oppure, quando per realizzare gli obiettivi preposti vogliamo allargare troppo il nostro raggio d'azione senza mai rinunciare a nulla, ci troviamo di fronte ad una sorte di 'grande abbuffata' dell'identità, che si traduce in uno sviluppo ipertrofico e sbilanciato del tessuto nervoso. Sia in un caso, sia nell'altro, lo squilibrio dei tessuti nervosi finisce con il tradursi in un disagio, psichico e somatico, che vanifica sempre di più il conseguimento del benessere.
L'AMBIZIONE che crea infelicità
L'ambizione insana, o delle 'foglie', può esprimersi per ognuno di noi in modi diversi: puntare sempre al massimo, essere in costante competizione con se stessi, non perdonarsi il minimo errore, non riuscire mai a 'staccare'. I campi d'azione in cui tale modo di essere si espleta, variano a seconda dei soggetti che tendono ad incanalare, soprattutto in una direzione, il loro ossessivo bisogno di autoaffermazione. Ed è questa la principale caratteristica dell'ambizione che produce infelicità: si concentra in un unico obiettivo. In tal modo le nostre potenzialità vengono limitate in una sola direzione, l'energia vitale si blocca e il benessere, che non è mai 'a senso unico', diventa una meteora.
Ecco qui di seguito elencate, le situazioni più frequenti.
LA CARRIERA
Ciò che conta è essere al vertice, non importa se di una piramide mastodontica o di una piccola costruzione. Se non si riesce ad emergere ci si sente falliti. L'imperativo categorico di questi soggetti è detenere il potere del 'capo', colui che distribuisce ordini, organizza il lavoro degli altri, pianifica la vita delle persone che orbitano nel suo entourage. In nome di questo obiettivo, bisogna essere disposti a sacrificare vita privata, affetti, talvolta anche la dignità. Infatti dominare gli altri è un sottile piacere che rischia di far perdere il confine tra lecito e illecito. L'effetto collaterale pericoloso di tale atteggiamento esistenziale è però la paura di perdere tale posizione di supremazia raggiunta, e vedersi quindi scalzare dal proprio trono.
IL DENARO
Può diventare un demone insaziabile, cieco e sordo. Accumularne è il destino di quegli individui che traggono piacere nel vedere aumentare gli zeri sul proprio conto in banca. La felicità per loro, non deriva da ciò che il denaro permette di avere, ma dal semplice fatto di possederne. Il rischio in cui si incorre è che niente sia mai abbastanza. Avidità e ingordigia, come mostri divoratori, inghiottono così la gioia di vivere, azzerando così la possibilità di vero benessere.
GLI OGGETTI
Per alcuni, la misura del proprio valore si riduce al possedere gli oggetti privilegiati che la nostra società riconosce come status-symbol del successo: dall'auto che si guida alla casa in cui si abita, alla firma degli abiti e degli accessori che si portano. Per ottenerli si può essere disposti a vendere tutto, anche se stessi. Il pericolo nell'obbedire a questa insaziabile forma di ambizione è di posizionarsi sempre più alla periferia di se stessi, trascurando la propria interiorità e smettendo di nutrire le pulsioni più profonde del proprio essere. Si vive come in vetrina, assetati dell'ammirazione e dell'invidia che si suscita in chi, meno fortunato, ambirebbe ad avere altrettanto.
LA BELLEZZA
Per molti di noi il proprio corpo sta al centro dell'universo. Modificarlo, piegarlo ai canoni di una bellezza imposta dai modelli vigenti, per garantire a se stessi la sicurezza di essere i 'più belli' sempre e comunque, può diventare un'ossessione. La trappola in cui si cade è quella di consegnare alla propria IMMAGINE ogni possibilità di felicità, diventando sempre più schiavi dell'apparenza e sempre meno attenti alla sostanza della propria persona.
L'INTELLIGENZA
È il chiodo fisso dell'intellettuale, che ambisce a emergere nella vita per la sua 'testa'. Scelte intelligenti, ragionamenti sottili non accessibili a tutti, linguaggio misurato ed originale, comportamenti mai istintivi ma sempre addomesticati da una razionalità che non si concede strappi alla regola. Il benessere fa fatica a fluire in un soggetto che, tutto 'di testa', reprime le emozioni, teme la propria aggressività e mostra con la rigidità della postura, l'ipertrofia soffocante della mente.
L'AMBIZIONE CHE PRODUCE FELICITA'
L'ambizione 'sana', posizionata nelle radici del nostro essere, mira alla autorealizzazione senza pretendere sacrifici o rinunce.
Chi è mosso da questo tipo di ambizione, non confonde il successo con il denaro ed è consapevole di quanto concorrano, nel conseguimento delle felicità, modi di essere ben più sostanziali, come autostima, qualità della vita, serenità, calma interiore.
Ecco qui di seguito gli atteggiamenti mentali che ci guidano verso un BENESSERE SOLIDO e DURATURO.
Essere creativi
Solo producendo creativamente ci si arricchisce di nuova energia, promuovendo così una corrente che si autoalimenta fino al raggiungimento di ogni obiettivo.
Far circolare le ricchezze
Possedere o desiderare denaro di per sé non è disdicevole: dannoso è considerarlo come una cosa da 'conservare'. I soldi sono come l'acqua di un fiume che, dove scorre, porta fertilità per far sì che anche altri 'campi aridi' diano frutti, e dunque è necessario che parte di quell'acqua venga sottratta per distribuirla dove occorre. Questo renderà più ricchi anche noi.
Vivere nel distacco
Vivere nel non attaccamento alle cose ci conduce verso la saggezza dell'incertezza. In questo spazio, non monopolizzato da pensieri da 'contabili', possiamo tranquillamente abbandonarci alla mente creativa e incontrare soluzioni mai neppure contemplate.
Consapevolezza
Accettare le cose così come sono, non come vorremmo che fossero. Accettare se stessi allo stesso modo. Questo è il vero successo. Aprendoci al possibile, i nostri sogni fluiranno insieme ai desideri e così, senza sforzo, giungerà il tempo in cui essi saranno esauditi.
Saper amare
Ogni relazione si fonda su uno scambio reciproco, il dare genera l'avere e viceversa. Essere centrati solo su se stessi e sul proprio aspetto fisico, come se non esistesse altro, toglie energie, inaridisce e rende sterili i rapporti.
Per concludere: L'AMBIZIONE SANA non pretende da noi sacrifici e rinunce, ma ci vuole creativi e consapevoli, in grado di amare e far circolare ricchezza. Così diventa fonte di benessere e felicità!!




