Oramai i device elettronici (smartphone, tablet e pc) e le piattaforme social sono parte integrante dell'ambiente di crescita di bambini e adolescenti. Tuttavia, le evidenze scientifiche mettono in allarme sul fatto che l'esposizione precoce e continuativa ai dispositivi digitali possa avere ripercussioni negative su diverse aree dello sviluppo: cognitivo e linguistico, psico-emotivo, relazionale, fisiologico e metabolico.
La "Commissione Dipendenze digitali" della Società Italiana di Pediatria (SIP) in occasione degli Stati Generali della Pediatria 2025, dedicati al tema "Il bambino digitale", attraverso una nuova revisione sistematica della letteratura sull'uso di schermi in età evolutiva, con 6.800 studi analizzati di cui 78 inclusi nell'analisi finale, ha riportato delle conclusioni alquanto allarmanti.
1. Aumento della diffusione. Negli Stati Uniti uno studio ha rilevato che il 96,6% dei bambini di età compresa tra 6 mesi e 4 anni utilizzava dispositivi mobili e la maggior parte di loro iniziava ad usarli ancora prima del compimento dell'anno di età. La pandemia ha cambiato radicalmente le abitudini digitali dei minori, con un aumento di 4–6 ore al giorno dell'esposizione ai media device rispetto al pre-Covid. Il progressivo aumento del tempo di permanenza dipende anche dagli "Algoritmi di engagement", che sono sistemi informatici di cui sono dotate le piattaforme social progettati per massimizzare il tempo di permanenza, attraverso notifiche, ricompense e contenuti personalizzati.
2. Sovrappeso e Obesità. Gli studi mostrano un'associazione chiara e dose-dipendente tra tempo di permanenza sugli schermi e obesità dei minori. Secondo una meta-analisi, uno screen time pari o superiore a due ore al giorno aumenta del 67% il rischio di sovrappeso e obesità tra bambini e adolescenti, soprattutto in questi ultimi. I meccanismi alla base di questo collegamento sono molteplici: aumento della sedentarietà; interferenza con la qualità e la durata del sonno; fenomeno del distracted eating (consumo di pasti davanti a uno schermo), che comporta minor consapevolezza di quello che si mangia e diminuzione della percezione del senso di sazietà; scelta di cibi poco salutari promossa dalla pubblicità alimentare digitale, ricca di immagini di cibi ad alto contenuto calorico, zuccheri, grassi e prodotti ultra-processati.
3. Rischio cardiovascolare. Una metanalisi su oltre 150.000 bambini e adolescenti ha mostrato che l'aumento dello screen time correla a un maggiore rischio di ipertensione con un andamento dose-risposta.
4. Sviluppo cognitivo e linguistico. L'uso eccessivo del digitale nei minori può interferire con il neurosviluppo, coinvolgendo aree come linguaggio, capacità attentiva, memoria, apprendimento, funzioni esecutive, regolazione emotiva, competenze relazionali e sociali. Diversi sono i meccanismi studiati per spiegare la correlazione: riduzione di esperienze concrete, interattive e condivise che sono cruciali per gli apprendimenti, in quanto i bambini hanno difficoltà a trasferire ciò che vedono sullo schermo allo spazio reale tridimensionale (il cosiddetto "video deficit effect"); promozione di una logica di gratificazione immediata attraverso il circuito della ricompensa, che comporta difficoltà nella gestione dell'attesa, della noia investendo il device del ruolo di regolatore emozionale che è disfunzionale, soprattutto perché il bambino si approccia al web in assenza di adeguate competenze metacognitive; alterazioni strutturali delle reti neurali: ad esempio, negli adolescenti gli studi di neuroimaging descrivono una riduzione del volume di sostanza grigia in regioni prefrontali, temporo-parietali e sottocorticali, oltre a una minore connettività interemisferica del corpo calloso, similmente a quanto si osserva nelle dipendenze da sostanze, con effetti di difficoltà nella regolazione degli impulsi, nella memoria di lavoro e nell'attenzione sostenuta. Vi è poi evidenza di possibili associazioni positive tra tempo di schermo e sintomi simili all'ADHD in bambini e adolescenti, suggerendo che vulnerabilità attentive possano essere accentuate da un uso intensivo dei media.
5. Sonno e ritmi circadiani. Dalla prima infanzia all'adolescenza, l'esposizione serale e notturna ai dispositivi determina ritardo nell'addormentamento, frammentazione del sonno, ridotta durata totale, compromissione del ritmo circadiano, stanchezza durante il giorno. Ogni ora aggiuntiva di screen time tra i 3 e i 5 anni riduce il sonno di 15 minuti. I meccanismi dell'interferenza dei device sul sonno sono molteplici: lo "spostamento di tempo" dal sonno a favore dello schermo; la stimolazione cognitiva ed emotiva generata dai contenuti digitali; l'alterazione della secrezione di melatonina da parte della luce blu. La perdita di sonno ha impatto sulla regolazione emotiva, sul rendimento scolastico, sul comportamento (aggressività, impulsività, autolesività, guida incauta). Uno studio condotto a Boston su oltre 67.000 studenti tra i 13 e i 17 anni ha trovato che dormire meno di sei ore per notte comporta un rischio triplo di suicidio.
6. Salute visiva. L'uso dei dispositivi digitali comporta un carico di lavoro visivo ravvicinato cui sono più sensibili gli occhi in via di sviluppo. L'intenso sforzo di accomodazione e la luce artificiale se i device sono usati di sera sono associati a mal di testa, irritazione e secchezza oculare, affaticamento visivo, visione offuscata, fotofobia. La riduzione dell'ammiccamento e l'evaporazione del film lacrimale contribuiscono allo sviluppo della "Sindrome da affaticamento visivo digitale" (DES, Digital Eye Strain): insieme di sintomi oculari e visivi associati all'uso prolungato dei dispositivi digitali. Segnalata anche l'Esotropia comitante acquisita acuta, una forma di strabismo convergente senza limitazioni nei movimenti oculari, quale conseguenza dell'uso prolungato dello smartphone con una distanza di lettura ridotta.
7. Problemi psicologici. Uso eccessivo di smartphone e social media è stato associato a diversi disturbi psico-emotivi nei bambini e negli adolescenti: riduzione del benessere psicologico; impulsività; irritabilità; minor tolleranza alla frustrazione; isolamento; bassa autostima da cyberconfronto; Sindrome FOMO (Fear Of Missing Out) ossia la "paura di perdersi qualcosa", ossia di essere esclusi da esperienze, conversazioni o eventi virtuali, per cui si monitora compulsivamente il telefono, interrompendo quello che si sta facendo, con effetti su qualità del sonno, del rendimento scolastico, delle relazioni; Nomofobia ("No mobile phone phobia"), che è la paura di rimanere senza connessione, che danneggia la qualità di vita; sintomi di ansia e depressione; disturbi del comportamento; disturbi della nutrizione e dell'alimentazione; Cyberchondria, che è la paura delle malattie innescata da informazioni ottenute tramite ricerche online e social media; disregolazione emotiva da prevalenza dei circuiti dopaminergici che abituando il cervello a cercare sollievo immediato in regolatori esterni come i device anziché sviluppare strategie autonome di autoregolazione; Dipendenze comportamentali, come l'Internet Gaming Disorder (caratterizzato da uso eccessivo e compulsivo dei videogiochi, perdita di controllo sul gioco, priorità crescente data al gaming e persistenza del comportamento nonostante conseguenze negative su scuola, relazioni e salute, con interferenza significativa sulla la vita quotidiana) che interessa dall'1,7% al 10,7% degli adolescenti, e l'Uso problematico dello smartphone, che coinvolge fino al 20% degli adolescenti.
8. Cyberviolenza. La vita online dei minori li espone a rischi quali Cyberbullismo, aumentato del 10% dal 2023 al 2024, con picco nella fascia 14-17 anni (oggi è comune il Cyberbullismo "di gruppo", amplificato dalle chat), Sexting, Grooming (adescamento), furti di account, diffusione non consensuale di contenuti e immagini personali o intime, Phishing e altre truffe digitali.
9. Rischi dell'Intelligenza Artificiale generativa. L'uso crescente dell'IA espone i minori a rischi come il Deepfake (contenuti audio, video o immagini generati o manipolati tramite intelligenza artificiale per simulare in modo realistico eventi reali, potenzialmente utilizzabili a fini ingannevoli) o l'abuso di Chatbot conversazionali, che possono pericolosamente sostituire forme primarie di relazione per fornire compagnia e supporto virtuale (companionship). Secondo Save the Children, il 41,8% degli adolescenti italiani (72% degli statunitensi) ha chiesto aiuto a un Chatbot in momenti di difficoltà emotiva. La loro pericolosità è che possono essere artificialmente empatici "by design", cioè avere la capacità di modellarsi sui bisogni affettivi e sulle fragilità espresse dall'interlocutore, fornendo l'illusione di una presenza "umana" disponibile 24 ore su 24, sempre conciliante e compiacente, oltre ad essere progettate con tattiche emotive per continuare all'infinito la conversazione. Le ricerche rilevano che un uso prolungato dei Chatbot può essere associato a percezione di solitudine crescente, minore ricerca di interazioni con persone reali, dipendenza emotiva, riduzione della flessibilità cognitiva e della capacità di pensiero critico.
Partendo dalle evidenze scientifiche, la SIP ha stilato una serie di raccomandazioni. • Tempo di esposizione giornaliero raccomandato: 0 schermi sotto i 2 anni; meno di 1 ora al giorno tra 2 e 5 anni; meno di 2 ore dopo i 5 anni • Età minima di accesso: i Pediatri raccomandano di ritardare il più possibile l'accesso dei bambini a Internet, smartphone, social media, videogiochi online e intelligenze artificiali: "Ogni anno guadagnato senza digitale è un investimento sulla salute mentale, emotiva e relazionale dei bambini". Inoltre consigliano: niente accesso non supervisionato a Internet prima dei 13 anni; primo smartphone personale non prima dei 13 anni; accesso ai social non prima dei 14 anni. • Protezione di corpo e mente: niente dispositivi nelle camere da letto; no schermi durante i pasti e prima di dormire; fornire alternative di esperienze reali: sport, gioco all'aperto, lettura, attività creative, musica, natura e amicizie, • Preservare la centralità dell'adulto: evitare le interferenze digitali nelle relazioni familiari: la cosiddetta "Technoference", che si verifica quando smartphone e notifiche interrompono il dialogo, il gioco o i momenti di cura tra genitori e figli, con impatto negativo su qualità della relazione e sviluppo emotivo dei bambini; evitare il "Parental Phubbing", ossia quando i genitori ignorano i figli perché distratti e assorbiti dai loro smartphone: questo atteggiamento è associato a un maggiore uso degli schermi nei bambini e a più conflitti nella relazione genitore-figlio; mantenere supervisione e dialogo costanti in tutte le età: i bambini non hanno bisogno solo di regole o divieti, ma della presenza dell'adulto, prima forma di cyberprotezione, che offra co-visione, valutazione critica dei contenuti, uso condiviso delle piattaforme, spiegazione di sicurezza, privacy, comportamento etico online, rischi; monitoraggio attivo ("parental monitoring"): controllare cosa usano, quanto tempo, che tipo di contenuti; dare il buon esempio: mostrare comportamenti digitali coerenti con le regole proposte ai figli; no all'uso dello schermo come leva motivazionale (premio/punizione). • Ruolo della scuola: la scuola dovrebbe offrire educazione digitale, promuovendo alfabetizzazione digitale, uso consapevole dei social media, comportamento corretto online, protezione dei dati, riconoscimento delle manipolazioni. • Ruolo del Pediatra: valutare regolarmente le abitudini digitali dei bambini, offrire consulenza preventiva alle famiglie, intercettare precocemente segni di problematicità: calo del rendimento, irritabilità, isolamento, disturbi del sonno, sintomi ansioso-depressivi
La SIP suggerisce in conclusione alle famiglie l'adozione di un "Family Plan Digitale": una sorta di accordo condiviso all'interno della famiglia che stabilisce regole chiare sull'uso delle tecnologie: tempi di utilizzo, luoghi "liberi da schermi", contenuti adatti all'età, comportamenti corretti online, strategie per prevenire rischi (privacy, sicurezza). Il Family Plan non deve essere inteso come un elenco di divieti, ma un patto di corresponsabilità che si adatti all'età e all'autonomia del minore e che sia discusso e accettato all'interno della famiglia.
Un'altra strategia concreta e sempre più adottata a livello internazionale è l'uso per i minori del telefonino "light", privo di Internet, social network e app, che consente chiamate e messaggi garantendo autonomia e sicurezza senza esporrli precocemente a ecosistemi digitali complessi.
Il messaggio finale dei Pediatri è che è necessario sapere che la tecnologia "troppo presto, troppo spesso" è incompatibile con i bisogni evolutivi dell'infanzia e dell'adolescenza.




