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Salute

Gli Stati Uniti "rovesciano" la Piramide Alimentare

di Redazione · febbraio 2026

Gli Stati Uniti "rovesciano" la Piramide Alimentare

Gli Stati Uniti hanno pubblicato dal 7 gennaio 2026 le nuove Dietary Guidelines for Americans (DGA) 2025–2030, fornendo anche una nuova grafica della piramide alimentare, "rovesciata".

Le indicazioni americane mettono giustamente al bando gli alimenti ultra-processati e i cibi pronti e trasformati ad alta densità calorica e basso valore nutrizionale e promuovono il ritorno al cosiddetto "cibo vero" ossia a un'alimentazione definita "naturale", non industriale. Tuttavia, lo slogan eat real food, "mangiate cibo vero", in questa loro la piramide capovolta, si traduce in indicazioni discutibili.

In primis, l'aumento significativo della quota proteica, fino a 1,2-1,6 g/kg di peso corporeo, con enfasi sull'utilizzo di proteine di origine animale. L'aumento in questa piramide capovolta della quota proteica fino al 25% dell'energia totale rappresenta il limite massimo considerato sicuro dai dati scientifici. Viene inoltre consigliato un apporto proteico molto elevato ad ogni pasto, ben tre volte al giorno, con origine da alimenti animali come carni, uova, latte intero, formaggi interi e burro.

Colpisce anche la liberalizzazione dei grassi saturi, pur nel limite del 10% delle calorie totali fornite dai grassi saturi totali. Sebbene un maggiore consumo di grassi saturi sembri determinare un aumento delle LDL (Lipoproteine a Bassa Densità) di dimensioni maggiori e HDL (Lipoproteine ad Alta Densità), configurando un profilo lipidico apparentemente meno aterogeno, il principale determinante del rischio cardiovascolare rimane la concentrazione totale di colesterolo LDL: quindi un aumento delle LDL di grandi dimensioni e delle HDL non garantiscono una protezione cardio-metabolica se la quota totale di LDL sale.

Esperti di alimentazione di tutto il mondo sottolineano il pericolo che le nuove linee guida, non corroborate da consolidate evidenze scientifiche, veicolino un messaggio mediatico che possa orientare verso scelte alimentari non salutari.

È la piramide alimentare della Dieta Mediterranea quella che resta il modello di riferimento per la prevenzione metabolica e cardiovascolare e contro lo sviluppo di malattie croniche, grazie all'apporto adeguato di fibre, frutta e verdura, legumi e cerali integrali, grassi di buona qualità come quelli polinsaturi (PUFA) di origine vegetale (frutta a guscio, semi, olio d'oliva) e marina (pesce azzurro e salmone) e un apporto controllato di proteine animali in equilibrio con quelle vegetali, limitando alimenti ad alta densità di zuccheri aggiunti e carboidrati raffinati, sale, grassi di bassa qualità e saturi, carni rosse e lavorate.

Gli Americani infine non prestano la dovuta attenzione agli impatti ambientali e culturali che fanno della Dieta Mediterranea patrimonio immateriale dell'Umanità secondo l'Unesco, coniugando biodiversità, convivialità e sostenibilità nel rispetto delle evidenze scientifiche.

Per migliorare davvero la salute pubblica, non servono slogan ideologici di facile impatto: serve scienza.

È su questo punto che desta preoccupazioni nel mondo scientifico internazionale tutto l'atteggiamento in generale anti-scientifico della nuova amministrazione americana. Le nuove linee guida alimentari che promuovono proteine animali e grassi saturi, così come la revisione delle raccomandazioni del calendario vaccinale pediatrico (con esclusione dalle raccomandazioni di vaccini come quelli per i Meningococchi), fino alla formalizzazione dell'uscita degli USA dall'Organizzazione mondiale della sanità, Oms, il 22 gennaio, tradiscono, a chi sa osservarle al di là della propaganda abile a colpire l'emotività degli utenti, scelte non basate sull'evidenza scientifica né sull'interesse dei cittadini. Il popolo dei "non addetti ai lavori" potrà anche esultare a credere che il messaggio delle istituzioni americani sia che ora è libero di mangiare grassi saturi e proteine animali a sazietà e di non praticare ai suoi figli vaccini che gli procuravano tante oscure titubanze e paure, ma il prezzo da pagare in termini di morbilità che ne possono conseguire potrebbe rivelarsi alto. E gli interessi economici occulti potrebbero essere poco chiari o visibili. Viene da pensare che un mondo di ammalti porti sicuramente molto più profitto al mercato della salute di un mondo che investe sulla prevenzione e la salute. Inoltre, disconoscere l'Oms quale riferimento globale condiviso di governance sanitaria e aggiornamento tecnico-scientifico rischia di abbandonare le decisioni sanitarie alle fluttuazioni ideologiche delle amministrazioni politiche di turno, rinunciando a proteggere in modo equo tutte le popolazioni del mondo. Attaccare la scienza politicizzando la salute pubblica non è un atto innocuo: ritornare al passato può voler dire, molto semplicemente, tornare ad ammalarsi e morire di malattie oggi prevenibili. Senza rispetto e tutela della scienza, si mettono a rischio progresso, salute, vita. E futuro.