La stagione influenzale 2025–2026 in Italia è stata di intensità moderata, nella media di quelle degli ultimi anni post-pandemia, con numeri alti di casi e notevole impegno assistenziale. Non si sono confermate tuttavia le previsioni di un'influenza peggiore di quelle degli ultimi anni, sulla scorta di quanto osservato in Australia e Nuova Zelanda (emisfero australe), dove l'inverno è anticipato di sei mesi rispetto al nostro emisfero (boreale).
LA SORVEGLIANZA - Sono stati colpiti oltre 12 milioni di Italiani, secondo il rapporto della sorveglianza epidemiologica RespiVirNet, la rete coordinata dall'Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Ministero della Salute, che monitora l'andamento delle infezioni respiratorie sul territorio nazionale pubblicando ogni settimana un bollettino epidemico, a partire dalla settimana 13-19 ottobre. La sorveglianza rappresenta uno strumento chiave per monitorare l'andamento della stagione influenzale.
LA DEFINIZIONE DI CASO - I dati di questa stagione non sono perfettamente confrontabili per incidenza e intensità con quelli degli anni precedenti, in quanto la sorveglianza RespiVirNet ha modificato la definizione di caso: non sono state più registrate le Sindromi simil-influenzali (ILI, Influenza like sindrome), bensì le Infezioni respiratorie acute (ARI, Acute Respiratory Infection). La differenza è che una ILI prevede la coesistenza di un sintomo respiratorio (tosse, mal di gola) con uno sistemico (malessere, dolori muscolari), mentre una ARI richiede: un'insorgenza improvvisa dei sintomi; la presenza di almeno uno tra 4 sintomi respiratori: tosse, mal di gola, difficoltà respiratoria, coriza (raffreddore, naso che cola); il giudizio clinico del medico che l'affezione sia dovuta a un'infezione. Quindi le ARI non richiedono la presenza di sintomi generali. Questo cambiamento è per uniformarsi al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e per monitorare più accuratamente i virus respiratori diversi dall'influenza, che spesso manifestano esclusivamente sintomi a carico delle vie aeree.
EVOLUZIONE DELL'EPIDEMIA - I primi casi sono iniziati quest'anno anticipatamente in Italia e in Europa, già in ottobre. Il picco di 700-800 mila nuovi casi a settimana è stato raggiunto a fine dicembre, tra Natale e Capodanno (circa 17,6 casi per 1000 assistiti). È seguito poi un calo graduale, ma con una lunga coda ancora presente a fine marzo, complice il persistere delle basse temperature e gli sbalzi climatici. Le incidenze più alte si sono registrate al Sud Italia (Campania, Basilicata, Puglia, Sardegna).
TIPOLOGIE VIRALI - Tra i virus influenzali, l'epidemia è stata sostenuta quasi totalmente dal tipo A, con circolazione mista di virus A(H3N2) e A(H1N1) e particolare diffusione della cosiddetta variante "K" dell'H3N2, ribattezzata dai media la "super-influenza". Emersa nell'agosto 2025, questa variante del virus A(H3N2) presenta 7 nuove mutazioni, che ne hanno favorito la rapida diffusione e hanno causato impennata di casi nel Regno Unito, nel Sud America (Perù e Bolivia), in Giappone. Tuttavia, non ha causato una malattia più grave, infatti il sottotipo prevalente tra le forme gravi è A(H1N1). La composizione dei vaccini disponibili, che secondo le indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità contemplavano tre ceppi: 2 virus A (H1N1 e H3N2) e un virus B (Victoria), è stata adeguata contro i virus circolanti. Accanto ai virus influenzali, è stata alta la circolazione di altri virus respiratori come Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), Rhinovirus, Para-influenzali, Adenovirus, Metapneumovirus, Bocavirus, Covid e altri Coronavirus diversi da SARS-CoV-2.
BAMBINI - Come accade ogni anno, la fascia più colpita è stata quella dei bambini piccoli (0–4 anni), con picchi fino a 40 casi settimanali per mille assistiti. Nella fascia 0-14 anni, ogni anno 1 soggetto su 4 contrae l'influenza in Italia, ma, tra i vari gradi scolastici, sono i bambini della scuola materna quelli più colpiti e maggiormente diffusori del contagio.
VACCINAZIONE - La vaccinazione resta la misura più efficace per prevenire ricoveri e complicazioni dell'influenza come otite media, bronchite, polmonite, sinusite, riacutizzazione di asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva, miocardite, encefalite. Sono esposti alle complicazioni soprattutto le popolazioni ad alto rischio, alle quali è raccomandato il vaccino: bambini piccoli (6 mes-2 anni), donne in gravidanza, anziani, fragili (persone con deficit della risposta immune o con malattie croniche). Oltre che per proteggere sé stessi, il vaccino rappresenta una strategia di protezione della collettività, contribuendo a limitare la diffusione del virus, i costi sanitari e sociali (spese per i farmaci e l'assistenza, uso inappropriato degli antibiotici, assenteismo scolastico e lavorativo). Purtroppo, in Italia la copertura vaccinale antinfluenzale negli over 65 resta insufficiente: circa un anziano su tre non si vaccina, lontano dall'obiettivo minimo di copertura del 75% e da quello ideale del 95% indicato dalle autorità sanitarie. Non è importante vaccinare solo gli anziani, ma anche i bambini, nonostante il clamoroso ritiro da parte dei CDC statunitensi della raccomandazione alla vaccinazione universale per i bambini, dettato da palesi motivazioni ideologiche non essendo supportato da nuove evidenze scientifiche. Il vaccino rappresenta un'arma preziosa sia per proteggere i bambini da ricoveri e complicazioni, sia per ridurre la diffusione dei casi nella comunità, dato che rappresentano un importante amplificatore dei focolai influenzali: fino all'80% dei contagi familiari origina infatti dai figli, sebbene le persone over 65 anni siano le più gravate da esiti. Per questo, organizzazioni scientifiche come la American Academy of Pediatrics continuano a raccomandare la vaccinazione antinfluenzale universale per i bambini a partire dai sei mesi di età. Nove studi preliminari condotti dai ricercatori dell'European IVE group, di cui fa parte anche l'Iss, i cui risultati sono stati pubblicati su Eurosurveillance, che hanno analizzato i dati di 16 Paesi europei, confermano che l'efficacia del vaccino antinfluenzale utilizzato in questa stagione è stata più alta di quanto atteso. L'efficacia è risultata più alta nei bambini che negli adulti. Le forme gravi e complicate hanno riguardato largamente la popolazione non vaccinata.
MISURE GENERALI DI PREVENZIONE - Al di là della vaccinazione, restano sempre fondamentali nella prevenzione comportamenti individuali e misure igienico-sanitarie volti a ridurre la trasmissione del virus, quali: igiene regolare delle mani e degli ambienti, etichetta respiratoria (coprire bocca e naso durante tosse e starnuti), evitare di toccarsi occhi, naso o bocca, restare a casa se ammalati, non stare a contatto con persone con sintomatologia influenzale, ventilazione adeguata degli ambienti chiusi per un ricircolo di aria, evitare ambienti affollati, utilizzare la mascherina in presenza di soggetti fragili. Uno studio del Politecnico di Milano, realizzato in tre grandi città italiane- Torino, Milano e Palermo- e pubblicato quest'anno sulla rivista Proceedings of the Royal Society di Londra, mostra come comportamenti individuali apparentemente isolati da parte di una minoranza di cittadini che ignora le regole di prevenzione possa favorire lo sviluppo di un'epidemia, amplificando e accelerando la diffusione dei contagi in intere città.




