IL FOCOLAIO - Il mese di marzo 2026 è stato segnato dall'allarme per un focolaio importante di Epatite A (HAV, Hepatitis A Virus), con oltre 180 casi accertati, localizzato soprattutto in Campania, in particolare nell'area di Napoli, ma con aumento dei casi anche in Lazio e Puglia. La diffusione risulta circa dieci volte superiore alla media dell'ultimo decennio. A fine marzo, risultano oltre 70 i ricoveri all'Ospedale Cotugno di Napoli.
Il fattore più probabile alla base del focolaio è il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti contaminati dal virus. I molluschi bivalvi (vongola, cozza o mitilo, ostrica, cannolicchio) si nutrono filtrando l'acqua marina: se questa è inquinata da scarichi fognari non depurati, fungono da "spugna" che concentra i virus contenuti nei residui fecali. Per questo, a Napoli è stato vietato, con un'ordinanza in vigore dal 19 marzo, il consumo di questi prodotti crudi nei locali pubblici (raccomandando di non consumarli nemmeno a casa) e sono stati rafforzati i controlli sulla filiera dei frutti di mare. Il Nas di Napoli ipotizza che siano state messe in vendita cozze nostrane mischiate con partite contaminate acquistate all'estero. Un'altra ipotesi è che si siano verificati scarichi fognari direttamente nelle acque di mare, in particolare sul litorale a nord della costa della Campania. Il consumo dei prodotti contaminati sarebbe avvenuto nel corso delle festività natalizie.
LA TRASMISSIONE - L'Epatite A è la forma più comune di epatite virale acuta. L'agente eziologico è un virus a RNA che si trasmette principalmente per via oro-fecale: il virus è eliminato dalla persona infetta con le feci da circa 10 giorni prima dell'insorgenza dei sintomi fino a 7-10 giorni dopo ed entra nel nuovo ospite per via orale, attraverso il consumo di acqua o cibo contaminato crudo o poco cotto o per contatto stretto e diretto esempio tramite le mani. L'eliminazione del virus con le feci è massima nell'ultimo periodo di incubazione, circa 5 giorni prima della comparsa dei sintomi. Nei pazienti immunodepressi l'escrezione del virus con le feci potrebbe continuare sino a 6 mesi dopo l'esordio. Il contagio di solito si verifica prima che la malattia sia manifesta e diagnosticata.
EPIDEMIOLOGIA - La malattia può manifestarsi sia con casi sporadici che con focolai epidemici in piccole comunità.
INCUBAZIONE - Ha un'incubazione da 2-5 settimane, mediamente 28-30 giorni, fino a un massimo di 2 mesi.
SINTOMATOLOGIA - Si manifesta come un'epatite acuta, talvolta asintomatica (soprattutto nei bambini, che nel 90% hanno un'infezione con sintomi assenti o lievi e misconosciuti) o con febbre, malessere generale, stanchezza, nausea e vomito, anoressia, dolore addominale, diarrea, ittero (colorazione giallastra della pelle e degli occhi), urine ridotte e scure e feci chiare (acoliche), prurito. A partire da 4-5 giorni prima della fase itterica si assiste a un'intensificazione della sintomatologia, che invece migliora con la fase itterica. L'ittero, molto frequente negli adulti (70-80%), è meno frequente nei bambini e adolescenti dai 6 ai 17 anni (40-50%) ed è raro (meno del 10% dei casi) nei bambini sotto i 6 anni. Anche gli asintomatici possono infettare.
EVOLUZIONE - La malattia di solito si risolve spontaneamente in 1-2-mesi, senza complicanze né esiti. Il 10-15% dei pazienti può presentare ricorrenza dei sintomi durante i sei mesi successivi all'infezione iniziale. Raramente possono manifestarsi forme colestatiche (2-3%, con marcato ittero e prurito e durata maggiore della sintomatologia) e ancora più raramente la malattia può avere decorso grave, che può portare a insufficienza epatica fulminante, richiedendo un trapianto di fegato d'urgenza. Dopo l'infezione, l'individuo acquisisce immunità per il resto della vita. L'Epatite A non cronicizza mai.
PROGNOSI - La mortalità è molto bassa: circa 0,1-0,3%. Le forme gravi interessano persone in età avanzata o con malattie epatiche croniche o con immunodepressione.
PERSONE A RISCHIO - Negli ultimi anni, la diffusione del virus A sta crescendo in Europa tra popolazioni socialmente vulnerabili, come nella comunità Rom, nelle persone senzatetto, in quelle che vivono in cattive condizioni igieniche e con accesso limitato alle cure, nei tossicodipendenti per via endovena. L'Epatite A sta anche emergendo come malattia sessualmente trasmissibile nelle persone omosessuali.
DIAGNOSI - La diagnosi avviene attraverso esami del sangue: aumento di transaminasi, in particolare ALT o GPT, fosfatasi alcalina, gamma-GT e altri enzimi epatici, di bilirubina se c'è ittero, presenza di anticorpi specifici. Altri test possono essere effettuati per valutare la funzione epatica: albumina sierica, tempo di protrombina. Gli enzimi epatici restano elevati per 4-9 settimane. Le IgM anti-HAV si rilevano a partire dalla 3ª- 4ª settimana, raggiungono il picco dopo 5-7 settimane, diminuiscono dopo 7-8 settimane. Le IgG anti-HAV si rilevano a partire dalla 4ª-5ª settimana, dopo 8 settimane superano i livelli di IgM anti-HAV, raggiungono il massimo a partire da 9-10 settimane e persistono per tutta la vita. Gli anticorpi IgM sono un marker di infezione acuta, mentre la presenza di anticorpi IgG significa che la fase acuta della malattia è passata e la persona è immune da ulteriori infezioni. Purtroppo, molte volte la diagnosi sfugge. Una diagnosi tempestiva è importante per interrompere la circolazione del virus impendendo nuove infezioni. Quando si crea un focolaio, la Regione avvia il tracciamento dei pazienti e rafforza la sorveglianza epidemiologica.
TERAPIA - Non esiste terapia specifica. Il cardine della terapia è: riposo, supporto nutrizionale, idratazione.
PREVENZIONE - La prevenzione si fonda su: igiene delle mani (lavare bene le mani prima di cucinare e mangiare, usando acqua calda e sapone per almeno 40-60 secondi); lavaggio accurato di frutta e verdura consumati crudi (es. frutti di bosco, insalata, pomodori); cottura completa degli alimenti (almeno gli 85°C per un tempo minimo di 5 minuti); evitare pesce e frutti di mare crudi; utilizzo di acqua sicura per bere; mantenere puliti utensili e superfici della cucina; evitare contaminazioni tra cibi crudi e cotti.
VACCINO - Contro l'epatite A esiste un vaccino sicuro ed efficace, che è consigliato come profilassi post-esposizione per i contatti stretti di casi accertati in famiglia o a scuola o sessuali (entro 15 giorni dall'insorgenza dei sintomi nei casi indice) o prima di viaggi in aree endemiche (Africa, Asia Sudorientale o Sudamerica) e ai soggetti con epatite cronica. La Regione Campania ha disposto una campagna straordinaria di vaccinazione contro il virus dell'epatite A. Il vaccino conferisce protezione dopo 4 settimane. La schedula prevede due dosi a distanza di 6-12 mesi.




