Serbatoio naturale e trasmissione L'infezione da Hantavirus rientra tra le zoonosi: malattie trasmesse all'uomo dagli animali. Le zoonosi rappresentano un rischio sanitario emergente favorito da diversi fattori del mondo contemporaneo (mobilità globale che ha annullato confini e distanze, alterazione degli ecosistemi, cambiamenti climatici, deforestazione, urbanizzazione) che aumentano le possibilità di spillover, cioè di salto di specie dagli animali all'uomo. Contro le zoonosi è necessario un approccio One Health, rivolto simultaneamente ad ambiente, salute animale e salute umana. Il serbatoio naturale degli Hantavirus è costituito dai roditori (topi e ratti selvatici), che li ospitano in forma asintomatica e possono veicolarli occasionalmente agli esseri umani. La trasmissione avviene soprattutto tramite inalazione di particelle aeree contaminate provenienti da urina, feci o saliva dei roditori, oppure attraverso il contatto diretto con fluidi biologici degli animali infetti o superfici contaminate, soprattutto su cute lesa. Ogni specie di Hantavirus è associata a una specie specifica di roditore. L'esposizione si verifica durante attività come la pulizia o la movimentazione di polvere in aree infestate dai roditori, soprattutto in ambienti chiusi o scarsamente ventilati come magazzini, cantine, capannoni, fienili, baite, rifugi o edifici abbandonati, più frequentemente in aree rurali, boschive o agricole come foreste, campi e fattorie. Soltanto una specie, il virus Andes, diffuso in Sud Argentina e Cile, nelle regioni andino-patagoniche, ha manifestato capacità di trasmissione interumana, a seguito di contatto stretto e prolungato (permanenza entro 2 metri per oltre 15 minuti) con persone sintomatiche.
Incubazione I sintomi compaiono generalmente tra 1 e 8 settimane dall'esposizione, in media 2-4 settimane.
Manifestazioni cliniche Esistono due forme: • Sindrome cardiopolmonare da Hantavirus (Hantavirus cardiopulmonary syndrome): esordisce con sintomi aspecifici quali febbre alta, dolori muscolari, tosse secca, cefalea, brividi, disturbi gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea e dolore addominale, ma può evolvere con rapido peggioramento nel giro di poche ore, con comparsa di astenia, vertigini, riduzione della diuresi, dolore toracico, distress respiratorio, ipotensione, fino alla precipitazione fulminante verso un'insufficienza respiratoria acuta, con ipossiemia refrattaria all'ossigenoterapia, shock e morte. È diffusa nelle Americhe. • Febbre emorragica con sindrome renale (Haemorrhagic fever with renal syndrome): colpisce principalmente reni e vasi sanguigni ed è diffusa in Asia.
Diagnosi La diagnosi si basa su metodi molecolari e sierologici. Il test molecolare PCR (polymerase chain reaction) consente di rilevare la viremia nelle fasi iniziali, mentre il test sierologico (IgM) diventa positivo dopo la comparsa dei sintomi. il campione più sensibile per la PCR è il sangue intero (buffy coat): altri campioni, come i tamponi nasofaringei o i fluidi della mucosa orale, hanno bassa capacità di rilevazione (intorno al 25-55%). Test diagnostici molecolari eseguiti durante il periodo di incubazione possono dare risultati falsamente negativi: vanno eseguiti dopo il primo comparire dei sintomi nei soggetti a rischio per esposizione nota.
Contagiosità Il periodo di massima contagiosità è quello della fase prodromica, quando i sintomi sono ancora aspecifici e difficili da riconoscere. Sebbene la trasmissione pre-sintomatica non sia stata documentata e la International Hantavirus Society affermi che la trasmissione interumana è principalmente associata alla malattia sintomatica, non può essere esclusa la possibilità di contagio da parte degli asintomatici, nei giorni immediatamente precedenti la comparsa dei sintomi.
Terapia Attualmente non sono disponibili terapie antivirali specifiche o anticorpi monoclonali né vaccini autorizzati. La terapia è di supporto: monitoraggio clinico e gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali, spesso in terapia intensiva.
Prevenzione La prevenzione si fonda sulla riduzione del contatto con roditori e loro scorie: conservazione di alimenti e rifiuti in contenitori chiusi, pulizia degli ambienti, chiusura di crepe e aperture negli edifici per impedire l'accesso ai roditori, attenzione a non spazzare o aspirare a secco materiali contaminati da escrementi di topi, per non disperdere nell'aria particelle potenzialmente infette. Prima della pulizia è raccomandato inumidire le superfici contaminate con detergenti o disinfettanti. A queste misure si aggiungono le normali precauzioni per limitare il rischio di contagi da malattie respiratorie: igiene delle mani, etichetta respiratoria (coprire bocca e naso quando si tossisce e si starnutisce), distanziamento fisico.
L'epidemia attuale Il 2 maggio 2026 è stato segnalato all'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) lo sviluppo di un focolaio epidemico di Hantavirus Andes a bordo di una nave da crociera olandese, la MV Hondius, salpata il primo aprile dall'Argentina e in navigazione nell'Oceano Atlantico alla volta dell'Antartide, con a bordo 147 persone tra passeggeri ed equipaggio, provenienti da 23 Paesi. A fine maggio, risultano da questo focolaio 12 casi, di cui 3 decessi (tasso di letalità del 27%). La diffusione è nata probabilmente da un'esposizione a roditori infetti durante un'escursione di birdwatching tra i boschi della Patagonia di una coppia di turisti olandesi, lui 70 anni, lei 69, entrambi poi deceduti dopo essersi imbarcati a bordo della nave. Il marito ha manifestato i sintomi il 6 aprile ed è deceduto sulla nave l'11, la moglie il 26 aprile, dopo essere sbarcata ammalata all'isola di Sant'Elena, peggiorando durante il volo verso Johannesburg per raggiungere l'ospedale in Sud Africa, dove è deceduta appena arrivata. Una terza passeggera, una donna tedesca, è deceduta il 2 maggio. In Argentina è in corso un'epidemia del virus delle Ande: tra luglio 2025 e la fine di aprile 2026, sono stati registrati 101 casi e 32 morti, con tasso di letalità del 31,7%. Il virus sta colpendo attualmente in Sud America anche le città, complice il cambiamento climatico che induce la proliferazione di vegetazione utile allo sviluppo dei roditori e li spinge ad allargare il loro habitat naturale. Grazie poi ai viaggi internazionali, in un mondo globalizzato come il nostro, le malattie non conoscono potenzialmente confini geografici. A livello internazionale è attualmente in corso il tracciamento e monitoraggio coordinato dei contatti delle persone che hanno avuto contatti a rischio. I passeggeri sono stati sbarcati a Tenerife, nelle Isole Canarie, il 10 maggio e rimpatriati nei rispettivi Paesi di origine (Italia, Spagna, Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Paesi Bassi, Belgio e Turchia) tramite voli non commerciali appositamente organizzati, con il supporto dell'Oms; la nave ha lasciato le Canarie l'11 maggio per fare ritorno nei Paesi Bassi, con 25 membri dell'equipaggio ancora a bordo. Tutte le persone che erano a bordo devono rispettare la quarantena per sei settimane (42 giorni), con protocolli sanitari straordinari di monitoraggio attivo quotidiano: ogni giorno, per 42 giorni consecutivi, un operatore sanitario (o un sistema automatizzato di telehealth) contatta la persona per verificare l'eventuale comparsa di sintomi. Attualmente, più di 600 contatti continuano a essere monitorati in 30 Paesi. In Italia non c'è nessun caso, solo 4 persone sotto sorveglianza attiva a scopo precauzionale e prive di sintomi.
Valutazione del rischio Attualmente l'OMS valuta come "basso" per la popolazione mondiale il rischio derivante da questo evento e l'European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) "molto basso" per la popolazione europea. Sebbene la storia abbia ricordato l'incubo dell'inizio della pandemia da COVID, la contagiosità è molto più contenuta: mentre il COVID ha come "indice R", che misura la trasmissibilità da una persona all'altra (numero di persone infettate da una persona infetta) il valore 5, l'Hantavirus ha un valore minore di 1. Un altro fattore importante è che il serbatoio naturale del virus Andes, il topo pigmeo del riso a coda lunga (Oligoryzomys longicaudatus), è un roditore esclusivo del Sud America: ciò rende impossibile una diffusione stabile del virus attraverso la fauna locale. Certamente, il fatto che l'epidemia sia scoppiata su una nave da crociera ha amplificato i contagi, essendo un ambiente a maggior rischio di trasmissibilità di un virus rispetto alla terraferma: spazi angusti, ricircolo d'aria, buffet condivisi, centinaia di persone che condividono gli stessi ambienti per giorni e giorni fanno sì che il tasso di riproduzione R su una nave sia superiore a quello che si registrerebbe in una città o in un normale contesto sociale. Le istituzioni sanitarie raccomandano di mantenere un approccio di massima cautela e rafforzare le attività di sorveglianza sanitaria, con particolare attenzione all'identificazione precoce di eventuali casi sospetti e all'adozione tempestiva delle misure di contenimento previste per i casi confermati.
Definizioni operative dei casi e dei contatti Il Ministero della Salute ha pubblicato il 15 maggio una Circolare con indicazioni tecnico-operative per la gestione.
Si considera "Caso sospetto" chiunque abbia condiviso o transitato su un mezzo di trasporto sul quale ci sia stato un caso confermato o probabile o chiunque sia stato in contatto con un passeggero o membro dell'equipaggio della nave MV Hondius a partire dal 5 aprile e presenti almeno uno dei seguenti sintomi: febbre acuta (o anamnesi di febbre), dolori muscolari, astenia, brividi, mal di testa, vertigini, sintomi gastrointestinali (ad es. nausea, vomito, diarrea, dolore addominale) oppure sintomi respiratori (ad es. tosse, respiro corto, dolore toracico, difficoltà respiratoria).
Si considera "Caso probabile" una persona che presenta segni e sintomi compatibili e collegamento epidemiologico noto con un caso confermato.
Si considera infine "Caso confermato" un caso sospetto o probabile con conferma di laboratorio mediante test PCR o sierologico.
Per "Contatto" si intende una persona che è stata esposta a un caso confermato o probabile.
Cosa fare in caso di sospetto Se un contatto manifesta sintomi, metterlo immediatamente in isolamento, notificare il caso alle autorità sanitarie pubbliche locali, effettuare valutazione medica e prelievo di campioni per esecuzione dei test. Il paziente sarà dotato di dispositivi di protezione, come mascherina FFP2 o chirurgica resistente ai fluidi e guanti monouso e saranno adottate da parte di chi lo assiste precauzioni contro la trasmissione per contatto, droplets e via respiratoria; se indicato, il paziente sarà trasferito in sicurezza presso reparti di Malattie infettive di riferimento dove siano rispettati rigorosi protocolli di biosicurezza previsti per i patogeni ad alto rischio (il gruppo 3).
Conclusioni del Ministero della Salute Il Ministero continuerà a monitorare costantemente l'evoluzione del quadro epidemiologico internazionale, in raccordo con gli organismi nazionali, europei e internazionali competenti, riservandosi di emanare ulteriori indicazioni o misure di sanità pubblica, anche su specifici aspetti operativi, sulla base dell'evoluzione dello scenario epidemiologico e delle evidenze tecnico-scientifiche progressivamente disponibili.




