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Salute

Combattere il colesterolo cattivo a tavola

di Redazione · febbraio 2011

Combattere il colesterolo cattivo a tavola

Il colesterolo è una molecola lipidica, cioè un grasso, che svolge nel nostro organismo numerose funzioni di rilevante importanza. Basti pensare, ad esempio, che esso è il precursore degli ormoni steroidei come gli androgeni e gli estrogeni.

Tuttavia, un eccesso di colesterolo totale nel sangue e, in particolare, di colesterolo LDL, può essere estremamente dannoso per la nostra salute poiché aumenta la probabilità che si verifichino eventi funesti quali l'ictus e l'infarto.

Al contrario, studi condotti su ampi numeri di individui dimostrano che una riduzione della colesterolemia (concentrazione di colesterolo nel plasma) abbassa il rischio che si verifichino questi gravi eventi patologici. Un altro elemento protettivo per la nostra salute è invece il colesterolo HDL, la famosa forma "buona", i cui livelli devono essere sufficientemente elevati.

Diversi sono i fattori, al di là della presenza o meno, in un individuo, di una predisposizione genetica, che contribuiscono allo sviluppo di una colesterolemia elevata. Tra essi annoveriamo una dieta scorretta, la sedentarietà, il sovrappeso o l'obesità e il fumo di sigaretta.

ACCORGIMENTI DIETETICI PER COMBATTE L'ECCESSO DI COLESTEROLO

Non si può pensare di intervenire sui livelli di colesterolo elevati senza prima attuare cambiamenti migliorativi nella propria alimentazione. Se la dieta corretta, nel contesto di uno stile di vita salutare, non bastasse a normalizzare i livelli di colesterolo plasmatico allora( e solamente previa prescrizione medica) si può passare ad un intervento farmacologico. I farmaci per espletare al meglio le proprie funzioni, però, devono sempre e comunque essere associati ad una dieta sana. Vediamo, dunque, nel concreto, in cosa consistono questi cambiamenti migliorativi:

• Perdita di peso: Studi clinici dimostrano che già la perdita del 10% del peso corporeo in soggetti in sovrappeso o obesi, determina una riduzione dei livelli di colesterolo totale e colesterolo LDL ed un aumento dei livelli di colesterolo HDL;

• Riduzione dei grassi saturi nella dieta: Diversamente dall'opinione comune, al primo posto nella classifica dei componenti della dieta che fanno aumentare il colesterolo, non troviamo lo stesso ma, i grassi saturi! Essi si ritrovano principalmente nei cibi di origine animale. Pertanto buona norma è limitare il consumo di formaggi, preferire le carni bianche (da cuocere rigorosamente senza pelle), scegliere i tagli di carne rossa più magri, limitare il consumo di uova a 2 a settimana, scegliere i salumi più poveri di grassi come la bresaola, il petto di tacchino, il prosciutto crudo magro;

• Riduzione del colesterolo nella dieta: I cibi più ricchi in colesterolo sono le frattaglie, le uova e il burro. Oltre alle indicazioni fornite precedentemente per le uova, sarebbe opportuno consumare frattaglie e burro sporadicamente. Ricordiamo, inoltre, che burro e uova si ritrovano anche come ingredienti in varie preparazioni, soprattutto dolciarie. Crostacei e molluschi hanno un contenuto più moderato in colesterolo rispetto ai cibi precedentemente citati. Quindi, è sufficiente consumarli saltuariamente piuttosto che eliminarli totalmente dalla dieta;

• Aumento del consumo di fibre: Ne sono ricchi frutta, verdura, legumi, cereali integrali;

• Utilizzare come condimento alle pietanze l'olio extravergine di oliva: È ricco in grassi monoinsaturi i quali, non presentano gli effetti negativi sul colesterolo plasmatico tipici dei grassi saturi;

• Incrementare l'apporto di grassi polinsaturi: Un incremento dell'assunzione di acidi grassi polinsaturi della serie Ω 3 (comunemente indicati come Ω 3, "omega tre") determina non solo un abbassamento dei livelli di colesterolo plasmatico ma, anche di trigliceridi. Un'importante fonte di questi nutrienti è il cosiddetto "pesce azzurro" anche se, spesso, si preferisce somministrare gli Ω 3 come integratore, data l'elevata quantità di pesce necessaria per raggiungere una concentrazione tale da avere un effetto clinico.