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Salute

Quando la glicemia sale…

di Redazione · ottobre 2011

Quando la glicemia sale…

In condizioni normali, la glicemia (concentrazione di glucosio nel sangue) è mantenuta in un ristretto intervallo di valori grazie all'azione di ormoni che ne regolano i livelli circolanti. Uno di questi è l'insulina, prodotta dalle cellule β del pancreas. Dopo un pasto, i livelli di glicemia tendono fisiologicamente ad aumentare. In risposta a ciò, il pancreas secerne l'insulina che agisce su specifici tessuti (fegato, muscolo scheletrico e tessuto adiposo) determinando l'utilizzazione del glucosio e, quindi, l'abbassamento della glicemia.

Cos'è l'insulino-resistenza? Valori di glicemia a digiuno sopra i livelli ottimali potrebbero essere il segnale che si sta instaurando nel proprio organismo una condizione detta di insulino-resistenza. Con tale termine indichiamo una situazione nella quale l'ormone insulina non riesce più a portare il suo messaggio alle cellule in modo efficace poiché, sono presenti dei fattori che alterano "la ricezione" di questa informazione da parte dei tessuti.

Quali sono le cause dell'insulino-resistenza? Esistono diversi fattori che possono contribuire ad un'alterazione dell'azione dell'insulina, tra cui farmaci (soprattutto cortisonici) e alcune patologie genetiche (fortunatamente piuttosto rare). Più comunemente, l'insulino-resistenza è associata ad altri fattori di rischio come ipertensione, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia che possono delineare, nell'insieme, il quadro delle cosiddetta sindrome metabolica. Che relazione esiste tra insulino-resistenza e diabete? L'insulino-resistenza contribuisce in modo significativo all'insorgenza del diabete di tipo II, una patologia cronica che può diventare fortemente invalidante. Molti clinici, infatti, la definiscono come "l'anticamera" di questa condizione patologica. Per tale motivo, valori di glicemia alterati sono un forte campanello d'allarme, soprattutto in soggetti in cui esistono altri casi di diabete in famiglia.

Dieta ed esercizio fisico possono aiutare? Studi clinici dimostrano che 150 minuti a settimana di un'attività fisica di tipo aerobico (camminata, marcia, corsa, ciclismo,…) e un calo di peso del 5-10%, riducono del 60% l'incidenza di diabete di tipo II e sono quindi un'arma fondamentale nella prevenzione di questa patologia.

Quale tipo di alimentazione è opportuno seguire in tali casi? In soggetti che presentano una glicemia alterata, cosi come in altre patologie metaboliche, non è tanto la quantità che deve variare nell'ambito dell'alimentazione ma, la qualità. Indubbiamente, un controllo delle porzioni delle diverse portate è fondamentale nel mantenimento/perdita di peso corporeo ma, particolare attenzione deve essere posta nelle scelte a tavola. Vediamo insieme in cosa consistono: • Fibre alimentari: sono un alleato fondamentale nel controllo dei valori glicemici poiché, a livello intestinale, rallentano l'assorbimento del glucosio contrastando l'innalzamento della glicemia. Sono presenti in particolare in frutta, verdura, legumi e farine integrali. Si può iniziare a modificare le proprie abitudini alimentari introducendo a pranzo e a cena un piatto di verdure come contorno, utile anche per combattere la fame. L'associazione pasta o riso con legumi è un'importante scelta salutistica. Infine, è consigliabile sostituire gradualmente pane, pasta, riso, grissini, biscotti bianchi con le rispettive varietà integrali; • Grassi insaturi: Si suddividono in monoinsaturi, contenuti soprattutto nell'olio di oliva e polinsaturi presenti, in particolare, in altri oli vegetali, pesce azzurro e frutta secca. Essi devono prevalere, in quantità, sui grassi saturi, contenuti in carni, soprattutto rosse, uova, formaggi, insaccati. Perciò, oltre all'ormai ribadito consiglio di scegliere come condimento preferenziale delle pietanze l'olio extravergine di oliva, la quota di grassi polinsaturi può essere invece incrementata mediante il consumo di pesce azzurro. In commercio esistono altri tipi di oli vegetali, come quello di soia o di mais. È preferibile evitare di sostituire completamente l'olio extravergine di oliva con questi ultimi, però il consumo di piccole quantità (1-2 cucchiaini) può esercitare un effetto importante per integrare i fabbisogni di grassi polinsaturi, soprattutto della serie Ω-6. • Contenuto totale in grassi della dieta: La quantità di grassi nella dieta è un fattore importante nell'insulino-resistenza; attualmente l'alimentazione seguita dalle popolazioni industrializzate è eccessivamente grassa. Prova di tutto ciò è il dilagante problema dell'obesità. In particolare, l'accumulo di grasso al livello viscerale (collocato anatomicamente all'altezza dello stomaco) è intimamente connesso con la genesi dell'insulino-resistenza. Per tale ragione, la perdita di peso è un elemento chiave nel trattamento di questa problematica.

Sport: quale scegliere? La prima precauzione da considerare prima di accingersi a praticare una nuova attività fisica, è l'idoneità in relazione alle proprie condizioni di salute. Infatti molti soggetti che presentano un'alterazione dei valori glicemici, sono spesso in sovrappeso o, addirittura, obesi. Altri presentano, talvolta, alterazioni della funzionalità cardiaca. In tali casi è opportuno preferire attività ad intensità leggera, chiedendo sempre consiglio (soprattutto in presenza di patologie) al proprio medico. Come accennato nelle precedenti righe, è opportuno preferire un'attività di tipo aerobico, poiché è quella che più di altre favorisce la combustione dei grassi come fonte di energia per il movimento. Infine, lo sport, già da solo, è un fattore che è in grado di aumentare la sensibilità all'insulina. Ecco perché la nostra risposta a quel valore di glicemia alterato sul referto analitico dovrà essere prima di tutto un cambio dello stile di vita.