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Salute

Batti le palpebre e il cervello si resetta

di Redazione · marzo 2013

Batti le palpebre e il cervello si resetta

Tutti quanti, da 15 a 20 volte al minuto, battiamo le palpebre: avviene in modo naturale e inconscio. Questo processo è utile a livello fisiologico in quanto l'occhio si deterge e rimuove le particelle di polvere, ma secondo recenti studi serve come una sorta di riavvio per il cervello, il nostro computer interno.

Questa scoperta è il frutto di uno studio pubblicato su Proceedings of National Academies of Science (PNAS) e condotto dai ricercatori giapponesi della Osaka University. Sembra, infatti, che il cervello umano sfrutta queste frazioni di secondo, in cui gli occhi si aprono e chiudono, per rilassarsi e ricaricarsi. Durante questo processo si ridurrebbe il flusso di sangue alle regioni cerebrali associate all'attenzione prestata per esempio all'ambiente circostante, quando gli occhi sono aperti e il cervello è attivo.

Per comprendere cosa accadesse nel cervello i ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale per immagini (fMRI) su un gruppo di 20 volontari sani. I partecipanti sono stati monitorati durante la visione di sketch televisivi del noto comico Mr. Bean. Il controllo dell'attività cerebrale ha permesso di rilevare come vi fosse un momentaneo "spegnimento" delle aree del cervello coinvolte nell'elaborazione degli stimoli visivi e che coordinano l'attenzione.

Durante questa breve fase il cervello ha una momentanea perdita d'attenzione e i pensieri possono vagare liberamente.

Durante alcune fasi, si tende a battere più volte le palpebre che in altri momenti: per esempio quando si conclude una frase a voce o durante la lettura; oppure quando si sta guardando un film e in quel momento non sta accadendo niente di particolare. Secondo i ricercatori, è un modo con cui tendiamo inconsciamente a liberare l'attenzione durante un determinato compito o attività, in modo che il cervello, resettandosi, possa poi riprendere l'attività in modo più efficiente.

Il sistema nervoso necessita di buio per ricaricarsi –cosa che avviene durante le ore di sonno, quando dormiamo– ma anche di quel rapido lampeggiare che alterna luce e buio conseguente al battere delle palpebre.