Chi non conosce la sottile voglia di vendicarsi che fa ribollire il sangue nelle vene dopo aver subito un torto, uno sgarbo, un'ingiustizia o un tradimento? Persino i bambini si vendicano ma, a differenza della maggior parte degli adulti, lo fanno in modo immediato e non premeditato.
Perché ci si vuole vendicare? Chi ha subito un'offesa, pensa che, vedendo soffrire il colpevole, si attenuerà il pungente dolore che prova. E allora cerca di costruire azioni volte a ricambiare lo sgarbo anche dilazionando la vendetta nel tempo, gustandola come "piatto freddo" come recita un famoso proverbio. Colui che subisce un'ingiustizia si sente ferito nel suo orgoglio, si apre così una ferita narcisistica, un colpo alla propria autostima che genera forte aggressività. La vendetta, pertanto, viene interpretata come uno strumento che permetta all'individuo la mette in atto, di porre una pietra sopra l'offesa subita.
Quando diventa… violenza Ma purtroppo non è così, il desiderio di vendicarsi può divenire una vera e propria ossessione e occupare la mente di chi non riesce a superare tale affronto. Ci si lega al passato, si rimugina di continuo su ciò che si sarebbe potuto fare, su le varie possibilità di azione, di reazione, di controllo della situazione. E si affonda sempre di più in un vortice di malumore, di rabbia e di desiderio di infliggere la giusta punizione. Chi è ossessionato dal desiderio di vendicarsi, chi non riesce a lasciarsi alle spalle una circostanza passata, seppur realmente difficile, progetta di dare sfogo alle proprie emozioni negative facendo del male senza preoccuparsene e senza riuscire a vedere la situazione con obiettività e razionalità. Ritiene di doversi fare giustizia a tutti i costi, una giustizia personale e arbitraria. E a volte, purtroppo, si arriva fino alla violenza.
La Storia In epoche passate la vendetta era sinonimo di giustizia; nell'antica Grecia era considerata un dovere sociale, un diritto del singolo cittadino, nel medioevo era lecita ed accettata da tutti soprattutto per difendere il proprio onore. Fino a pochi decenni or sono la nostra società era clemente nel giudicare chi pareggiava i conti per motivi d'onore, vendicandosi su chi aveva infangato la sua reputazione soprattutto in ambito affettivo o familiare. Il codice penale puniva il delitto d'onore con una pena meno severa fino al 1981 anno di abolizione dell'art. 587.
Risolvi subito i conflitti Nei bambini la "vendetta" è immediata, come il chiarimento. Negli adulti invece entra nella dimensione del tempo, costretto dalle norme etico-sociali, e lì si accumula intasando il cervello. Ritrova la leggera spavalderia del bambino che litiga sul momento e torna subito a vivere.
Scrivi una lettera Trasforma in azione - un'azione innocua, ma densa di significato - la tua vendetta. Scrivi una lettera, indirizzata alla persona in questione, nella quale esprimere al meglio tutto la tua rabbiosa fantasia. Non considerarla conclusa finché non senti di aver detto tutto. Poi… non spedirla.
La miglior vendetta? Il perdono Quanto più un soggetto è maturo, tanto più cercherà di attenuare tale desiderio e di allontanarsi emotivamente dalla situazione. Ci vuole tempo e perseveranza. Chi è capace di sciogliere i nodi del risentimento e perdonare la persona che lo ha ingannato o offeso ha vinto una battaglia lunga e dolorosa. In genere, coloro che riescono dopo un percorso difficile ad abbandonare i progetti di vendetta, spostando l'energia presente nel desiderio di rivendicazione verso altre mete, dimostrano una saggezza che non tutti sono in grado di acquisire.




