Perché la medusa "morde" l'uomo? Per loro natura le meduse non attaccano, né volontariamente si dirigono verso di noi, quindi non pungono per aggressione. Il morso della medusa dipende dallo scontro con essa ed in genere siamo noi a provocarlo quando, nuotando distrattamente, finiamo proprio addosso a queste creature marine.
La più diffusa nel Mediterraneo è la Pelagia nucticola, una medusa abbastanza velenosa, di circa 10 cm di diametro, di colore trasparente o violacea con lunghi filamenti, spesso presente in branchi. Provoca solo reazioni nel punto di contatto. Le meduse pungono grazie a particolari cellule (nematocisti) che, se toccate, estroflettono dei filamenti urticanti che penetrano immediatamente nella pelle e causano sensazione di dolore bruciante e poi di prurito intenso, mentre sulla pelle rimane una zona eritematosa, edematosa e con possibile formazione di bolla, detta flittene. Cosa possono fare i genitori? Ecco le indicazioni della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica.
Cosa fare? • Una volta fuori dall'acqua, verificare che non siano rimaste parti di medusa attaccate al corpo e, se presenti, rimuoverle con una protezione per le mani o con oggetti idonei (molto utili sono tessere, carte di credito, etc..) • Disinfettare con acqua salata di mare e poi con bicarbonato; • Medicare con un gel astringente a base di Cloruro di Alluminio; • Creme a base di cortisonici possono essere utili ma non in acuto, in quanto la loro azione inizia circa 30 minuti dopo l'applicazione, quando cioè il massimo della reazione si è spento; • Creme antistaminiche possono essere utili per alleviare il prurito, ma sono fotosensibilizzanti: bisogna quindi applicarle senza esporsi al sole; • Fare molta attenzione al contatto con gli occhi per il rischio di ulcere corneali.
Cosa non fare? • No ai rimedi "fai da te" sul sito di puntura: ammoniaca, limone, aceto, alcol (può stimolare l'apertura delle nematocisti); • Non strofinare o grattare il sito di puntura, perché si corre il rischio di mandare in circolo le tossine rilasciate; • Non utilizzare pinzette per rimuovere eventuali frammenti di tentacoli, perché la lacerazione di tessuti provocherebbe la fuoriuscita di tossine; • Non disinfettare con acqua dolce, troppo fredda o ghiaccio.
Da evitare assolutamente i comportamenti catastrofici o troppo ansiosi: mantenete la calma e pensate a bagnare la ferita, calmando il bambino che sicuramente, a causa del bruciore, scoppierà in pianto.
Oltre a medicare il bambino, infatti, è importante non traumatizzarlo, affinché possa tornare in acqua senza timore.




