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Salute

Ortoressia: quando il mangiare sano porta alla morte

di Redazione · dicembre 2013

Ortoressia: quando il mangiare sano porta alla morte

Anche l'ortoressia, dunque, è figlia del nostro tempo e della nostra società: una società che ha riscoperto una filosofia alimentare 'bio' come strada di purificazione dalle contaminazioni, fino a farne una vero e proprio fanatismo. Non a caso proprio nel corso del 2013 la comunità scientifica ha riconosciuto l'ortoressia come patologia, anche se non è ancora considerata ufficialmente una disturbo alimentare di tipo psico-patologico. E ciò che rende il disturbo così insidioso è proprio la sua apparenza buona: tutto nasce come un amore verso sé stessi e verso gli alimenti sani. Ma in realtà nasconde una psicosi e una negazione del cibo come piacere. Questo tipo di problema, con tassi d'incidenza molto alti nei paesi industrializzati, è fortemente influenzato dai messaggi frequentemente lanciati dai mass media relativi a diversi allarmi alimentari: i pericoli incombenti di consumare carni contaminate dal "morbo di mucca pazza", di entrare in contatto con polli o uova di animali che hanno contratto "l'influenza aviaria" o ancora di consumare vegetali esposti a radiazioni o coltivati in terreni avvelenati.

Dal punto di vista sociale, una persona gravemente ossessionata dal cibo sano spesso finisce per isolarsi da chi non condivide le stesse abitudini, per evitare momenti con altri, quale un semplice aperitivo o una pausa caffè, durante i quali gli ortoressici eventualmente si limitano a consumare quasi esclusivamente acqua. Le chiusure sociali sono una "strategia di difesa" che mira a proteggere dalle tentazioni di cui sono ricche le occasioni sociali, tra cui torte, dolci e altri alimenti "tossici". Eventuali "peccati di gola" possono generare un tale malessere interiore da far ricercare rapidi metodi di evacuazione delle "pericolose tossine" ingerite, attraverso l'adozione di condotte di astinenza totale oppure di comportamenti di eliminazione simili a quelli osservate nei bulimici (es. auto-generazione del vomito o dell'evacuazione).

Il primo passo per curare questo disturbo è quello di lavorare sulle emozioni che alimentano l'ossessione e, in particolare, sulle paure di contaminazione e di malattia che sono il prodotto di un forte desiderio di salute. Occorre procedere per piccoli passi che permettano di acquisire una graduale flessibilità nell'alimentarsi, stabilendo inizialmente delle piccole eccezioni ritenute tollerabili, fino ad arrivare alla consapevolezza del sano piacere di mangiare. Ciò che deve cambiare gradualmente è la percezione del proprio corpo che viene vissuto dagli ortoressici come insicuro e attaccabile e soprattutto non bisognoso di tutto: a questo proposito la tradizionale piramide degli alimenti necessari per un equilibrio quotidiano è sempre molto utile e insegna che il corpo ha bisogno, con moderazione ed equilibrio, anche di cibi come dolci e grassi che spesso vengono ritenuti inutili o perfino velenosi da gran parte degli ortoressici.

Qual è l'identikit dell'ortoressico moderno?

Oltre alla ricerca spasmodica di cibi genuini, l'ortoressico è un soggetto di livello culturale medio-alto abituato a pianificare in tempi sempre più lunghi i propri pasti e a seguire delle ferree regole alimentari. Nella maggior parte dei casi, porta con sé una sorta di 'kit di sopravvivenza' preparato con cibi accuratamente selezionati. Ossessionato com'è dalla convinzione che l'ingestione di cibi preparati con alimenti potenzialmente "impuri" metta seriamente a repentaglio la propria salute, l'ortoressico non lascia mai nulla al caso e tende a stabilire con gli alimenti un rapporto a dir poco nevrotico.

Si inizia con l'escludere dalla propria alimentazione i cibi trattati con pesticidi o con qualsiasi additivo artificiale e, piano piano, i criteri di ammissibilità di un alimento diventano sempre più restrittivi.

Chi soffre di ortoressia (ortoressico) preferisce morire di fame piuttosto che mangiare cibi che ritiene contaminati o che comunque possano nuocere alla sua salute.

Il paradosso che si genera è che i comportamenti alimentari da cui dipende l'idea di garantire il proprio benessere "controllano" un ortoressico attraverso "l'illusione di controllare" la propria salute.