A questa conclusione sono arrivati due ricercatori americani sulla base di uno studio effettuato con dati raccolti attraverso questionari on line su un campione di 261 persone di età maggiore a 50 anni. Di queste 261 persone 158 possedevano un orto e dovevano nel questionario specificare quante ore passavano ogni settimana nell'orto e quali erano le motivazioni che li spingevano a coltivarlo.
I risultati hanno mostrato che le persone che coltivano l'orto hanno più possibilità di mangiare verdura rispetto a coloro che non lo possiedono.
Per quanto riguarda il consumo di frutta non si è rilevata alcuna connessione tra chi possiede un orto e chi no e nessuna differenza significativa è stata inoltre riscontrata tra uomini e donne. Anche il fatto di avere poca o tanta esperienza nella coltivazione non influenzerebbe il consumo di verdura. La natura dello studio tuttavia non permette di stabilire le relazioni causali: è impossibile stabilire se le persone scelgono il giardinaggio come passatempo perché amano la verdura o è il giardinaggio che ha un influenza positiva sulla loro alimentazione.
Un secondo studio realizzato dallo stesso gruppo di ricerca e sullo stesso campione ha mostrato come il giardinaggio stesso porta benessere nelle persone che lo praticano. I coltivatori sono risultati più positivi nei confronti della vita rispetto ai non coltivatori. Essi hanno affermato che "la vita è meno noiosa e monotona" e di sentirsi "meno vecchi e stanchi". Secondo i ricercatori, il giardinaggio procurerebbe un sentimento di controllo e completezza che aiuterebbe le persone anziane ad attivarsi maggiormente, ad adottare migliori abitudini di vita e quindi ad avere una migliore qualità della vita.
L'ORTO URBANO Si tratta di un appezzamento di terreno di proprietà comunale assegnato a cittadini e destinato all'auto produzione di ortaggi, frutta e fiori. Tale pratica è diffusa oggi in molte città italiane, pur essendo per il nostro paese una realtà piuttosto recente. Il nome con il quale venivano chiamati all'inizio questi orti era reliefgardens, che potremmo tradurre come orti di sollievo, soccorso; oppure ancora welfare gardens, intendendoli così come vere e proprie politiche di welfare. In Italia fu con il fascismo che queste iniziative presero piede, con i cosi detti orti di guerra. Ma oggi, oltre agli aspetti meramente economici, si apprezzano svariate altre opportunità che l'orto sociale offre: possibilità di nuove conoscenze (al giorno d'oggi capita di non sapere neanche chi sia il vicino di casa), scambio di competenze e aiuto reciproco, cura e rivitalizzazione del verde urbano, auto produzione di cibo sano, riscoperta di prodotti locali, organizzazione di eventi culturali e ricreativi. Insomma, un orto sociale può diventare un nuovo centro di aggregazione e un motore che alimenta il capitale umano di una comunità.




