I ricercatori della Arizona State University hanno studiato come la dimensione e il numero di pezzi degli alimenti influiscono sulla soddisfazione umana e il meccanismo di ricompensa umana.
Essi hanno scoperto che piccoli porzioni di cibo sono più "gratificanti" e portano a un maggiore senso di sazietà rispetto ad un cibo in un'unica porzione, anche se in realtà contengono lo stesso numero di calorie.
Una porzione di cibo tagliato in più pezzi può infatti sembrare più voluminosa e suscitare una maggiore soddisfazione rispetto alla stessa porzione presentata come un unico pezzo di grandi dimensioni.
I ricercatori hanno scoperto che sia gli esseri umani che gli animali giudicano la quantità di cibo che mangiano in base al numero di pezzi in cui è diviso l'alimento presente nel proprio piatto.
Per effettuare lo studio sono stati utilizzati topi di laboratorio divisi in due gruppi. Nel corso della ricerca, gli scienziati hanno osservato che quando i topi sono stati addestrati ad associare una parte di un labirinto con una pallina da 300mg di cibo e un altro con quattro palline da 75mg, hanno preferito quest'ultima area.
Anche gli studenti universitari che avevano mangiato un panino diviso in quattro parti pranzando poi dopo 20 minuti, avevano mangiato di meno di quelli che avevano ricevuto un panino non tagliato.
"Tagliare gli alimenti in pezzi più piccoli può essere utile per coloro che seguono una dieta, così da rendere il pasto più saziante", ha affermato Devina Wadhera, capo ricercatore presso l'Arizona State University.
Forse non sapevi... Secondo gli studiosi la misura delle porzioni del cibo condiziona l'intero pasto. Dato che è il numero di bocconi a influenzare il meccanismo della sazietà, e non la loro grandezza, tagliare il cibo in piccoli pezzi soddisfa l'appetito e fa mangiare meno. Chi, invece, divide il cibo in pezzi più grossi, di conseguenza lo consuma in bocconi più grandi e, per saziarsi, mangia di più.
Chi mangia regolarmente senza saltare un pasto, perde mediamente quattro chili in più in un anno rispetto a chi rinuncia spesso al pranzo o salta la colazione o la cena; inoltre, chi tiene un diario, riesce a perdere sempre in un anno tre chili in più rispetto a chi non ha questa abitudine.




