Un prodotto "light" può essere definito, in linea generale, come un alimento che contiene una quota calorica inferiore rispetto all'equivalente comunemente commercializzato. Esiste anche, a tutela del consumatore, una normativa europea che definisce chiaramente ed inequivocabilmente le caratteristiche che un dato cibo, solido o liquido, deve possedere per potersi fregiare in etichetta del titolo "light". Questo dovrebbe porre fine ad informazioni fuorvianti per l'acquirente.
Per ottenete un prodotto light, si agisce riducendo il contenuto in grassi o in zuccheri semplici. La domanda da porsi è: da cosa sono sostituiti tali nutrienti? Un esempio classico è quello di molti snack e bevande analcoliche light, dove agli zuccheri naturali si preferiscono dolcificanti sintetici privi di potere calorico. Al di là di un ingestione occasionale di tali sostanze, che non deve allarmare, un consumo abituale, quotidiano, è sicuro? Bisogna inoltre considerare che alcuni alimenti, ad esempio i formaggi, anche se privati di una frazione del loro potere calorico restano, comunque, tali da non eccederne nel consumo.
Naturalmente, non tutti i prodotti commercializzati che seguono una logica salutistica sono da condannare. Molti scelgono materie prime che sono per loro natura a basso contenuto calorico: tagli del bovino o del maiale magri, latte parzialmente scremato, formaggi a basso contenuto di grassi perché da questi ultimi derivati. Quindi, queste preparazioni industriali, per così dire, alleggerite, possono veramente aiutarci a mantenere la linea? Bisogna innanzitutto esporre una considerazione: è un'alimentazione sana ed equilibrata che aiuta veramente una persona a mantenersi magra. Detto questo, l'impiegata che tra famiglia e lavoro ha poco tempo per preparare ad esempio il suo spuntino, può trovare in un prodotto confezionato un aiuto per seguire un'alimentazione sana anche se lo stile di vita la rende proibitivo. Purtroppo la vita reale, quotidiana, contemporanea non può sempre rispecchiare il modello teorico della massaia completamente dedita all'organizzazione del pranzo, preparato con gli ingredienti coltivati nell'orticello di casa. Quest'immagine bucolica è senza ombra di dubbio fortemente raccomandabile ma, non realistica. In tale ottica, allora, si può inserire il prodotto industriale con fini salutistici. Esso non potrà mai soppiantare una corretta cucina casalinga ma, costituire un'alternativa, il più possibile occasionale, alle pietanze preparate in casa, qualora i tempi dettati dalla vita quotidiana rendano impossibile la loro realizzazione.




