È un piccolo insetto polifago, (che può attaccare piante di diversa specie – sia agrarie che ornamentali) con dimorfismo sessuale (il maschio vola, la femmina no) facente parte delle cosiddette cocciniglie (da non confondere con le coccinelle che sono invece coleotteri definiti "UTILI" in agricoltura in quanto si nutrono di insetti parassiti delle piante).
Le cocciniglie dunque sono fitoparassiti i cui attacchi se non contrastati in tempo possono risultare letali anche per una grossa pianta arborea (come un araucaria). Tra queste i Planococcus longispinus (cocciniglie cerose) sono tra le più temibili in quanto le femmine, sebbene poco mobili, sono protette da un rivestimento biancastro polverulento che le rende quasi inattaccabili. Esse si localizzano sul tronco, sulle radici, sui rametti e sulle foglie sottraendo con delle punture continue grandi quantità di linfa ed immettendo allo stesso tempo saliva ad azione irritante con conseguente rallentamento dell'attività vegetativa, deformazione degli organi vegetali attaccati e disseccamento prima parziale e poi totale della pianta. Inoltre, la produzione di abbondante melata (sostanza zuccherina appiccicosa simile al miele d'api), oltre ad imbrattare le foglie, genera lo sviluppo di un fungo saprofita che riveste le foglie con una patina nera (fumaggine). Il deperimento generale della pianta è inevitabile.
La femmina depone circa 200 uova da cui si sviluppano altrettante forme giovanili (neanidi) le quali non avendo ancora lo stato ceroso protettivo risultano molto vulnerabili e dunque facilmente attaccabili dai fitofarmaci.
La lotta dunque se tempestiva può salvare la pianta, ma ricordo sempre che sia la scelta del prodotto chimico (fitofarmaco) sia il trattamento alla pianta deve essere eseguito da esperti del settore sia per la salute pubblica che privata sia per la pianta da salvare.
dr. Agronomo Mauro Costantino




