Nei bar o nei ritrovi dei porti si incontrano personaggi che vivono in uno dei due mondi, e qualcuno in entrambi.
Uno di questi, un giorno, raccontò di aver scoperto qualcosa nel Golfo di Salerno, e a sentirlo pareva fosse una vera scoperta. Ma il mare è una dimensione talmente unica, che sembra debba essere raccontata solo con esagerazione... Il racconto era quindi assurdo e confuso, ma Claudia, la mia assistente ed amica, mi convinse che valeva la pena andare a dare un'occhiata. La posizione era incerta, ma il presunto "ritrovamento" poteva essere avvenuto solo in una fascia ristretta di profondità e distanza dalla costa.
Dopo un'ora e più di gommone arrivammo nella zona, ancorammo, e iniziammo la ricerca.
Sarà stata fortuna, abilità o quel sesto senso che a volte spinge nella direzione giusta, ma dopo pochi minuti trovammo qualcosa che confermò una parte del racconto: l'inconfondibile ala di un aereo, lunga una decina di metri e larga circa due.
Il sanguinoso Sbarco di Salerno degli Alleati era avvenuto proprio in quella zona, l'8 settembre 1943, 5 giorni dopo l'armistizio. I capi militari italiani, per paura dei loro alleati nazisti, non avevano ancora annunciato la resa, organizzando la propria fuga e lasciando che soldati italiani e Alleati continuassero ad uccidersi per cinque giorni. Aerei e sommergibili italiani furono quindi inviati contro gli Alleati, mentre all'annuncio dell'armistizio i nazisti si impadronirono dell'Italia.
Ma subito sorse un problema: sulla semiala non ancora coperta dalla sabbia, si riusciva a distinguere chiaramente la coccarda tricolore dell'Aeronautica Militare Italiana.
Gli aerei della Regia Aeronautica fascista avevano una coccarda bianca con tre fasci littorii neri al centro. Dall'ottobre 1943 fu riadottata la coccarda tricolore. Dovevamo presumere che l'aereo non fosse caduto prima del 1943, forse nemmeno durante la guerra.
Perplessi, ci allontanammo per cercare altre parti del relitto, e fummo di nuovo fortunati: il motore stellare dell'aereo, troppo piccolo per appartenere ad altro che ad un caccia, era isolato nella sabbia. Poco lontano, trovammo anche i resti della fusoliera, e riprendemmo tutte le parti del relitto.
Quando riemergemmo, ci avvicinammo ad un pescatore, che sembrava abbastanza vecchio da ricordare i bombardamenti degli Zeppelin, e gli chiedemmo informazioni. Ricordava benissimo la caduta dell'aereo, anche se non ricordava se fosse avvenuta durante la guerra ("La Seconda…!" specificammo). Però era sicuro che ci fossimo sbagliati: l'unico aereo che ricordava era caduto più al largo, e il pilota era stato salvato dai pescatori.
Dopo un'altra ora di gommone, ritornammo al nostro porto, e la stagione finì. L'inverno fu lungo e tempestoso, e non ci fu occasione di immergersi. Non capivamo come un aereo caduto così vicino alla costa fosse rimasto ignorato per tanti anni. Cercammo su libri e riviste un caccia che potesse avere le caratteristiche del relitto, senza trovare niente di certo. Ma una parte del mistero fu risolta: sempre in uno di quei fumosi ritrovi di gente di mare, di porto e di bassi fondali, riuscii a farmi raccontare la storia di una paranza che in una notte di strascico illegale si era ritrovata un aereo quasi intero nel sacco della rete, e si era salvata solo andando ad appoggiare il "pescato" su un basso fondale, tagliandolo a pezzi e riuscendo a salvare buona parte della rete. Naturalmente, i pescatori non avevano fatto pubblicità alla loro avventura. Le riprese restarono nel cassetto, e continuammo a fare ricerche, a tempo perso.
Finalmente, all'inizio del 2008, riuscimmo ad identificare l'aereo: era un North American AT-6 "Texan", biposto da addestramento ed attacco leggero, detto anche, giustamente, "Harvard", rimasto in forza all'Aeronautica Militare fino agli anni '70. Non sappiamo come, né quando sia caduto, anche se sicuramente l'incidente era noto alle autorità competenti, e nemmeno la storia dell'aereo, la cui identificazione era possibile, forse, con il numero del motore, che non abbiamo trovato. Ma un pezzo di storia, ignorato dai cacciatori di souvenir, era capitato sotto i nostri occhi, per delle chiacchiere di porto.
Piero Castellano www.digisea.it - info@digisea.it




