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Cultura

Trasformare in pace ciò che viene dalla guerra

di Redazione · giugno 2009

Trasformare in pace ciò che viene dalla guerra

In ricordo delle Vittime del Terrorismo Venerdì 22 Maggio 2009 alle ore 18.00 è stato presentato il libro testimonianza "Il Seme di Nasiriyah - Giuseppe Coletta il brigadiere dei bambini" alla presenza del sindaco di Piano di Sorrento il Prof. Giovanni Ruggiero, della Vice Presidente F.I.D.A.P.A. per la Penisola Sorrentina Prof. Anna Imperato e dei Vertici Interreggionali e Regionali dell'Arma dei Carbinieri, con l'intervento del Senatore Raffaele Lauro Commissioni Affari Costituzionali, sotto la magistrale conduzione del giornalista Pino Ciociola che ha intervistato Lucia Bellaspiga, autrice del libro insieme a Margherita Coletta, vedova di Giuseppe, carabiniere assassinato il 12 Novembre 2003 a Nasiriyah.

Chi non ricorda Margherita Coletta? Commosse il mondo con la sua memorabile intervista dopo l'uccisione di suo marito. «Se amate quelli che vi amano che merito avete? Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori». Pronunciava queste parole davanti alle telecamere dei giornalisti che affollavano la sua casa di San Vitaliano (Napoli) a poche ore dalla strage di Nasiriyah. Era il 12 novembre del 2003. Margherita teneva in braccio la figlia Maria, 2 anni appena, e da poche ore aveva saputo che suo marito, il vicebrigadiere dei Carabinieri Giuseppe Coletta, era tra i morti del sanguinoso attentato in Iraq. Il 15 novembre del 2003, dopo quattro mesi di Iraq, lui e i suoi compagni sarebbero tornati a casa. Ma il 12 novembre, tre giorni prima, un camion carico di tritolo si avventa sulla caserma dei Carabinieri a Nasiriyah e uccide diciannove italiani: la più grave perdita di nostri uomini dalla Seconda guerra mondiale. Paradossalmente proprio il 15 novembre i ragazzi tornano, ma nella stiva di un aereo militare, avvolti nei tricolore.

Una prova che Margherita, 33 anni soltanto, aveva già dovuto affrontare: poco tempo prima il loro bambino, Paolo, era stato stroncato dalla leucemia nel giro di pochi mesi. Proprio questo dolore aveva spinto il padre Giuseppe ad intraprendere le missioni di pace all'estero, per aiutare i bimbi più indifesi, quelli colpiti dalla guerra. Lo faceva per ritrovare il sorriso di suo figlio, per il quale non poteva fare più nulla, ma molto invece si poteva fare per milioni di altri figli sparsi nel mondo e in ognuno vedeva quello che aveva perduto. Sono centinaia le foto che lo ritraggono circondato da bambini in Albania, Kosovo, Bosnia e poi Iraq, decine le testimonianze che raccontano di quel Carabiniere che, cascasse il mondo, riusciva a fare arrivare dall'Italia container di giocattoli, cioccolato, medicinali, attrezzi per la scuola, omogeneizzati, latte in polvere, soluzione fisiologica per neonati… E proprio a Nasiriyah quelle incubatrici che mancavano: «Non è accettabile che bambini sani mi muoiano in braccio solo perché qui gli ospedali sono così poveri che non c'è un'incubatrice, che manca il cibo per nutrirli», telefonava alla moglie. E Margherita dall'Italia provvedeva, seguiva le sue istruzioni, bussava alle porte che lui, con la sua contagiosa voglia di fare e una vitalità che spaccava le montagne, era riuscito a guadagnare alla sua causa. A Nasiriyah lo chiamavano "il brigadiere dei bambini" e quando spariva sapevano tutti dov'era, nell'ospedale pediatrico a dare una mano, a spendersi fino all'ultima energia, sempre con quel suo sorriso di ragazzone ironico e contento.

Nella commovente intervista sul palco di Villa Fondi, dove c'è stata una sentita partecipazione di pubblico intervento per ammirare il coraggio e la forza di questa piccola donna rimasta impressa nel cuore degli italiani, Margherita ha raccontato che il primo mazzo di fiori è stato deposto sul luogo della strage da anonime mani irachene, e che per lei quello era un segno importante, di speranza. Speranza che da subito l'ha spinta a perdonare gli assassini di suo marito e a portare avanti la missione di pace del "brigadiere dei bambini" nel mondo, dando vita a una fondazione per aiutare i bambini. "Giuseppe e Margherita Coletta – Bussate e vi sarà aperto", si chiama; e paradossalmente i primi a bussare sono stati proprio i figli degli iracheni: di chi le aveva preso tutto.

Margherita parlando del marito, a cui ha dedicato il suo primo libro, spiega come l'intera vita di Giuseppe è stata un atto eroico: «Io penso che mio marito non ha fatto nulla di straordinario il giorno che l'hanno ucciso, la sua straordinarietà è nei 38 anni vissuti al servizio degli ultimi, non certo in una bomba che gli è scoppiata addosso. Anzi, quel giorno in fondo, come direbbe lui, si è lasciato fregare. È un'intera esistenza che ti fa eroe, non la sfortuna di un evento… Se proprio dobbiamo usare questo termine, preferirei dire che mio marito ha fatto della sua vita un atto eroico, ed è giusto che anche altri lo possano conoscere attraverso le pagine del libro scritto con Lucia".

E la stessa Lucia Bellaspiga, giornalista e scrittrice del libro toccante, che spiega la scelta del titolo: "Il seme di Nasiriyah, titolo che io e Margherita abbiamo scelto per il libro, ben illustra la vita eroica di Giuseppe Coletta, che come il grano deve morire per dar vita alla pianta. E così, con la morte di Paolo nasce la volontà di Giuseppe di prodigarsi per la folla di bambini che oggi senza di lui non sarebbero al mondo. È poi la morte di Giuseppe che genera l'associazione subito dopo fondata da sua moglie per continuare le sue missioni nel mondo. Anche per questo nasce la volontà di pubblicare questo libro i cui proventi andranno alla causa che Margherita porta avanti al posto del marito: la vera missione di pace di Nasiriyah".

Una testimonianza quella di Margherita che ha colpito i tanti presenti alla manifestazione a Villa Fondi che dopo la presentazione del libro sono accorsi a salutarla con affetto per ricambiare l'amore che sprigiona dalla vita di questa donna speciale.