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Cultura

Sud Africa 2010, il sogno di Nelson Mandela

di Redazione · aprile 2010

Sud Africa 2010, il sogno di Nelson Mandela

Ci sono volute ben 19 edizioni della Coppa del Mondo di calcio, poi finalmente la rassegna sportiva iridata più prestigiosa del nostro pianeta riesce a sbarcare anche in Africa. E ad organizzare la massima competizione calcistica mondiale non è un paese qualunque, un paese per così dire normale, ma il Sud Africa. Nazione dai posti incantevoli, dalle grandissime risorse e dalle grandissime contraddizioni, in cui un uomo che ha scritto parte delle recente storia dell'umanità come Nelson Mandela vede finalmente premiati i suoi sforzi contro la discriminazione razziale. Finalmente l'Africa vince, perché a quelle latitudini la vittoria non è solo un evento agonistico da riportare ed archiviare in un albo d'oro o in un almanacco sportivo. La vittoria ha un sapore particolare: quello dei diritti umani e dell'eguaglianza, con la speranza che la schiavitù possa essere soltanto un lontano e cattivo ricordo.

Nelson Mandela, nato ad Umtata nel 1918, ha fatto molto per il suo paese, divenendo un simbolo mondiale per la lotta contro il razzismo e l'organizzazione della Coppa del Mondo da parte del suo paese lo premia per quello in cui lui ha creduto e per quelli che hanno creduto in lui. Mandela, tra i fondatori nel 1944 dell'African National Congress ed ex-pugile, fu arrestato nel 1962 con l'accusa infondata di lotta armata da parte di uomini bianchi del suo paese che avevano introdotto nel Sud Africa qualcosa di a dir poco deprecabile come l'apartheid. Il Sud Africa viveva già dal secondo dopoguerra una discriminazione razziale vergognosa. Dopo i primi scioperi dei minatori, il National Party di Malan, il partito nazionalista con forti simpatie naziste, ampliò il divario tra i bianchi ed i neri nel paese introducendo forme di repressione anche legislative. Il Suppression of Communism Act aboliva il diritto a costituire il Partito Comunista nel paese, il Population Registartion Act classificava i sudafricani a seconda della razza di appartenenza e il Group Areas Act, che recludeva ogni razza nelle rispettive zone di appartenenza. Mandela ha trascorso 27 anni in carcere, di cui 19 in condizioni durissime per aver combattuto l'apartheid in quanto leader dell'African National Congress. La parte più atroce della prigionia l'ha scontata a Robben Island, lo scoglio-prigione che sorge su un'isola al largo di Città del Capo. Una sorta di Alcatraz sudafricana, dove venivano rinchiusi i dissidenti politici del paese. Mandela vi trascorreva le sue lunghissime giornate in una piccola cella, in cui riusciva anche ad allenarsi correndo sul posto per circa un'ora, tenendo svegli i muscoli ma soprattutto la mente. Anche qui il pallone di cuoio rappresentò la libertà ed un motivo di vita per gran parte dei detenuti.

Nel 1969, infatti, fu permesso di giocare su uno spelacchiato terreno ai margini del carcere il primo campionato di calcio della Makana Football Association, la lega calcio formata da soli detenuti. Un torneo che permetteva ai detenuti di conservare e custodire un briciolo di una libertà lontana. Nel 1985 uno storico gruppo rock i Simple Minds, formazione scozzese, dedicò al leader del movimento anti-apartheid una canzone che valeva più di una speranza: Mandela Day. Un brano bellissimo, immortale, che celebrava il successo delle idee di Mandela con qualche anno di anticipo. Infatti, nel 1992, grazie alla coraggiosa presa di posizione del Presidente del Sud Africa il bianco Willem Frederik De Klerk, Mandela fu finalmente scarcerato, coronando i sogni di una vita. Il 15 ottobre del 1993 ad Oslo insieme proprio al presidente De Klerk gli venne assegnato il Premio Nobel per la pace. Di lì a qualche mese divenne anche il primo presidente nero dello stato sudafricano. Un bel passo in avanti per un paese in cui dominava spudoratamente l'apartheid.

Lo sport, ed il calcio in particolare, hanno avuto un ruolo non marginale nella lotta all'apartheid, ritagliando soprattutto uno spazio vitale importante in cui bianchi e neri potessero condividere il loro tempo e le loro emozioni. Ma soprattutto dove i neri potevano fare quello che facevano i bianchi. Colonia inglese, il Sud Africa scoprì il calcio già nel 1800. Infatti, nel 1879 fu fondato il Pietermaritzubrg Football Club, il club più antico del paese e del continente africano. Lo sviluppo del calcio nel paese, però, non fu agevole. Nel 1957 il Sud Africa figurava tra i paesi fondatori della CAF, la confederazione calcistica africana, ma nello stesso anno l'apartheid assumeva connotati più cruenti nel paese. La nazionale dei Bafana Bafana (i ragazzi) venne esclusa dalla prima edizione della Coppa d'Africa, in quanto si rifiutò di schierare una squadra mista di bianchi e neri. Nel 1964 il Sud Africa subì l'embargo calcistico anche da parte della FIFA, venendo esclusa da qualsiasi competizione. All'interno del paese si formarono addirittura due leghe calcistiche: quella della popolazione nera la NFL e quella della popolazione bianca la SASL. Nel 1971 furono i neri intanto ad organizzare il primo campionato a carattere nazionale, ma l'integrazione razziale era sentita ancora come un miraggio. Il calcio si presentò soprattutto come uno sport dalla pelle nera. Con la caduta dell'apartheid nel 1992 anche il calcio nel paese scoprì nuove forme di vita e proprio nello stesso 1992 a Durban la nazionale sudafricana tornò finalmente a disputare un match internazionale, battendo il forte Camerun di misura, con gol di "Doctor" Theophilus Khumalo, uno degli eroi del nuovo corso tra l'altro con esperienza da professionista in Argentina e negli USA, con i New York Metrostars ed i Colombus Crew. Nel 1996 addirittura il paese organizzò la fase finale della Coppa d'Africa, favorito anche da un'improvvisa rinuncia del Kenya. La squadra allenata da Barker prevalse in finale per 2-0 sulla Tunisia, grazie ad una doppietta di Bart-Williams, attaccante che militava in Inghilterra nello Sheffield Wednesday. Mentre nel 1998 per la prima volta nella sua storia la nazionale si qualificò per la fase finale dei Mondiali che si svolsero in Francia.

Il calcio ha favorito senza dubbio in Sud Africa l'abbattimento delle barriere razziali e la nazionale dei Bafana Bafana è un simbolo in comune dei bianchi e dei neri. Del resto un altro sport di squadra e sport nazionale in Sud Africa come il rugby nel 1995 ha regalato una grande gioia al paese con la vittoria nella Coppa del Mondo. Il Sud Africa attende con trepidazione l'edizione del 2010 della Coppa del Mondo di calcio, un evento per celebrare il progresso non solo economico, ma in particolar modo sociale del paese. Anzi il Sud Africa si presenta con impianti di gioco bellissimi ed efficienti, realizzati nel giro di pochi mesi, rivelando un'organizzazione nei progetti e nella distribuzione dei fondi notevole. Sconfessando anche lo stesso Presidente della FIFA Blatter, scettico sulle capacità organizzative dei sudafricani. Ad ogni modo, per l'Africa la prima Coppa del Mondo disputata nel continente costituirà un incentivo economico importante e da sfruttare di riflesso anche negli anni successivi al torneo iridato di calcio.

Del resto il calcio in Africa ha fatto passi da gigante. Il punto di vista organizzativo probabilmente rimane ancora deficitario in molte zone del continente, ma le squadre africane possono attualmente vivere un calcio da protagonista. Fortunatamente sono lontani gli anni e gli eventi del 1966, quando la confederazione calcistica africana si rifiutò di partecipare alle qualificazioni per i Mondiali d'Inghilterra, in quanto la FIFA non aveva garantito nessun posto alla fase finale del torneo alle squadre affiliate del Continente Nero. Una rivincita ed anche di più, per un'edizione dei Mondiali che in ogni caso segnerà la storia.

Del resto Nelson Mandela lo ha sempre sostenuto in maniera convinta: "it always seems impossibile, until it's done" "sembra sempre impossibile, finchè non è fatto".