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Cultura

La storia della Vespa - I puntata

di Redazione · agosto 2010

La storia della Vespa - I puntata

Nel 1945 conclusa la guerra, Enrico Piaggio si trova di fronte alla pesante eredità di un grande complesso industriale da ricostruire. Difatti, a Pontedera, nello stabilimento toscano, la produzione era cessata prima del conflitto. Le truppe tedesche, in ritirata, avevano trasportato macchinari, attrezzature e centro studi che vennero trasferiti a Biella distruggendo quello che rimase della fabbrica e degli impianti di Pontedera. Nacque qui l'intuizione di Enrico Piaggio nell'analizzare quello che non era un buon momento per l'economia nazionale, il Paese mancava di tutto, mentre gli ex militari tornati dal fronte, dalla prigionia, dalla guerra di liberazione; ricomposte le famiglie, chiedevano il lavoro alle fabbriche. Un paese che mancava anche delle strade e quindi di comunicazioni, la disorganizzazione delle linee ferroviarie, l'enorme carenza di mezzi di trasporto e tutti gli altri mezzi di locomozione, il bisogno di riallacciare comunicazioni e quindi riprendere i contatti per la ripresa del lavoro, del commercio, dello scambio, mettevano in condizioni un gran numero di persone di poter disporre di un veicolo che fosse utilitario, fosse di pratico impiego, e avesse un costo limitato di esercizio e di minimo consumo.

Avvenuta la liberazione del nord, i tecnici e gli ingegneri di primo ordine della Società Piaggio, la grande fabbrica aeronautica che costruiva motori d'aereo, detentori di record d'altezza ed i famosi quadrimotori da bombardamento, armamenti con brevetti che avevano portato la Piaggio al primo posto, raggiunsero il Centro Studi. Fra questi un tecnico di grande valore, fra l'altro progettista dell'elica a passo variabile, ing. Corradino D'Ascanio fu subito incaricato dal Dott. Piaggio d'iniziare lo studio, quindi il progetto di un veicolo a due ruote che corrispondesse alle esigenze dell'epoca. D'Ascanio, con quella genialità d'inventore, che oggi a diversi anni dalla sua morte gli viene riconosciuta, quale Pioniere dell'Aeronautica ed inventore geniale dopo una grossissima esperienza di progettazione anche in America dopo aver conseguito la laurea di ingegneria presso il Politecnico di Torino nel 1914. Durante la I Guerra Mondiale l'ufficiale del Battaglione Aviatori a Torino si occupa della manutenzione e sorveglianza del materiale di squadriglia. In questo periodo installa la prima radio trasmittente su un veivolo italiano, viene poi inviato in Francia per la scelta di un motore d'aviazione da riprodursi in Italia. Assunto dalla Pomicio Brothers si trasferisce negli Stati Uniti per progettare e costruire veicoli militari, e ad Indianapolis costruisce tre apparecchi da bombardamento, da ricognizione, da caccia felicemente collaudati a Dayton – OHIO. Nel 1926 abbozza il primo progetto di elicottero a Pescara, presso le officine Campione. Il terzo prototipo del D.A.T. 3 (D'Ascanio – Trojani) conquista nell'ottobre del 1930 i primati regolarmente omologati nella classe G della Federazione Aeronautica Internazionale di altezza (m.18) durata 8 primi e 45 secondi e distanza 8m. (1078,60). Nel 1932, dopo essersi diviso dal socio Barone Pietro Trojani, finanziatore degli elicotteri, inizia la collaborazione con la Piaggio e per essa progetta un'elica a passo variabile in volo, successivamente installata sui veicoli italiani.

Abbiamo voluto fare un profilo di quello che era D'Ascanio come progettista e pure buon conoscitore d'aerei. Conosceva la motocicletta nella sua rappresentazione sportiva velocistica e non aveva mai approfondito il problema motociclistico dal punto di vista di progettazione e costruzione. Aveva comunque osservato la motocicletta e la costruzione con i difetti che l'avevano tenuta ai margini della massa, che in quel momento desideravano un veicolo di quel genere, ma con particolari doti e veramente utilitario. Quindi, staccato da una tecnica motociclistica tradizionale potè considerare il problema da un'angolazione nuova, concepire quindi un mezzo nuovo seguendo i criteri personali, pensando ad una macchina che potesse essere adatta ad una persona che non era mai andata in motocicletta. Una memoria di D'Ascanio ricordava spesso che viaggiando in auto aveva visto i motociclisti fermi ai margini della strada alle prese con camere d'aria bucate. Ecco quindi la possibilità di poter dotare il nuovo mezzo con una ruota di scorta come l'automobile, così da non costituire problemi. Allo stesso modo per quanto riguarda il problema di fare un mezzo con un accesso agevole e che abbia una razionale e confortevole posizione, seduta e comoda. La creazione di un mezzo di facile manovrabilità, con un'intuizione di quello che doveva diventare in futuro il traffico della città.