Ormai il termine "Marziani" è parte comune del nostro modo di parlare: come ben sappiamo, sta ad indicare degli esseri provenienti dal pianeta Marte, per lo più cattivi e decisi a conquistare l'Umanità. Forse oggi questo termine è uscito un po' di moda, sostituito da altri come "alieni", "extraterrestri", o dal termine "UFO".
Tuttavia i Marziani erano molto di moda alla fine dell'ottocento e fino alla metà del 20° secolo, tanto da ispirare numerosissimi libri, riviste e film, tra i quali il più famoso è forse Mars Attacks! del 1996 del regista americano Tim Burton.
Qui i Marziani, che si rifanno ad una serie di figurine di chewinggum del 1962, sono descritti come piccoli omini, con un viso più simile ad un teschio che ad una faccia, con la testa che ricorda un cervello all'aperto, che parlano una curiosa lingua basata solo su due parole: "hathat". Naturalmente sono di una malvagità sconcertante, e si danno subito da fare per conquistare l'Umanità, riuscendo gli Uomini a sconfiggerli solo per caso.
Questo e numerosissimi altri film sono stati ispirati da un grande dibattito che ferveva nel mondo alla fine dell'ottocento: forse non tanto se il pianeta Marte fosse o no abitato, ma se i Marziani fossero o no cattivi!
Tutto ebbe inizio dalle osservazioni dell'astronomo italiano Giovanni Schiapparelli (1835 – 1910). Durante le sue osservazioni del pianeta Marte del 1877, egli osservò sulla superficie del pianeta una fitta rete di strutture lineari che chiamò "canali". I canali di Marte divennero ben presto famosi, dando origine a una ridda di ipotesi, polemiche, speculazioni e folklore sulle possibilità che il pianeta rosso potesse ospitare forme di vita senzienti. Schiapparelli, in un suo libro del 1895 si dimostrò piuttosto prudente nell'attribuire tali canali ad una civiltà aliena: egli infatti ipotizzava che tali canali fossero solo depressioni del suolo nelle quali scorreva dai poli la pochissima acqua del pianeta (su Marte non c'era pioggia) e forse la poca vita primitiva del pianeta era concentrata intorno a tali canali. La convinzione che su Marte esistesse la vita fu anche favorita da un'errata traduzione in inglese del lavoro di Schiapparelli: la parola esatta per i suoi "canali" sarebbe dovuta essere "channels", che indica una depressione del terreno di origine naturale. Invece fu tradotta con "canals" che indica proprio una costruzione artificiale.
Ma ormai si diffuse l'idea che Marte fosse abitato, ed anche molti scienziati illustri aderirono a quest'idea. L'astronomo statunitense Percival Lowell fu uno dei più ferventi sostenitori della natura artificiale dei canali marziani e condusse una dettagliata serie di osservazioni a sostegno dell'ipotesi che i canali fossero delle imponenti opere di ingegneria idraulica progettate dai marziani per meglio gestire le scarse risorse idriche del pianeta. Ma già nel 1907 si capì che i canali che Schiapparelli, Lowell ed altri pur vedevano sul pianeta erano nient'altro che illusioni ottiche, anche dovute alla scarsa qualità dei telescopi dell'epoca. Inoltre già allora si sapeva che la temperatura e la pressione atmosferica del pianeta erano troppo basse perché potesse esistere acqua in forma liquida, e che tutte le analisi spettroscopiche effettuate fino a quel momento avevano escluso la presenza anche di vapore acqueo nell'atmosfera marziana.
Nonostante ciò alla fine dell'Ottocento la disputa se Marte fosse o no abitato fu molto accesa. Secondo alcuni scienziati il pianeta aveva mari e oceani, e che mostrava "nel modo più chiaro di essere adatto alle necessità degli esseri viventi come noi li conosciamo". Il fatto che il pianeta al telescopio apparisse rosso era spiegato col fatto che la vegetazione marziana non doveva essere verde per forza come quella terrestre, anzi, la stessa vegetazione terrestre può essere rossastra. È quindi perfettamente scientifico ammettere che in condizioni differenti da quelle della Terra, possa esistere, o essere dominante, solo la clorofilla gialla. I canali che si vedevano sul pianeta erano senza dubbio opere idrauliche di una avanzata civiltà, non potendo essere strutture naturali, visto che erano troppo rettilinei, sembrando essere disegnati con assoluta precisione geometrica, come se fossero lavori di riga o di compasso.
Sugli abitanti di Marte due scuole di pensiero si confrontarono: quella del già citato astronomo e geografo americano Percival Lowell, nato nel 1855 da famiglia illustre, che li vedeva come esseri pacifici e industriosi, e quella dello scrittore H. G. Wells, di famiglia assai disagiata, che li ritenne spietati conquistatori interplanetari. Sia Lowell che Wells, però, concordarono sul fatto che i marziani potessero essere diversissimi fisicamente da noi. E lì ad ipotizzare su quale potesse essere l'aspetto dei Marziani, che portò ad una serie infinita di dibattiti. Fu prodotta una mole impressionante di libri, articoli, romanzi ambientati su Marte, e molte illustrazioni di come dovesse essere il pianeta, ed anche cartine dettagliate del suolo marziano e delle sue città.
Possiamo dire che fu solo nel 1965 con le prime foto della superficie del pianeta scattate dalla sonda spaziale Mariner 4, e la prima mappatura realizzata da Mariner 9, nel 1971, che fu posta fine alla disputa. Infatti veniva rivelata una superficie arida e desertica del pianeta, butterata da crateri da impatto, profonde incisioni e formazioni di origine vulcanica. Oggi si sa bene che su Marte non c'è nessuna civiltà aliena avanzata, e le tante spedizioni di sonde spaziali che sono atterrate sul pianeta nel corso degli anni (alcune sonde sono lì ancora in opera) sono volte solo alla ricerca di qualche forma di vita unicellulare, peraltro finora senza successo.
fonte del materiale: www.fabiofeminofantascience.org




