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Cultura

John Carter di Marte

di Redazione · giugno 2013

John Carter di Marte

Come abbiamo visto nell'articolo precedente, sul finire dell'ottocento in tutto il mondo ferveva il dibattito non tanto se il pianeta Marte fosse o no abitato, ma su quale aspetto potessero avere i marziani. Tra i vari articolisti e scrittori che si cimentarono in questo dibattito spiccò Edgar Rice Burroughs (1875-1950). Egli, creatore anche del celeberrimo Tarzan, scrisse una lunga serie di avventure ambientate su Marte con protagonista, almeno inizialmente, John Carter.

Tutto iniziò con la pubblicazione nel 1912, sulla rivista All-Story Magazine, di un romanzo a puntate col titolo Under the Moons of Mars, più tardi ristampato col titolo definitivo di A Princess of Mars.

Seguiranno negli anni altri tre libri che hanno John Carter come protagonista, poi ci sono altri 7 libri con altri personaggi ed infine l'eroe riappare di nuovo nell'ultimo libro della serie, uscito dopo la morte dell'autore: John Carter of Mars (1964).

Nel romanzo egli è un reduce sudista e cercatore d'oro del vecchio West poco dopo la fine della Guerra Civile Americana (1861-1865). Inseguito dagli indiani che vogliono fargli lo scalpo, si rifugia in una misteriosa grotta. All'epoca in cui Burroughs scrive (1912) erano difficilmente immaginabili dei precisi mezzi tecnologici per giungere su un altro pianeta, quindi l'autore immagina una complicata e misteriosa trasmigrazione dell'anima di John, il quale si trasferisce misteriosamente su Marte (quasi come con una sorta di teletrasporto-duplicatore), mentre il suo corpo rimane esanime sulla Terra. Quando Carter vi giunge, fin dal primo istante si trova catapultato nell'avventura allo stato puro. Le sterminate pianure di Marte, che i suoi abitanti chiamano Barsoom, sono popolate da alcune razze primitive, mentre altre sono molto più progredite dei terrestri. Tuttavia sono tutte estremamente pericolose, crudeli e perennemente in guerra tra di loro. In pochi anni John Carter, eccezionalmente abile con la spada e dotato di ardore e coraggio al limite dell'incoscienza, diventa uno dei più importanti guerrieri di quel pianeta.

Grazie alla minore gravità di Marte, è uno dei primi eroi dotato di "superpoteri": la sua forza e agilità sono straordinarie, e può fare dei salti quasi come se volasse. Così riesce ad avere la meglio sui terrificanti Uomini Verdi di Marte, feroci esseri d'oltre tre metri d'altezza, dotati di quattro poderose braccia (e le femmine quattro seni). Uno di questi mostri, il comandante Tars Tarkas, dopo essere stato sconfitto da John Carter ne diventerà l'amico fraterno. Inoltre questi cavalcano bestie azzurre a otto zampe, e ci sono mostri di ogni genere: giganteschi rospi con grossi denti e con dieci zampe, esseri simili a gorilla e sempre con quattro braccia, e simili.

Il capitano Carter non si fa scrupoli di ammassare sotto di sé i corpi dei nemici con noncuranza, tuttavia è anche un corteggiatore un po' impacciato di una fantastica principessa marziana ed un uomo sempre pronto a buttarsi nella mischia per gli amici, da vero gentiluomo del Sud. Così dopo una grande battaglia contro una flotta aerea trova una prigioniera di pelle rossastra, la splendida Dejah Thoris, principessa di Helium, la maggiore città del pianeta, che diviene sua moglie. Dejah è del tutto simile alle donne umane (e vestita solo di catenine d'oro e piccoli lembi di stoffa, come tutte le "donne" di Barsoom), ma con la piccola particolarità di deporre uova... e proprio da un uovo nasce il loro figlio.

Carter apprende l'uso delle armi locali, che vanno dalle spade ai fucili a raggi, e finisce perfino a combattere all'ultimo sangue in un'arena. Il linguaggio di Barsoom è semplice, ma gli abitanti si servono soprattutto della telepatia. Su Barsoom non solo manca l'acqua, a parte quella dei famosi canali, ma anche l'aria, che dev'essere prodotta in apposite fabbriche. Alla fine del romanzo, le fabbriche si guastano e i Marziani cominciano a perdere i sensi per asfissia. Solo John Carter sa come riavviarle, ma sviene a sua volta nel tentativo, e torna sulla Terra altrettanto misteriosamente di come era arrivato, bramando per anni di tornare dalla bella Dejah, e chiedendosi se all'ultimo istante sia riuscito a salvare i Marziani dal soffocamento. Nei romanzi successivi apprende a proiettarsi su Marte a volontà.

Le avventure di John Carter, dei suoi amici e parenti costituiscono un'opera d'immaginazione paragonabile al Signore degli anelli, e sono state così popolari che a Burroughs è stato dedicato un cratere marziano, oltre che due cittadine negli USA.

Per quanto oggi spesso dimenticati, i romanzi e i personaggi di Burroughs sono da tempo parte della memoria collettiva ed hanno avuto una profondissima influenza nella storia dell'avventura: spesso basta leggere le sue pagine per richiamare alla memoria i molti libri, fumetti, serie animate e film che hanno attinto a piene mani alle sue avventure.

E a proposito di film, spettacolare e ben fatto è stato il film prodotto dalla Disney nel 2012 ed intitolato John Carter, che si discosta dai romanzi solo in alcuni particolari, come ad esempio il modo in cui Carter arriva su Barsoom: sempre trasferito nella sua essenza, ma stavolta usando un misterioso amuleto-congegno che trova nella grotta.

fonte del materiale: www.fabiofeminofantascience.org;