Come abbiamo visto negli articoli precedenti, l'astronomo statunitense Percival Lowell (1855-1916) si inserisce come figura di primo piano nel dibattito di fine '800 sull'esistenza di vita su Marte. Fu uno dei più ferventi sostenitori della natura artificiale dei "canali" marziani e condusse molte osservazioni a sostegno di questa ipotesi, arrivando ad immaginare nel dettaglio come potesse essere la vita su Marte.
Lowell credeva che l'atmosfera di Marte, per quanto rarefatta, fosse adatta a sostenere delle forme di vita, ma naturalmente diverse da quelle terrestri. Riteneva che ci fosse una civiltà evoluta, ma che ormai non vi fossero più animali selvatici avendoli i Marziani sterminati o addomesticati tutti per non sprecare la preziosa acqua. Pensava che Marte fosse un mondo vecchio e inaridito, dove una pacifica razza antica e progredita lottava per sopravvivere, producendo da sé, nelle città, tutto quanto necessario al proprio mantenimento, mentre i deserti la attorniavano ovunque, con i canali che servivano per convogliare e raccogliere la preziosa acqua che ogni sei mesi si scioglieva dalle calotte polari.
Sebbene lo scavo di questi canali fosse considerato da molti un'impresa titanica se non impossibile, Lowell non la riteneva così per tre ragioni: primo, il pianeta Marte è piccolo e la sua gravità è solo il 38% di quella terrestre. Quindi i suoi abitanti dovevano essere più grandi e più forti, ma anche più facilitati nel lavoro dalla bassa gravità. Secondo, essendo i Marziani un'antica civiltà, certamente avrebbero avuto chissà quali macchine meravigliose in grado di aiutarli nell'impresa. Terzo, anche se i canali erano lunghi migliaia di chilometri, non è detto che fossero dei fiumi enormemente larghi: potevano essere piccoli rigagnoli che però apparivano molto più larghi della realtà osservati dalla Terra a causa della vegetazione che gli cresceva intorno. Inoltre, era convinto che alle intersezioni dei canali quelle che apparivano quali "oasi" fossero le megalopoli dei Marziani.
Comunque, Marte era così interessante per Lowell perché egli riteneva che anche la Terra avrebbe finito per inaridirsi come quel pianeta. Ma i Marziani per far fronte alla sopravvivenza ed alla titanica costruzione dei canali non avevano potuto far altro che rinnegare le guerre e unirsi fraternamente in un'unica comunità planetaria: anche la Terra avrebbe fatto bene a seguire tale esempio. "La prima cosa cui siamo forzati a credere, in definitiva, è il carattere ovviamente intelligente e non bellicoso della comunità che ha potuto operare in modo così unanime su tutto il suo globo" diceva in un suo libro.
L'influenza di Lowell fu tale che perfino il Wall Street Journal suggerì che come maggior evento dell'anno 1907 fosse riconosciuta "la prova, tramite osservazioni astronomiche, che vita cosciente e intelligente esiste sul pianeta Marte".
Così, molti scienziati anche illustri, ritenendo che Marte fosse abitato da esseri intelligenti, pensarono a vari metodi per mettersi in contatto con questi. Il famoso matematico Karl Friedrich Gauss già nel 1820 propose di piantare nella desolata Siberia una foresta di pini ampia 10 miglia (circa 16 Km), a formare i lati di un triangolo. Dentro il triangolo sarebbe stato piantato grano, per rendere visibile il contrasto fra i colori: così i Marziani avrebbero saputo che la Terra era abitata. Nel 1840 un astronomo suggerì di scavare nel Sahara un immenso fossato circolare, del diametro di 20 miglia (32 Km), riempirlo d'acqua, ricoprirlo di petrolio e dargli fuoco. Un altro immaginò nel 1869 di incidere addirittura un messaggio sulle sabbie di Marte per mezzo della luce concentrata da un gigantesco specchio. E così altri tipi di comunicazione interplanetaria per mezzo di complicati specchi che riflettessero la luce del sole. Ma già nel 1909 si capì che comunicare otticamente con Marte sarebbe stato impossibile: tali specchi sarebbero dovuti essere enormemente grandi, qualcuno disse addirittura 83 chilometri per inviare un debolissimo segnale luminoso!
Comunque, fu il "padre della missilistica" Robert H. Goddard, il primo a considerare la possibilità di inviare un razzo su Marte. Il celebre inventore Nikola Tesla dichiarò addirittura nel 1901 di aver ricevuto un messaggio radio da Marte, e a parte il fatto se quell'affermazione fosse o no vera, disse che le comunicazioni radio interplanetarie "sarebbero diventate l'idea dominante del Ventesimo secolo". Tesla inoltre dichiarò: "Sono certo che con un apparato adeguatamente costruito, sarà possibile trasmettere ad altri pianeti, come Marte e Venere, anche alla loro massima distanza dalla Terra. La tecnica darà la risposta pratica al problema di trasmettere e ricevere da e verso altri mondi". Anche Guglielmo Marconi disse nel 1921 di aver captato dei segnali che sarebbero potuti venire da un punto situato fuori della Terra, ma in nessun caso tali segnali hanno permesso di formare un messaggio chiaro: forse si trattava di interferenze o malfunzionamenti di quei primi tipi di radio, ma tanto bastò affinché molti asserissero che la Terra era già sul punto di comunicare con Marte!
Tuttavia questo "Marte" di cui abbiamo parlato sinora era sempre un pianeta pacifico: ma c'era anche un'altra corrente di pensiero che affermava che i Marziani fossero una spietata civiltà in cerca di conquiste, di cui parleremo la prossima volta.
fonte del materiale: www.fabiofeminofantascience.org




