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Cultura

Vasco Rossi: il ritorno del mito

di Redazione · luglio 2004

Vasco Rossi: il ritorno del mito

Il disco, registrato tra Bologna e Los Angeles, contiene 12 brani inediti nati in due anni di lavoro. Parla di sé: forte, ma sempre in lotta con le sue fragilità, invaso dai dubbi però capace di essere sempre coerente con se stesso, sincero quando si oppone con rabbia alla realtà e alla società massificata, smascherando le ipocrisie più comuni. Racconta rabbie e frustrazioni, mette in musica il suo stato d'animo in questo momento (già la copertina dell'album racconta l'universo del Blasco: cammina solo tra grattacieli e automobili, tuta arancione, sguardo avanti...), le sue esperienze, i suoi sogni, i suoi umori, le emozioni che sente, il suo vissuto nel quale ognuno riscontra delle similitudini con il proprio presente o passato. È grazie a questo forte processo di identificazione che le sue canzoni passano di padre in figlio.

Canzoni inedite, alcune scritte direttamente alla chitarra, altre scritte su musica di Tullio Ferro o di Gaetano Curreri, tutte diverse l'una dall'altra, mai uguali alle precedenti, perché, come lo stesso Vasco ha affermato: "Non mi va di rifare sempre la stessa canzone, mi piace cambiare ogni volta, lo trovo doveroso nei confronti di chi segue la storia di Vasco Rossi".

Molti i temi sociali affrontati dal cantautore: "In un periodo in cui il motto è tolleranza zero - ha detto - noi siamo per la tolleranza. Bisogna combattere i pregiudizi, sforzandosi di capire le ragioni degli altri".

"Si può spegnere ogni tanto il pensiero/ smettere almeno di crederci per davvero. E non essere più schiavi per lo meno/ di un'idea come di un'altra, di un mistero", è il verso che apre la prima canzone, quella che dà il titolo all'album: un testo critico nei confronti della società dell'apparire che penalizza le libertà individuali e i diritti umani. Si passa poi a "Come stai", trascinante pezzo rock che esprime la voglia di ribellione contro un sistema che appiattisce e massifica. Il ritmo da energica cavalcata si spezza per un attimo in "Anymore", tipica ballata in stile Vasco che già immaginiamo cantata all'unisono dai fan durante i 10 concerti del nuovo tour partito il 5 giugno dallo Stadio Olimpico di Roma.

È un Vasco provocatorio quello di "Hai mai", in cui invita se stesso e gli altri ad essere coscienti del fatto che ognuno può essere quello che vuole.

La necessità di fermarsi e recuperare sensazioni perdute sono al centro della bellissima "Non basta niente". L'album prosegue con tocchi di ironia ("Dimenticarsi" e "Cosa vuoi da me") e di autoironia, come in "Cosa vuoi da me", un rock divertito e urlato, trascinante e tutto da ballare. Atmosfera notturna per "E...", una dolcissima canzone d'amore. L'oscillare tra certezze e insicurezze è in "Senorita", un'altra ballata che parte in sordina per poi uscire allo scoperto con tutta la sua forza mista a una malinconica solitudine. Si fa il pieno di energia e di voglia di scherzare in "Rock'n roll show", nello spirito dei Rolling Stones e della grande musica anni '70. Chiude l'album "Un senso", colonna sonora del film di Sergio Castellitto "Non ti muovere".

"Mi dicono che sono un cattivo maestro. Ma io non sono proprio un maestro. Dirò di più: io sono la voce di chi non ha voce, per questo tante persone ascoltano la mia voce". Ironico e duro, ecco Vasco Rossi, "cambiato e diverso, ma in fondo sempre lo stesso".

Rosanna Cozzolino