A scuola abbiamo appreso che prima di Roma c'è stata Atene e prima ancora i Sumeri, ma ora Merritt Russell della Standford University della California, dopo 30 anni di ricerche, in SULLE ORIGINI DELLA LINGUA MADRE, sostiene a ragione che tutte le lingue, e quindi la stessa civiltà, derivino da una proto-lingua che si parlava lungo il Fiume Indo un 10.000 anni fa.
Avendo, negli anni ottanta, un ingegnere genetico riscontrato sostanziose somiglianze fra le cellule del midollo spinale di noi dell'Italia Meridionale e di individui delle vallate del detto Fiume Indo, nel senso che noi ne abbiamo molte di quelle genti ed esse nessuna delle nostre, è sorprendente la correlazione fra alcuni vocaboli che venivano usati nella penisola sorrentina sino agli anni cinquanta e quelli che ancora si usano in quella stessa lontana area: il Punjab. Cioè il travaso è avvenuto da Oriente verso Occidente, e non viceversa.
Da quelle aree, alcuni ardimentosi ci hanno recato il grano, l'erba medica (il foraggio che i nostri contadini coltivavano per le mucche e che assieme alla graminacea che ci dà la farina, fu selezionata dai Medi e dai quali deriva anche il termine medico), i miti e le parole, e qua bisognerebbe risalire al perché quel vocabolo, specificante quella cosa o quell'oggetto, venne a formarsi ed a stabilizzarsi proprio con quei fonemi che, salvo poche variazioni, si ritrovano eguali in tutte le lingue di questo pianeta, in quanto le parole, veri e propri monumenti viventi, assieme ai primi ritrovati dell'agricoltura e della tecnica, trovarono un loro modo di diffondersi. Quando un vocabolo cessa di essere usato, è parte della storia del mondo che scompare.
Prendiamo il termine Cataro. Era questi un artigiano che da noi faceva tini, barili e botti di legno.
La Via San Michele, proseguendo dopo la chiesa, diventa Via Francesco Saverio Ciampa, in cui sulla sinistra, al numero civico 32, all'altezza della traversa per il rione di Gottola, è un prestigioso palazzo con due rampe di scale e noto sino ai miei verdi anni come O' palazzo 'ro cataro. Il cataro era l'artigiano Vincenzo Maresca che coi proventi del figlio Salvatore, comandante di velieri, costruì il detto palazzo.
In lingua Punjabi carpentiere in legno: cate, ed in inglese tagliare: to cut. Tale vocabolo evoca il suono di un'ascia che colpisca un legno.
I primi a scontrarsi con la realtà che tutti gli idiomi del pianeta, inclusi quelli tuttora in uso nell'Alaska, nel Mato Grosso e nelle Isole del Pacifico, derivino da una sola lingua, furono i missionari cattolici quando, giunti nelle valli lungo il Fiume Indo, furono sorpresi nell'udire quelle genti esprimersi in una lingua molto prossima al latino. Essi erano semplicemente giunti nel posto dove aveva avuto origine la lingua che aveva fatto da base, oltre che al Latino, al Greco, al Sanscrito, all'Aramaico ed a tutte le altre.
Ve ne renderete conto analizzando quanto nella lista qui a lato, tratta dal Punjabi-English English-Punjabi Dictionary di Krishan Kumar Goswami Stampato dalla Rajkamal Electric Press, Delhi.
Vito Maria D'Abundo



