Luglio 2026 · Anno XXIIIIl mensile gratuito della Penisola Sorrentina
Cucina

Il Pomodorino del Piennolo Vesuviano DOP

di Redazione · dicembre 2009

Il Pomodorino del Piennolo Vesuviano DOP

Dopo aver ampiamente scritto dell'Alleanza tra Cuochi e Presidi Slow Food, approfondiamo questo mese Il Pomodorino del Piennolo Vesuviano, uno dei cinque presidi utilizzati in occasione della cena dell'allenza, tenutasi il 15 ottobre presso il Ristorante Le Tre Arcate.

Tale presidio è in questi giorni di grande attualità, sia perché protagonista delle preparazioni gastronomiche natalizie, sia perché, a partire dallo scorso 22 novembre, la commissione europea ha rilasciato il nulla osta al marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta), importante riconoscimento ad un prodotto storico del nostro territorio e della nostra tradizione.

I Pomodorini del Piennolo, pomodorini da serbo "col pizzo", sono una delle produzioni più caratteristiche dell'area del Vesuvio, detti anche spongilli o piénnoli ("pendoli") per l'abitudine di appenderli alle pareti o ai soffitti, riuniti in grappoli (schiocche) e legati con cordicelle di canapa. Sono piccoli pomodori (20-25 grammi) dalla forma a ciliegia, che si distinguono dagli ormai famosi pomodorini di Pachino per la presenza di due solchi laterali (detti coste) che partono dal picciolo e danno origine a delle squadrature, e di una punta, un "pizzo", all'estremità. La buccia è spessa e resistente, la polpa soda e compatta, povera di succo, prosciugata dal sole che splende sui terreni aridi del vulcano. Si seminano in marzo-aprile e maturano tra luglio e agosto, ma l'antico procedimento di conservazione prevede che li si raccolga a grappoli interi all'inizio dell'estate per conservarli, appesi in locali con adeguata temperatura e umidità, fino all'inverno o addirittura alla primavera successiva. Così, per molti mesi, si possono condire i piatti di pesce, le pizze e le paste della tradizione campana con una "pummarola" straordinariamente saporita. Le bacche rosse hanno buccia spessa, polpa soda e compatta e un sapore dolce-acidulo. Sapore e profumo diventano più intensi con il passare del tempo: man mano che i pomodori asciugano e la concentrazione aumenta. Da sempre hanno costituito il veloce spuntino di mezza mattina dei contadini nei campi: un pomodoro "schiattato" sul pane, un filo d'olio, sale e basilico. In cucina si utilizzano per le cotture veloci: ad esempio per i vermicelli alle vongole o il pesce all'acquapazza. Eccellenti anche con la carne alla pizzaiola: fettine cotte in un semplice sughetto di pomodorini preparato all'istante, che poi, una volta estratta la carne, serve per condire i maccheroni.

L'area di produzione è quella dei Comuni vesuviani (provincia di Napoli).

Per quanto attiene la stagionalità, la raccolta del pomodorino raggiunge il suo massimo nei mesi di luglio e agosto, ma il pomodorino può essere conservato in grappoli oppure consumato in conserva successivamente.

L'unica azienda vesuviana a marchio Presidio Slow Food per la produzione dei "Piennoli" è l'azienda Biologica Casa Barone di Massa di Somma.

Il suo patron Giovanni Marino, definito come un "gentiluomo di campagna" per la sua infinita passione verso il territorio vesuviano, dopo aver affermato la qualità del Pomodorino Vesuviano a livello internazionale, ha intrapreso un altro importante progetto atto alla rivalutazione delle uve Catalanesca e Caprettone, tipiche del Vesuvio ed ormai divenute rarità.

Un importante realtà vesuviana che vale la visita, soprattutto nel periodo natalizio in cui il Pomodorino del Piennolo è divenuto un cult per regali gourmet e prodotto prezioso le strenne più importanti.

L'occasione mi è gradita per porgere ai lettori i più sinceri auguri di serene festività.

Alessandro Russo