In base al diritto romano, ai figli e alle figlie veniva dato il cognome della famiglia paterna. L'agnomen, il termine con il quale si definiva il nome di una persona, era formato da tre componenti: Caio, prenomen, il nome proprio; Giulio, il nome della gens, più ampia della famiglia; Cesare, cognomen. A questi si aggiungeva a volte un quarto termine, descrittivo della condizione sociale. Tutto ciò succedeva solo nelle famiglie patrizie. Nei ceti popolari, fino alla fine del '600, il cognome era invece sostituito da dizioni come "di Giuseppe", oppure da soprannomi o da aggettivi legati al mestiere svolto, o all'origine geografica. Anche in questi casi però era sempre il nome paterno a trasmettersi ai figli e alle figlie. Per permettere anche alle donne di trasmettere il proprio cognome, in Italia (dove la prevalenza del cognome paterno è affermata dal Codice Civile art.262) sono stati presentati vari disegni di legge. Attualmente chi lo desidera deve fare domanda al prefetto, che la inoltra al Ministro dell'Interno. Una donna non sposata, invece, può sempre dare il proprio cognome se riconosce il figlio prima del padre.
Perché il cognome è quello paterno?
di Redazione · settembre 2005
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