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Sai perché è… Eureka

Sai perché?

di Redazione · giugno 2013

Sai perché?

Quando si dice che una canzone è un plagio? Il plagio avviene quando un autore fa passare per propria un'opera (o una parte di opera) che invece è stata inventata da qualcun altro. In ambito musicale, però, non si è ancora riusciti a stabilire se per parlare di plagio siano sufficienti alcune battute uguali (quattro od otto, per esempio). In Italia questo limite quantitativo non è sostenuto da alcuna legge, ed è solo un principio ispiratore: la giurisprudenza ha infatti affermato che la parziale assonanza tra due composizioni musicali, casuale e limitata a poche battute, esclude che tra esse vi sia plagio, soprattutto quando si ispirano a tradizioni musicali diverse. In caso di denuncia per plagio, il giudice nomina un Consulente Tecnico d'Ufficio (Ctu). Se il Ctu riconosce il plagio, l'autore di quest'ultimo rischia il ritiro del pezzo dal mercato e sanzioni, o che gli introiti vengano devoluti all'autore originale. Alcuni casi dubbi: I giardini di marzo, del 1972, di Lucio Battisti, che ricorda Mister soul di Neil Young, del 1967. Toffee di Vasco Rossi, del 1985, e Vendo casa di Mogol-Battisti, del 1971, e ancora, Laura non c'è (1997) di Nek e Più ci penso di Gianni Bella, del 1974. Ci sono presunti plagi anche nella musica classica: nel Confutatismaledictis del Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart emergono analogie con la Sinfonia Venezia di Pasquale Anfossi, composta 16 anni prima.

Chi ha inventato l'orologio? L'uomo primitivo imparò a dividere il tempo in mesi osservando la Luna, che ogni 28 giorni torna nella stessa posizione. Sacerdoti e astronomi babilonesi incominciarono a dividere il giorno in 24 ore, attorno all'anno tremila avanti Cristo, ma i primi strumenti di misurazione del tempo furono inventati in Egitto circa 1500 anni dopo. Si trattava di orologi solari, le odierne meridiane, dove un'asta illuminata dal Sole proiettava l'ombra su un quadrante graduato. Poco meno di due secoli dopo, gli egiziani inventarono anche l'orologio ad acqua: un semplice vaso da cui il liquido sgocciolava attraverso un foro. L'ora veniva determinata in base alla quantità d'acqua rimasta nel vaso. I primi orologi meccanici furono invece inventati in Europa, verso il 1200 dopo Cristo. Ma a quei tempi, e per molti anni ancora, gli strumenti non erano precisi. Così si diffuse l'uso di rimetterli sull'ora esatta a mezzogiorno, cioè quando il Sole raggiunge il punto più alto sull'orizzonte.

Quando e dove nacquero le arti marziali? Cinquemila anni fa, in Mesopotamia. Lo testimoniano un bronzetto e un bassorilievo che raffigurano uomini in tipiche posture da combattimento. Dal Medio oriente le arti marziali arrivarono in seguito in India, portate dall'esercito di Alessandro Magno. Da qui si sarebbero diffuse prima in Cina e poi in tutto lo scacchiere orientale, dove si svilupparono e si articolarono in centinaia di discipline. Secondo la tradizione, infatti, fu 1500 anni fa, in un monastero nella provincia dello Henan cinese, dove il monaco buddista indiano Bodhidharma avrebbe insegnato i pricìpi di combattimento senza armi per permettere ai religiosi di difendersi dalle aggressioni dei banditi. Si racconta infatti che nei tempi d'oro un solo bonzo sapesse tenere testa a una torma di assalitori nell'attesa che i suoi compagni terminassero tranquillamente la loro meditazione. La tecnica di combattimento elaborata da Bodhidharma era, in pratica, il kung-fu, da cui deriva il karate, l'arte marziale oggi più diffusa nel mondo.